Kaiserreich – Sigma (cd Vacula Productions 2018e.v.)

01. Sigma 31.58

Durata 31.58

I Kaiserreich,per certi versi e sicuramente in maniera errata li ho percepiti fin dal loro esordio in un contesto musicale ed attitudinale molto vicino allo stile norvegese,per quanto a seconda dell’opera ne risultassero piu o meno influenzati e si avvicinassero anche ad altre forme di B.M. sempre comunque molto accostabili a forme diciamo “ortodosse” del verbo Black Metal. Il diciamo a mio personale modo di vedere e dovuto ad una sperimentazione che non risulta mai in maniera macroscopica,ma che avviene fin dalla produzione di “Ravencrowned” e che a mio avviso regala substrati ad un discorso che solo apparentemente è pura Fiamma Nera.


Vi è un anima inquieta nei Kaiserreich,che tende a far si che debbano osare pur dentro i confini che gli sono propri ed autodefiniti. Per questo nasce “Sigma”.
Una suite di poco meno di 32 minuti,dove non esistono riempitivi o forme di ripetizione allungate senza una fine;ma un vero e proprio maelstrom sonoro che inquadra perfettamente le tensioni sonore che fermentano nelle loro menti.
Il fatto che si parli di una suite,non deve proprio farci mal interpretare la band;il suono rimane crudo,ostico,fedele totalmente al piu vero spirito B.M.quindi niente ruffianismi,ne sinth ammiccanti.Solo nuda creatività.

Fin dall’apertura iniziale si comprende come il senso melodico sia semplice e complesso semplice nella struttura complesso nel modo in cui certo rock anni 60/70 si sentiva libero di spaziare a propria necessità e per le proprie esigenze. Cosi matura quest’album precisamente in bilico fra queste coordinate.un pò come se i Green Carnation si fondessero con Ildjarn e ne uscisse fuori un bel idillio.

La struttura sviluppa i vari temi musicali,passando da parti in blast beat ad intrecci distorti dalla forte policromia armonica e a narrazioni musicali in cui bisogna aver un buon orecchio,per riuscire a captare fedelmente il grande sforzo prodotto; ed in effetti alcuni momenti sono talmente densi dal risultare vicini alla scala cromatica a tutto vantaggio della carica espressiva del pezzo. 


Certo il marchio di fabbrica del Kaiser è sempre percepibile le sfuriate non passano in secondo piano e come detto pure il forte gusto melodico in cui si arriva in alcuni tratti a sfiorare veramente partiture Rock,ma non solo, si torna anche ad esplorare soluzioni tanto care ai Katatonia,quindi intese che strizzano l’occhio ad atmosfere plumbee e melanconiche,senza mai perdere minimamente le redini del discorso;precisamente come uno scrittore inizia una traccia per poi svilupparla in una profonda trama senza mai perderne il filo,portandoci a gustarne pienamente le angolazioni,le epicità e le declinazioni.
Ma in musica, specialmente oggigiorno, tutto ciò si traduce in un esperimento sonoro dal gusto estremo, e siccome supporto da sempre la musica estrema che osa esserlo nella sua essenza,affermo che questa opera ha coraggio,è sfrontata,è volutamente irriverente per necessità,e se ne frega dei clichè che dobbiamo sopportare per “sopravvivere” in santa pace fra buoni praticanti di musica estrema.

Sigma è un lavoro ricco,ispido,articolato,fiero,volitivo e libero…

Sigma è un mare in tempesta.

Akh

Wongraven – Fjelltronen (Moonfog Productions – 1995e.v.)

1. Det Var En Gang Et Menneske 16:33 
2. Over ødemark 03:12 
3. Opp Under Fjellet Toner En Sang 01:24 
4. Tiden Er En Stenlagt Grav 08:07 
5. Fra Fjelltronen 03:21 
Durata:32:37 

Siamo alla meta’ degli anni ’90, la Norvegia è divenuta la nuova terra promessa dell’estremismo B.M. e cosa meglio di trenta minuti di Dark Ambient folkloristico per dar vita ad un gioiello che ci faccia rivivere la forza, l’orgoglio, la natura indomabile del paese dei fiordi?

La risposta sta in un unica parola: Wongraven.

Satyr (coadiuvato da Ihsahn e Hans K.K. Sørensen) tira fuori da cilindro cinque episodi che definire solenni, cupi, epici, marziali e esponenzialmente vibranti è riduttivo, tira fuori un Capolavoro!!!

Vocals di sottofondo ispessiscono aurore sonore superbe e timpani di guerra narrano di marce montane su per ghiacciai e ripide discese a valle, dove riverberano fulgidi lampi di luci solari contrapposti a fitte e lunghe notti invernali dove lo sferzare del gelo è parte stesso del territorio.
Chitarre acustiche delicate si fondono alle chitarre synth e linee di basso toccanti arrivano ad emozionarci in posti profondi dell’anima, rivelando l’indole selvaggia della scandinavia.

