-Exordium Of The Apostate 05:09
-In Pursuit Of Albion 11:12
-Held In Reverence 10:55
-Genesis Reversion 10:53

Durata:38:03
Il genere “Religious”, è una piega particolare di questa scena, vi aderiscono anche gli inglesi Sanctus Nex, che esordiscono per ATMF; quattro brani variegati in cui si possono trovare varie soluzioni intriganti e ben arrangiate.
Si pone l’accento sicuramente sul lato piu’ introspettivo della proposta musicale per adeguarla a giusto punto alle tematiche ricercate ed introspettive, l’iniziale “Exordium Of The Apostate” ne’ è un lampante esempio, sia per l’atmosfera ipnotica, sia per il sapore morbosamente sacrale che ispira, in cui si sente indubbiamente la vena ricercata che questo sottogenere molto spesso evoca.
I restanti brani si attestano tutti al di sopra dei dieci minuti di durata, in cui ci saranno presentate sia parti piu’ serrate e aspre e altre piu’ lente e mesmerizzanti, come nel caso di ” In Pursuit Of Albion”, dove si nota una certa perizia negli arrangiamenti e nel loro percorso a seconda delle necessita’ gli strumenti pongono voci interessanti nella struttura delle canzoni.
Sicuramente piu’ battagliera nei ritmi la seguente “Held In Reverence”, che trova in alcune soluzioni nel centro del pezzo uno stato di alterazione quasi angosciata fino a placarsi in uno stacco arpeggiato che appare distaccato ed ascetico, un cui far rifluire la nuova natura della percezione vissuta, che prende tonalita’ assolutamente piu’ marcate e decise acquisendo nella matrice del riffing un incedere che mi ha molto colpito, prima di un riaffermarsi di sonorita piu canoniche ma comunque di ottima fattura.
“Genesis Reversion” parte con un gusto imperioso e vagamente epico, in cui si capisce che il bm della prima meta’ dei ’90 è stato ben metabolizzati dai nostri musicisti di Albione, particolarmente efficaci certe uscite della seconda chitarra, che tesse melodie suadenti e aspre agitando il pezzo seppur rallentandone l’impeto, veramente azzeccato il break che si contrappone alla sfuriata che ne seguira’; per poi ritornare al tema ritmico iniziale, che si protrarra’ fino alla chiusura, perdendo forse pero’ un po’ di piglio.
Siamo di fronte quindi ad un buon esordio e questi Santus Nex se riusciranno a personalizzare ulteriormente la loro proposta e rendere continua l’atmosfera che si trova nei punti salienti di “Aurelia”, potranno sicuramente dir la loro nel panorama del genere; un disco che riascoltero’ volentieri ancora, per la sua carica emotiva e a tratti per la sua cerebralita’.
Akh
