Aborym – Psychogrotesque (CD – Season Of Mist 2010e.v.)

1.Psychogrotesque I 01:56 
2.Psychogrotesque II 05:03 
3.Psychogrotesque III 04:05 
4.Psychogrotesque IV 04:36 
5.Psychogrotesque V 05:40 
6.Psychogrotesque VI 06:14 
7.Psychogrotesque VII 05:12 
8.Psychogrotesque VIII 02:30 
9.Psychogrotesque IX 02:48 
10.Psychogrotesque X 08:43 

Durata: 48:56

Testo Completo:
http://www.aborym.it/psychogrotesque_lyrics.pdf

Gli Aborym tornano finalmente dopo quel capolavoro che è stato “Generator”, con questo “Psychogrotesque” che sulla carta essendo un concept svolto in una suite si pone immediatamente su un livello artistico estremo e da seguire con attenzione.

Gli Aborym non sono mai stati il classico combo B.M., quindi inutile ascoltare le voci di corridoio che ci dicono essersi allontanati ulteriormente da quei lidi e dal suo mainstream di ragazzini pentacolati; lavori coma “Kali Yuga Bizarre”, “Fire Walking With Us”, “With No Human Intervention”,) e “Generator” si pongono da soli oltre tutto e tutti in quella landa suprema che è regno di pochi, dove vi risiede solamente l’Azione pioniera.

Comprenderete quindi immediatamente che la mia attesa ha infinite aspettative. 

Certo attendere, per poi ritrovarsi di fronte degli “scrausi” mp3 senza nessuna informazione, ne’ artwork è assolutamente limitante per trattare un album ambizioso come questo, in piu’ la divisione in tracce: 

Primo divide il concetto di suite e quindi non fa’ apprezzare l’evoluzione del pezzo, facendolo apparire piu’ un album classico diviso in singole canzoni. 

Secondo toglie proprio uno dei punti di forza del concetto di suite ovvero l’essere un opera unica in se stessa e quindi assorbita nel suo intero; cosi’ diviene un contesto piu’ ammorbidito, di facile presa, anche piu’ “commerciale” perche’ favorisce un utente ignorante, che si limita a scegliere la singola parte invece di calarsi all’interno dell’esperienza di Psychogrotesque (facendo un parallelo con un altro album storico quale “Crimson” degli Edge Of Sanity, quest’ultimo era la via da seguire).

OK, addentriamoci nelle sale musicate e andiamo a visionare come una “mosca” i mendri di questo lavoro, dove la follia è indicata immediatamente come elemento di fastidio, negativita’ e emarginazione sociale.

La produzione evidenzia immediatamente chitarre compatte e secche, ma al contempo robuste e passionali assistite da suoni di tastiera al confine con situazioni da club (l’altra passione musicale di Fabban Malfeitor), situazione che sicuramente si percepira in maniera manifesta sulla III, V e nella VIII parte (questo è un hit da party a tutti gli effetti) dove ci sono tutte le possibilita’ che divengano future hit in serate in cui donzelle “gotiche” e “ravesters” si prendano a braccetto per sudare le loro tossine dentro le loro maglie sintetiche; ma la molteplicita’ di questo lavora spazia anche passando per la surrealistica narrazione presa in prestito dal Conte di Lautremount nella IV parte, dove la musica e la voce cruda esprimono al meglio la visionarieta’ e l’attacco che la follia nella sua “perfidia” sfodera verso il “Creatore” e l'”uomo”.

Si passa da chitarre schizofreniche (le bordate a tutto regime non mancheranno comunque) a parti di indubbia atmosfera ( di cui la VII parte ne è degna rappresentante), passando per il solito prodigioso lavoro di batteria di Mister Faust, il tutto pero’ riuscendo ad amalgamare soluzioni e suoni freddi e cinici ad altri frenetici e sudaticci, rimandano indubbiamente a labirinti della psiche, a labirinti quindi umani; infatti a mio avviso questo è il lavoro piu’ umano fin qui realizzato dal questo “Satana”, nonostante l’influsso dell’elettronica sia forse il piu’ massiccio e carico, basti sentire la chiusura della X parte (ghost track) per sentirne l’importanza vitale in tutto questo contesto. 

Psychogrotesque varia come gli umori altalenanti di uno schizofrenico (senza pero’ raggiungere i vertici intrapresi con “With No Human Intervention”), quindi fieramente liberi, ma condizionati dalla sua stessa natura psichica/neurale chiudendo un ideale cerchio all’interno comunque di una logica musicale, ne sono lampante dimostrazione i molti sessions che si prodigano a rendere acido ed al contempo umano questo concept (non casualmente è da menzionare pure la citazione presa da “Human Abstract” di William Blake), che forse si riavvicina proprio per questo suo essere a un qualcosa che avvertii in “Kali Yuga Bizzarre”, nonostante il contesto sia assolutamente e totalmente differente.

La cosa affascinante comunque è l’idea che nasce: Questa feroce critica all’uomo, tramite la lente incrostata che è la “malattia”, si tramuta in una alienazione marcescente di una visione indubbia di cio che è “dio” nella sua gnostica “creazione”.

Se è vero che questo album si allontana da un certo movimento di ragazzini ultra “Grim and True” che gironzolano fieri con le loro ts dei Darkthrone, è anche vero che pero’ si avvicina moltissimo a certe donzelle rivestite di lucido lattice…
…e se nonostante questa critica, vi dicessi che acquistero’ sicuramente questo album e che a lungo tempo girera’ sul mio stereo, voi che direste?

Beh…, io vi risponderei che sono i misteri di una.. Psiche Grottesca, tornando a ronzare per sale senza tempo.

Akh

Guests musicians
Karyn Crisis – Vocals
Davide Tiso – Additional guitars and electronics
Richard K. Szabo – Additional electronics
Marc Urselli – Addictional music and beat production
Giulio Moschini – Guitar solo
Pete Michael Kolstad Vegem – Guitar solo
Emiliano Natali – Additional bass and falsettos
Narchost – Addictional industrial samples
Marcello Balena – Saxophone

Pubblicato da cryptofemotions

Pessimo metallaro di vecchia generazione; ho ordito pessimi gruppi con pessima musica (Occulta Struttura , in primis), ho seguitato nell'ombra a credere in una Scena Musicale e nella sua catacombale inflorescenza. Questo non significa che supporto ogni movimento, ma il supporto è la chiave della Cripta. Stay Pure! Stay Brutal!!! Akh

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