Le piccole perle di Ihsanh al pianoforte passano quasi in secondo piano rispetto al contesto generale ed alla forza espressiva dell’atmosfera intrinsecamente medievale che permea tutto il disco, ogni brano è un opera magnifica che impersona lo spirito della madre patria.

Un album che si staglia al di sopra degli stessi artisti che lo hanno reso vivo e che fin da subito ne contraddistingue il simbolo di pietra miliare,del semplice capolavoro; esemplare in tal senso la copertina che già pone in se vibrazioni autentiche.

Inchiniamoci di fronte alla grandezza della terra di Norvegia, inchiniamoci di fronte a questo Wongraven.

Akh

Occulta Struttura – Appendice C – Bombarding Roma Caput Mundi (cdr/dvd Live Autoprodotto)

– Intro – Bombarding Roma Caput Mundi
– Redecodification Of Hate
– Act.I – Rebellion 666
– Act.III – God’s Termination (The Extinction)
– Og Tid (About Chaos)
– My Martyr
– The Fall (The Conception)

Final Outro:KZ from Vol.IV

Durata:38:16

“Appendice C ha quel tocco di caustico cinismo che per questo lavoro è fondamentale!!!

Ha delle caratteristiche inedite per quasi tutti; i pezzi con le tastiere, due brani misconosciuti come “My Martyr” dal Vol.II e “The Fall (The Conception)” dal Vol.V Pt.II, il fatto indiscutibile di essere un trio atipico per i live e soprattutto strumentali; ancor di più la nostra dimensione live dove tiriamo come dannati tutti i brani.

In ultimo la nostra propensione ad odiare in sede dal vivo ogni persona; infatti l’ordine preciso era quello di non aver la minima comunicazione con nessuno del pubblico, ma eseguire esplicitamente un attacco sonico frontale senza mezze misure. 

Quindi non è tanto un operazione nostalgica, ma a tutti gli effetti un blitzkrieg in piena scuola O.S.

Non a caso abbiamo portato The Fall (The Conception) 15 minuti di furioso Black Metal Dark Noise Ambient in chiave strumentale. Un assalto puro a chiunque sia allietato da strutture stereotipate o riff e suoni dotati di finta cattiveria; ma che in fondo devono piacere come un qualsiasi pezzo pop. 

Per questo il Bombardamento doveva uscire!!!”

Akh

Nocturnus AD – Paradox (cd 2019e.v. Profound Lore Records)

1. Seizing The Throne 05:53 
2. The Bandar Sign 05:50 
3. Paleolithic 05:02 
4. Procession Of The Equinoxes 04:35 
5. The Antechamber 06:26 
6. The Return Of The Lost Key 07:46 
7. Apotheosis 06:17 
8. Aeon Of The Ancient Ones 05:38 
9. Number 9 04:42 (strumentale)

Durata:52:09 

I Nocturnus AD sono a mio avviso la vera incarnazione dei leggendari Nocturnus di “The Key”,sia perché Mike Browning (inutile menzionare l’importanza che abbia avuto all’interno del movimento Death Metal, Morbid Angel in primis) vi risiede in pianta stabile, sia perché sono coloro che musicalmente hanno ripreso i moods del gruppo originale, a prescindere dalle questioni legate fra Browning e Davis.

Se poi devo parlare a titolo personale, ammetto con orgoglio che i Nocturnus sono stati fondamentali per certe scelte stilistiche; è grazie a loro che scelsi di utilizzare in pianta stabile le tastiere nei miei progetti musicali. Si perché da buon “thrasher/deathster” degli anni ’80 l’utilizzo di tastiere all’interno del metal estremo era da considerarsi roba da “finocchietti”. Insomma il rispetto verso questo strumento nei circoli estremi era pari a 0, salvo qualche eccezione per qualche apparizione nelle introduzioni o come rafforzativi di certi passaggi chitarristici. Quindi proprio i Nocturnus, riuscirono a stravolgere quelle regole non scritte, donando integrità morale alle keyboards, facendo vedere al mondo metallico più intransigente, il potenziale enorme che potevano avere e come potessero suonare estreme anch’esse.

Torniamo però ai nostri giorni, aspettavo questo album già da un po’ e i suoi anticipi e di per se anche la copertina, mi indicavano la volontà di ricollegarsi direttamente allo storico “The Key”, lavoro che ha avuto il coraggio di innovare, inventare, esplorare ed essere estremamente ortodosso ed avantgarde aprendo scenari incredibili per il Death Metal. Ed è proprio da quelle sonorità che “Seizing The Throne” riparte. 

Tutti i criteri del loro esordio vengono ripresi, riff acidi e di stampo tipicamente Nocturnus (a volte si odono pure reminiscenze Morbid Angel epoca “Altar Of Madness”) si spalmano su un tessuto articolato e ricco di cambi di tempo, dove l’epoca d’oro della produzione Earache si materializza come se non si fosse mai interrotta. 

Questo brano è il sunto assoluto delle caratteristiche della band, riff Death Metal asciutti, duri, dannatamente efficaci nella loro ortodossia classica (ma detto sinceramente al giorno d’oggi di questi riff se ne sente sempre meno, purtroppo) e cercando di riprodurre pure certi solos (che hanno contraddistinto inevitabilmente la loro storia di Davis) schizofrenici e caotici, ne risulta una pezzo eloquente e che non tradisce le aspettative; anche la produzione ricalca un’epoca differente, l’unica vera evoluzione la troverei nel utilizzo di frequenze piu basse, donando maggiormente corpo nei passaggi più corposi in chiave classicamente Death Metal.

Si prosegue con una “The Bandar Sign” che continua a strizzare l’occhio al esordio (il confronto con “Neolithic” mi sembra più che evidente), dove Mike martella vocalmente l’ascoltatore con quello che è divenuto un suo vero trademark; lo stesso possiamo affermarlo del suo modo di suonare lo strumento, una visione molto picchiata e squadrata di utilizzare la batteria (compresa una produzione acustica con toni quasi da “fustino” molto old stile), ma inserito su contesti che a volte apprezzano cambi e sincopi, break e ripartenze, sembra veramente che si sia ritornati indietro nel tempo, oppure che il tempo si sia realmente fermato per loro. 

Continuando ad ascoltare “Paleolithic” mi vien proprio da chiedermi se siamo tornati nel ’91 del vecchio millennio o continuiamo ad viaggiare nel ’19, magari nel loro vagabondare Sci – Fi hanno trovato la macchina del tempo e la adoperano a nostra insaputa? 

Ma i brani rimangono clamorosamente efficaci e colpiscono al basso ventre, non ci sono sbavature, tutto gira meravigliosamente, i chorus di tastiera seguono il riffing del duo Heftel/ Koblak (già con gli After Death precedente incarnazione del gruppo) in modo esemplare, senza prendersi eccessive ribalte (eccetto alcune introduzioni) ma donando quel aura mistica e futuristica per cui la band di Tampa è da sempre culto.

Ma una domanda mi sorge lecita: può sembrare anacronistico oggi “Paradox”?

La risposta dopo molti attenti ascolti ascolti, viene in maniera semplice: No. 

Il perché è altrettanto semplice; i Nocturnus AD suonano esattamente come sanno suonare ed il loro modo di suonare è semplicemente UNICO! 
Nessuno mai ha raggiunto questi lidi, ci hanno provato in molti (gli stessi Nocturnus di Davis era “Ethereal Tomb” realizzarono un più che discreto album che apprezzai), ma nessun disco è tornato a suonare come “The Key”.

I nostri quindi suonano se stessi e lo fanno incredibilmente, senza cali o riempitivi come attestano “Procession Of The Equinoxes”, “The Antechamber” e “The Return Of The Lost Key” dove il gusto fantascientifico si sposa alla tradizione orrorifica e misteriosa, costante pressochè imprescindibile della visione allucinatamente futuristica della band. Non è un caso che un alone imperversi pesantemente su tutte le composizioni di questo cd; aliti nefandi si mescolano e droidi maligni e a uomini macchina, ombre diaboliche si percepiscono dietro labirinti di metallo e la follia regna su una dimensione criptica e asettica, dove le tastiere ed i lead di chitarra ogni tanto ne echeggiano la lucida insanità.

In chiusura di album troviamo per alcuni dettagli i due brani più “melodici” tanto che in “Aeon Of The Ancient Ones” il gusto che aleggia prepotentemente mi ha riportato alla mente i Tiamat di “The Astral Sleep” ,ma è solo un frangente per poi ributtarsi a capo fitto in ambientazioni aspre, devastanti, schizofreniche.

“Number 9” invece si percepisce fin dalle prime note, essere il tocco finale. Perché al imponente giro di tastiera, si aggiungono via via gli altri strumenti, che a seconda dell’ispirazione realizzano fughe, controfughe, armonizzazioni e assoli, il tutto sempre tenendo in piedi la grandezza di questo trionfante orrore senza nome.

A mio modesto punto di vista, sta proprio in questa ottica il vero punto vincente di questo comeback, ovvero; dopo il più che giustificato confronto, sia qualitativo, che temporale, mi ritrovo ad ascoltare questo nuovo parto di casa Nocturnus (AD) e mi viene da dire: certo che quel arrangiamento è proprio efficace, quella chiusura notevole, le scale di quegli assoli intriganti, o quei passaggi assurdi di tastiera e i suoi lead hanno una valida presenza, ma soprattutto, come mi è capitato in più frangenti di affermare che “The Antechamber” è proprio valida, o ”Seizing The Throne” è proprio un brano morboso, ma il discorso si amplia spesso ad ogni pezzo preso in causa, ogni brano ha qualcosa da dire e lo afferma con un linguaggio che non sempre riusciamo a captare immediatamente, perché nonostante lo si “comprenda” di base, nei suoi substrati rimane perennemente uno spirito alieno. 

Quindi è l’anima di questo Full Leight che dopo una prima fase di studio esce fuori strisciando… 

Entra insinuandosi per le orecchie, annidandosi infidamente dentro il nostro cervello ed infettarne le sinapsi; fino alla nostra caduta; alla nostra resa, facendoci divenire succubi esaltati delle sue orchestrazioni e del Mostro che ha atteso… 

Unicamente attraverso tutto questo spazio e questo tempo. 

Akh

Winterblood – Incantazione (Witchcraft Record 2009e.v.)

– Incantazione 20.02
– Catena Invisibile 20.23

Durata:40.25

Torna Winterblood di Stefano Senesi con questo cd uscito presso la Witchcraf Rec.
Per chi segue questo progetto, potra’ immediatamente rilevare un approccio musicale lievemente differente, diversita’ che gia’ si era intravista con il precedente Fohn.
Una produzione piu’ curata e dall’aria meno sintetica, indica la ricerca di una maggior profondità; una profondita che a sua volta si staglia percettibilmente verso l’alto che richiama a se forze Tradizionali, solamente degli ignoranti, non sentirebbero il collegamento fra la frase riportata del blooket e la musica espressa
“Il ponte che mi unisce al cielo
è il raggio invisibile
Che illumina questa valle…”.

Le ambientazioni musicali rimangono assolutamente dilatate, distese, come tappeti soffici che ristorano lo Spirito, non a caso il termine “Incantazione” è stato utilizzato per questo “nuovo” corso, che ha potere ammaliante e magico nel senso piu’ aperto del termine, che come un simbolo attende di essere captato dall’Uomo.
Anche “Catena Invisibile”, rimane legata al medesimo filone, ed anche in questo frangente, il libretto soccorre l’ascoltatore piu’ disattento indicandogli la strada e la direzione per assorbire e godere delle emanazioni solari, ma ennesimamente se la propensione all’ascolto è coadiuvata da un animo incline e volitivo, il brano percorre i suoi venti minuti, maestosamente, inframezzato da timpani che suonano marziali e giudici imparziali delle scelte intraprese, come se potessimo avvertire tutto il peso che la Piuma d’Oca avra’ per il nostro cuore.

Un album semplice e complesso allo stesso tempo, mai come in questo caso ascoltatore e il suo Spirito saranno non i giudici, ma termini per comprendere…

Akh

Possessed – Revelations Of Oblivion

Possessed – Revelations Of Oblivion (cd Nuclear Blast 2019e.v.)

1. Chant Of Oblivion 01:53 
2. No More Room In Hell 04:32 
3. Dominion 04:25 
4. Damned 05:00 
5. Demon 05:16 
6. Abandoned 05:20 
7. Shadowcult 04:43 
8. Omen 06:41 
9. Ritual 04:47 
10. The Word 05:09 
11. Graven 04:19 
12. Temple Of Samael 01:49

Durata: 53:54

I Possessed sono fautori del termine “Death Metal”, che siano stati influenzati dagli altri celeberrimi alfieri Venom e della più che storica “Black Metal” o meno, sono di fatto coloro che col loro Demo e brano omonimo hanno regalato al mondo metallico questo termine e la filiazione di band con i peggiori propositi musicali che fin dalla prima parte degli ’80 ci potesse essere in giro.

Correva l’anno 1985e.v. esattamente quando i 4 cavalieri della morte partorirono quello spaccato d’Inferno che era “Seven Churches” il mondo ne rimase folgorato; dopo un paio d’anni io pure.

Adesso a distanza di quasi 34 anni da quella uscita tornano belligeranti con il terzo Full-length “Revelations Of Oblivion” i nuovi Possessed, di quella formazione il solo Jeff Becerra alla voce è rimasto al timone della band; quindi sono proprio curioso di poter ascoltare questo nuovo materiale.
La copertina ritrae la facciata di una cattedrale, ma nelle sue geometrie mi riporta alla mente la sagoma di “Beyond The Gates”, quindi anche in questo caso si percepisce fin da subito la voglia di non distaccarsi dalla loro natura dei Possessed. Si parte con cd vero e proprio.

Il brano di apertura è una sorta di introduzione, oscura, tetra, atmosferica, che fiora i lidi della colonna sonora Horror quando appaiono le sezioni di archi, ma non intimoritevi con l’inizio di “No More Room In Hell” una colata metallica vi inonderà i timpani. Il riffing è tirato, duro e sembra non conoscere la distanza del tempo, l’unica cosa che ce ne fa rendere conto è la produzione nitida e potente, anche se i suoni scelti ovviamente si riaffacciano direttamente agli ’80 (basti ascoltare la prima rullata sui tom per comprendere l’effetto “barattolo” vintage che è stato ricercato), altro elemento diversificativo, è la perizia musicale, tutto gira perfettamente oliato, preciso, senza sbavature, in piena regola oseremo dire; quindi la voce di Jeff che non ha perduto la minima qualità dinamitarda, sempre al vetriolo e pronta a rigettarci addosso blasfemie e visioni infernali, su tessuti chitarristici frenetici, taglienti e ricchi di assoli al cardiopalma, da lasciare senza fiato, in tutto e per tutto il tipico Possessed sound.

Questo tipo di “rientri”, comunque difficilmente potranno accontentare tutti, è un dato di fatto. C’è chi pretenderà aggiornamenti, chi cercherà maggior attaccamento alle radici, chi proclamerà ortodossia, chi richiederà maggior spirito innovativo… insomma sicuramente qualcuno scontento di qualcosa ci sarà sempre; io ad esempio avrei preferito una batteria maggiormente caotica, ma ripeto difficilmente le tessere del puzzle potevano accontentare in toto.

Le canzoni sciorinano dunque riff dal alto rendimento adrenalinico, come nella seguente “Dominion”, dove prende campo una voce maggiormente “cantata” che si avvicina piuttosto a soluzioni Thrash (Becerra in certi versi mi ha riportato alla mente “Zetro” Souza deli Exodus, ma senza perdere la sua timbrica cavernosa; a volte più avanti ci saranno inflessioni vicine al modus operandi di Attila) per poi ritornare inconfondibilmente a metriche originarie; metriche che anche musicalmente si riaffacciano al genere “picchiato” anche in “Damned” e “Demon” dove tempi da headbanging prendono il sopravvento, sul bpm sostenuto fino ad adesso, per chiudere poi in un crescendo dove la battaglia a suon di assoli prende corpo.

Quindi le mitragliate di “Abandoned” ci stanno a pennello,come succede in “Graven” (da cui è estratto il primo video ufficiale, posto sotto) riversandoci addosso intere “Legioni di Satana”, la doppia cassa lavora decisamente bene in fase di arrangiamento e tiene la prima linea della trincea in maniera consistente, dove la coppia formata da Gonzalez/Creamer sfornano note grondanti malevolenza, e scale indemoniate; cosa che si riconferma anche in “Omen” dove l’aggiunta di tastiere sull’introduzione di chitarra servono a rendere maggiormente antemico il pezzo.

Ogni song si riesce fare ascoltare “piacevolmente”, ogni pezzo riesce ad avere qualche caratteristica propria pur rimanendo integrato al disco nel suo insieme, i Possessed quindi riescono nel difficile compito di non risultare troppo “Thrash” o spingere oltre i limiti il loro suono dove il Death Metal grezzo degli esordi era una marchio di fabbrica che altrimenti potrebbe venir perduto, sempre in bilico come un acrobata sicuro, fra bridge pesanti e sfuriate terremotanti come succede nell’ottima “Ritual” dove i Possessed sfiorano a tratti retaggi Black (cosa che avviene pure in “The Word” ma appena di sfuggita), probabilmente la mia preferita assieme all’opener e alla conclusiva e acustica “Temple Of Samael”.

“The Word” è un altro brano spacca vertebre, dove Becerra e soci, inseriscono a mio avviso tutte le caratteristiche fin qui intessute in questo “Revelations Of Oblivion“, quindi la summa probabile di questo nuovo corso, che può inventarsi qualcosa di personale, ma avvicinandosi al giorno d’oggi.

Questo ritorno quindi infiammerà i cuori marci e neri di quelle truppe storiche e non, che viaggiano coi vessilli del “Posseduto”, perché è un rientro robusto e vigoroso, ma soprattutto…

orgogliosamente Metal al 100%.

Akh

Emperor – In The Nightside Eclipse (CD Candlelight 1994e.v.)

Emperor – In The Nightside Eclipse  (CD  Candlelight   1994e.v.)

1.            Intro      00:52      

2.            Into The Infinity Of Thoughts    08:14      

3.            The Burning Shadows Of Silence             05:36      

4.            Cosmic Keys To My Creations & Times  06:06      

5.            Beyond The Great Vast Forest  06:01      

6.            Towards The Pantheon                05:57      

7.            The Majesty Of The Nightsky    04:54      

8.            I Am The Black Wizards   06:01    

9.            Inno A Satana   04:48    

Durata:48:29

Del grande fermento che si è mosso in Norvegia (dalla quale il solo Ihsahn riesce a starne fuori visto la fuga in Svezia di Mortiis e gli arresti di Samoth e Faust per i roghi e le profanazioni varie,oltre al commesso omonicio da parte del batterista di un omosessuale che lo avrebbe importunato), si può tranquillamente dire che gli Emperor siano gli ultimi ad esordire sulla lunga distanza, nonostante sia stato dato alle stampe un piu che discreto Ep omonimo poi ripubblicato in versione Split CD con i conterranei Enslaved.       

Già la copertina riesce a rendere l’attesa dell’ascolto molto intensa, ricreando fin dal primo sguardo sensazioni come oscurità, epicità e malignità, il tutto rafforzato da un monocromatismo veramente seducente (a mio avviso già per la copertina dell’album, ne vale l’acquisto) in cui Necrolord (alias Kristian Wåhlin dei mai dimenticati Grotesque e Liers in Wait) si è veramente superato.

L’introduzione è superlativa e spalanca i cancelli ai demoni norvegesi, che da qui fino alla fine del disco continueranno a sorprenderci con pezzi sulfurei, dannati, notturni, personali, ma soprattutto Maestosi con la Maiuscola.

L’opener “Into The Infinity Of Thoughts” è eloquente: questo “In The Nightside Eclipse” spazza via ogni similitudine con il genere o con altre band in questione.  Gli Emperor prendono i loro precedenti capitoli e li amplificano, li maturano, li esaltano fino a raggiungere l’estasi musicale.

 Cala la notte, cala l’Oscurità, cala un gelo terribile, ampliato da tastiere supreme che lasciano senza fiato, su cui danzano senza pietà chitarre affilate, tenebrose, maligne e malevole, su cui si inserisce crudele la voce tagliente di Ihnsahn ad onorare il “Lord Of The Beast”, citazione ripresa dalla sorprendente (per il suo inserimento in cantato pulito) “Inno A Satana” .

Ogni pezzo, ogni frazione, ogni nota di questo “In The Nightside Eclipse” è fulminate, innovativa, sorprendente, estatica; riflessi di candele bruciate in catacombe norvegesi si incanalano nel suono imperioso che esce dalle casse dello stereo, e non posso che venirne ammaliato con estrema facilità; come succede ennesimamente con “Cosmic Keys To My Creations & Times”.

Il cosmo si apre alla volonta di Samoth e soci, e ne escono scintille di pura bellezza nera, “Beyond The Great Vast Forest”, “Towards The Pantheon”, “The Majesty Of The Nightsky”, sono momenti di trascendenza, sono incantesimi, sono il canto delle sirene di Ulisse, sono il richiamo assoluto al verbo sacro, sono spaccati meravigliosi del lato notturno della vita e della morte.

Un menzione in particolare la consegnerei alla nuova versione di “I Am The Black Wizards”, perché il suo solo riffing è un trionfo, una vittoria senza precedenti, uno “charme” assoluto, un pezzo che fin da adesso si attesta a divenire insuperabile per tutti gli altri; il pathos, la magia, l’esaltazione che emana questo pezzo lo rende immediatamente alla storia:

Si perché qui gli Emperor hanno scritto la Storia, dopo questo album niente sarà più uguale a prima: sono stati distrutti limiti, sono nati nuovi orizzonti, nuovi spazi da esplorare, vie nuove da percorrere, nuove creatività da generare…

La meraviglia (che mi ha letteralmente scosso) è talmente profonda, è talmente un onore aver avuto la possibilità di questo ascolto, che difficilmente questo disco non diventerà uno dei miei punti di riferimento per i prossimi anni a seguire; perché qui si sorpassa il concetto di Capolavoro, diviene letteralmente e materialmente una pietra miliare su cui Tutti d’ora in avanti dovranno vanamente confrontarsi.

Da ora in poi… sempre… quando volgerò il mio sguardo al cielo notturno durante il plenilunio, “In The Nightside Eclipse” sarà presente in tutta la sua imponente maestosità.

Hail Norway

Hail “In The Nightside Eclipse”

Hail Emperor!

Akh

Handful Of Hate – Adversus (CD – Code666 – 2019e.v.)

1. An Eagle Upon My Shield (Veteris Vestigia Flammae)   06:14    

2. Before Me (The Womb Of Spite)            04:22    

3.  Carved In Disharmony (Void And Essence)         04:41    

4.  Severed And Reversed (Feudal Attitude)           03:45    

5.  Down Lower (Men And Ruins)  03:43    

6. Celebrate Consume… Burn!      03:28    

7. Toward The Fallen Ones (Psalms To Discontinuity)         03:12    

8.  Thorns To Redemption (Gemendo Germinat)  04:37    

9.   Idols To Hung    03:41    

10. Icons With Devoured Faces        05:21    

Durata: 43:04    

Tornano alla ribalta dopo 6 anni i toscani Handful Of Hate e lo fanno alla loro maniera con un lavoro di Black Metal di stampo scandinavo per la maggior parte,ma inserendovi anche quelli che sono divenuti  tratti distintivi della band.

Rispetto agli esordi la loro proposta si è sicuramente asciugata,perdendo quei tratti acustici,ma inserendovi un concetto “carnale” fatto di riff violentissimi a tratti morbosi e melodie tirate e aspre creando alla loro maniera una sorta di marchio di fabbrica caratteristico della band.

Nonostante questo il brano di apertura sembra volerci sconfessare aprendo le danze con un mid time ad alto sentimento epico (una marcia cadenzata ci inserisce nel “nuovo” mood degli Handful Of Hate)come si evince pure dal titolo “An Eagle Upon My Shield (Veteris Vestigia Flammae)”,ma la tensione caratteristica del gruppo non viene mai a mancare pur avendo in sé la miglior scuola svedese. Devo ammettere che questo “Adversus” si pone immediatamente bene centrando il bersaglio fin da subito,cosa che invece nel tempo non ho potuto sempre dire di certi “maestri” come Setherial, Naglfar, Nastrond… e via dicendo.

I giri si alzano già con la successiva “Before Me (The Womb Of Spite)”,la batteria suona veramente piena e coinvolgente, come la voce attinge anche da tonalità più basse per compensare le laceranti frequenze medie impostate alle chitarre; ma già dissi a suo tempo che finalmente Nicola è riuscito a trovare la quadratura del cerchio alla sua timbrica vocale, performandola ulteriormente; donandogli spessore ed ulteriore incisività offrendoci anche una più che discreta interpretazione.

Devo ammettere che nonostante i brani siano tutti “tradizionalmente” brevi, riescono ad inserire parti nella struttura interessanti e dal gusto più eterogeneo come in chiusura di “Carved In Disharmony (Void And Essence)” che risulta efficace e regala ulteriori possibilità da sviluppare per il prossimo futuro, come a mio avviso si riscontra nella fiera “Down Lower (Men And Ruins)”,veramente suggestiva e carica di pathos.

Non mancano certamente come detto assalti all’arma bianca degni dei migliori Marduk epoca “Panzer Divion Marduk”, gli Handful Of Hate non accettano rese e “Severed And Reversed (Feudal Attitude)” e “Celebrate Consume… Burn!” sono artiglierie pesanti da riversare senza remore verso gli ascoltatori che non vengono certamente disattesi.

Molto significativi, gli arrangiamenti sia in ambito ritmico che solista, che impreziosiscono i vari brani rendendoli caratteristici senza rubare la scena alla monoliticità nel suo insieme; perché esser dirompenti e devastanti sono carte da giocare a cui i toscani non si sottraggono mai (anzi ne evidenziano e sottolineano l’attitudine in sede live, come chi ha avuto la fortuna di incrociarsi con loro dal vivo potrà facilmente confermare).

In chiusura di album tornano a farsi maggiormente protagonisti quei tempi medi ”Idols To Hung” e “Icons With Devoured Faces”, che caricano e fanno si che la testa parta in headbanging  ed unisca sotto al palco;ma devo sottolineare come il tutto risulti coeso e finalizzato verso un incedere indomito ed indomabile, filo d’unione in tutta la sua maestosità con l’incedere marziale posto ad inizio di album.

Devo ammettere di trovare gli H.O.H. in gran forma ed il tempo non ha minimamente scalfito ne il loro talento, ne tanto meno lo spirito, riuscendo a venir fuori con caratteristiche epiche che sanno di nuovo nella loro ortodosia di band.

Un album questo “Adversus” che cresce ascolto dopo ascolto, la cosa particolare è che un album dall’aspetto cosi immediato non ti accorgi di quanto sia ben costruito fino a che non incomincia ad entrarti nella pelle, perchè certi riff o arrangiamenti non sono solamente belli o convolgenti… sono proprio clamorosi.

Ad ogni modo se la scuola svedese ogni tanto si perde e o non riesce a mantenere le premesse, affidatevi a Nicola Bianchi ed agli Handful Of Hate sapranno scatenare la “bestia” che è in voi.

Akh

Crypt Of Emotions – Fanzine digitale di Musica Metal e … generi limitrofi

La Cripta…

Dopo aver fondato Aristocrazia Webzine, assieme ad altri patiti di musica estrema,averne condiviso lo spirito e la volontà di promuovere la musica con passione, mi sono ritrovato a dover combattere contro le mode, le invidie e peggio di tutto il mainstream.

Per questo ho lasciato che quella “barca” affogasse, che prendesse una deriva a cui volevo star ben lontano, facendo cancellare totalmente tutte le mie recensioni.

Nel corso degli anni ho riscoperto che ho sempre lo stesso spirito battagliero di qualche anno fà e che potevo percorrere questa nuova strada,sempre con l’intenzione di star accanto alla musica fin dove mi possa sostenere il mio scarso talento di recensore,ma del tutto orgoglioso di una fiamma che univocabilmente arde da piu di 35 anni; una fiamma che arde nel sottosuolo piu impervio e oscuro,una fiamma che brucia al interno di una Cripta.

Stay Pure! Stay Brutal!!!

Akh

Crypt Of Emotions

…è una pagina che vuol ricreare l’antica anima di una fanzine; creata per il supporto della scena musicale Metal e generi affini.

L’obiettivo è quello di valutare con cura, entusiasmo ed onestà ogni album preso in visione, che sia “storico” o un demo di una giovane band.

Perchè è nella passione verso la musica la spinta che ha generato la “Cripta”, nel cercare di condividere quella fiamma, nel voler aiutare gruppi e fanatici di questo genere a trovare musica che possa alimentare quella fame insaziabile di emozioni che possono accomunarci.

Quindi se cercate lustrini, ribalte accondiscendenti o peggio una forma senza sostanza, Crypt Of Emotions non è la pagina adatta alle vostre esigenze.

Se altrimenti,il Metal è una voce che vi brucia dentro, se non potete starne senza e questa inclinazione è più che un semplice piacere intrattenitivo o ludico; allora la Cripta potrebbe fare al vostro caso.

Stay Pure! Stay Brutal!!!

Per Info e o recensioni: Akh666@libero.it o @CryptofEmotions

  • Alcune delle recensioni presentate fino ad oggi…

Recensioni:

– 44-86292 – M.A.H. Corporation (Cdr 2009e.v  Etichetta: D.N.A.Record)

– Aborym – Psychogrotesque (CD – Season Of Mist 2010e.v.)

-Absentia Lunae – Historia Nobis Assentietvr – (cd ATMF 2009e.v.)

– All Traps on Earth – A Drop of Light (cd AMS Records 2018e.v.)*Gm Willo

– Amenthet – Ich Der Gott- (2006e.v demo cdr – autoprodotto)

– At The Gates – With The Pantheons Blind (Digital ep Century Media Records 2019e.v.)

– Auramoth – Hadha’ Yab Amon Quasabi Vampyre )Demo Autoprodotto 1994e.v.)

– Beherit – Engram – (cd 2009e.v. Spinefarm)

– Behexen – From The Devil’s Chalice – (cd 2009e.v – Woodcut Records)

– Bloodline – Hate Procession (W.T.C. Blut & Eisen 2009e.v.)

– Darkspace -I (Demo 2002e.v. Autoprodotto)

– Darkthrone – Panzerfaust – (cd Moonfog Productions 1995e.v.)

– Diabolicum – The Grandeur of Hell (Soli Satanae Gloriam)   – (Cd Napalm Record 1999e.v.)

– Emperor – In The Nightside Eclipse (CD Candlelight 1994e.v.)

– Enfeus Lodge – Enfeus Lodge (Obscure Abhorrence Prod. 2008e.v.)

– Fad’z Klaus – FZK ( Demo Cassetta – Autoprodotto – 1993e.v.)

– Forndom – Flykt (mcd 2015e.v. Nordvis Produktions)

– Funeral Mist – Maranatha (cd 2009e.v. Norma Evangelium Diaboli )

– Handful of Hate – You Will Bleed (cd Cruz Del Sur – 2009e.v.)

– Handful Of Hate – Adversus  (CD – Code666 – 2019e.v.)

– Hesperus Dimension – The Cyclothymic Panopticon  (Mcd – Serpené Héli Music – 2008e.v.)

– Korgonthurus – Marras (cd Obscure Abhorrence 2009e.v.)

– Immortal – All Shall Fall – (cd Nuclear Blast 2009e.v.)

– IMMUNDUS – Haunted Memories (Cd 2009e.v.)

– In The Woods… – Heart Of The Ages (cd Misanthropy Records  1995e.v.)

– Kaiserreich – Sigma (cd Vacula Productions 2018e.v.)

– Landberk ‎– Lonely Land (cd The Laser’s Edge 1992e.v.) *GM Willo

–  Marduk – Wormwood – (cd Regain Records 2009e.v.)

– Mysticum – In the Streams Of Inferno (Cd Full Moon Productions 1996e.v.)

– Morbid Angel – Blessed Are The Sick – (Vinile – cd 1991e.v. – Earache)

– Mortem Parto Humano – Nitimur In Vetitum (Demo Tape – Cursed Creation Records 2008e.v.)

– Nefertum – Revered Lames (cd Uk Division Records 2009e.v.)

– Netharious – Deicidal Delirium – (CD 2009e.v. Autoprodotto)

– Nocturnal Depression/Kaiserreich (Split 7″ – Sounds Of Cold Silence/Wotanstahl Klangschmiede 2010e.v.)

– Nocturnus AD – Paradox (cd 2019e.v. Profound Lore Records)

– Occulta Struttura – Vol.V Pt.I (Tape, Cdr, Autoprodotto)

– Occulta Struttura – Appendice C – Bombarding Roma Caput Mundi (cdr/dvd Live Autoprodotto)

– Ofermod – Tiamtu – (cd 2008e.v. Norma Evangelium Diaboli)

– Oranssi Pazuzu – Muukalainen Puhuu – (cd 2009e.v. Violent Journey Records)

– Perdition – Antihuman Divinity (mcd – Putrid Prophet Productions 2007e.v.)

– Possessed – Revelations Of Oblivion (cd Nuclear Blast 2019e.v.)

– Seigdorg – Demo I (demo 2005e.v. Autoprodotto)

– Septic Flesh – Communion – (cd Season of Mist 2008e.v.)

– Soul Grind – Millenium (Demo autoprodotto 1997 e.v.)

– Strix – Strix Ep (mcd Autoprodotto 2008e.v.)

– T/M/K (Thee Maldoror Kollective) – Need To The Needle  (cd Aentitainment  2009e.v.)

– Typhon – The Others – (Demo 2009e.v.)

Umbra Noctis – Il Richiamo Del Vento (ep 2009e.v. Produzioni Novecento)

– Uranium 235 – Total Extermination (Demo Autoprodotto 1995e.v.)

– Winterblood – Fohn – (demo tape 2009 – Autoprodotto)

– Winterblood – Incantazione (cd Witchcraft Record 2009e.v.)

– Zyklon-B – Blood Must Be Shed (mcd Malicious Records 1995e.v.)

Yostart writing, and worry about editing it later.

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora