Diabolicum – The Grandeur of Hell (Soli Satanae Gloriam) – (Napalm Record 1999e.v.)

1.The Grandeur Of Hell (Moloch) 01:20 
2.Chained On Demonwings 06:20 
3.The Wind Shall Slay 04:30 
4.Serenade Of The Imperial Darkness 02:44 
5.Infernalord (The Pray Of Blacksouls) 02:53 
6.The Moon With Thousand Shapes 04:43 
7.Reaper Of The Orb 05:29 
8.Perished (The Manifestation Of Suicide) 05:04 
9.Her Divine Hatred (Tiamat) 04:12 
10.Evocation (Longing For Armageddon) 01:13 

Durata: 38:28

Gli svedesi Diabolicum nascono dalle ceneri degli Imperial, gruppo gia’ noto nell’underground piu’ nero per alcuni buoni demo.
La proposta dei nostri è assolutamente ad altissima denotazione, gia’ dall’introduzione il suono di questo combo mi ha sorpreso e avvinto, dove una tastiera sintetica circondata da bombardamenti e pianti di neonati impera, creando il fertile terreno per la prossima distruzione sonora che vedra’ protagonisti questi scandinavi.


I pezzi creati da Sasrof (gia’ in opera con i Setherial) sono puri inni all’oscurita’, alla violenza ed al Chaos superiore; brani come “Chained On Demonwings”, “The Wind Shall Slay” oppure “Infernalord (The Pray Of Blacksouls)” sono canzoni che non rilasciano prigionieri, ai ritmi frenetici della drum machines, si rincorrono violentissime scariche dal riffing nero e melodico tipicamente svedese, con arrangiamenti apocalittici dove lo sterminio è l’unico verbo possibile.


Altari musicali creati fra incubo e realta’, dove fuoriesce l’anima industriale e ambient dei Diabolicum non perdona (vedi “Serenade Of The Imperial Darkness”, “The Moon With Thousand Shapes” e “Her Divine Hatred (Tiamat)”), in cui vere e proprie preghiere alle divinita’ piu’ infernali prendono corpo, con un mood blasfemo ed evocativo, in cui rimanere inermi è l’unica soluzione possibile.


Il termine con cui viene indicato il genere proposto è “…Infernal Industrial Black Metal Art..” e come non rimanere impalliditi di fronte a cotanta innovazione e aggressiva devozione, in cui arpeggi di chitarra acustica vengono appaiati a basi elettroniche e a chitarre elettriche sparate in faccia all’incauto ascoltatore, dove la melodia prende pieghe inaspettate come in “Perished (The Manifestation Of Suicide)” dove la fà da padrone con un assolo magistrale che entra dentro l’anima lacerandola per la sua intensita’.


Sicuramente i puristi storceranno il naso di fronte a tanta innovazione, ma questo è un album che varera’ un genere, per cui solo chi sapra’ vedere oltre, sapra’ riconoscere il capolavoro nascosto fra queste note.
Io fin da adesso mi reputo un adepto a tale sonorita’, ma il verbo dei Diabolicum va rispettato in quanto foriero di genialita’ indiscussa e violenza, in quanto evolve le sfere piu nere del Black Metal a livelli che fino ad adesso erano impensabili.

Mi inchino di fronte a questo piccolo grande gioiello d’Arte Nera, da avere, pena la morte!

In The Woods… – Heart Of The Ages (cd Misanthropy Records 1995e.v.)

1.Yearning The Seeds Of A New Dimension 12:22 
2.Heart Of The Ages 08:21 
3….in The Woods (Prologue/Moments of…/Epilogue) 07:49 
4.Mourning The Death Of Aase 03:32 Instrumental
5.Wotan’s Return 14:50 
6.Pigeon 03:00 instrumental
7.The Divinity Of Wisdom 09:06

Durata: 59:00 

Sto continuandolo ad ascoltare rapito… ma niente riesce ad uscire dalle mie dita; la mia mente viene rapita continuamente dal suo tessuto musicale, dalla bellezza istintiva di questa perla.

I momenti vagano dietro a cortine di tastiere e note di chitarre flebili, dietro richiami intimi e parchi, eppure energetici e coinvolgenti; come lo star ad osservare bruciare la legna nel falò, come respirare l’aria pungente di umidità in riva ad un lago, come l’ascoltare il frinire ed il cinguettare nel profondo del bosco.
Le aperture di voce pulita emozionano per la partecipazione con cui vengono interpretate, il lavoro avvolgente di tutto ciò che fuoriesce da “Heart Of The Ages” crea una combustione interiore difficile da spiegare e da motivare come diventa improbabile riuscire a contenere le emozioni dentro ad un bicchiere colmo d’acqua, l’unica coppa ammissibile ora per questo scopo possono essere esclusivamente le mie mani.


Gli strumenti le strutture dei brani hanno tutti il preciso intento di creare…, di esistere, di riflettere, di portarci in territori inesplorati dal B.M. in lunghi sentieri progressivi,selvaggi,silvestri,seducenti e lontano dal Caos; spingendoci ad osservare fino in fondo immagini tremule e indefinite, immagini che ritraggono l’ambiguità dello stato solido, tangibile ed allo stesso tempo irreale.
Ogni minuzia di questo disco è sviscerata con la precisione di chi si è lasciato alle spalle artifici e preconcetti, lo spirito ondivago permette quindi di addentrarsi su più portali differenti e di rimanerne estasiato per la freschezza e l’intensità con cui viene sviscerato, senza perchè o ma.

Ringrazio gli In The Woods…, per la loro natura semplice ed articolata, per il riuscire a parlare tramite le loro emozioni,per saper andar oltre ai limiti ed i confini di certa musica, riecheggiando nei corsi d’acqua montana, nei canti liberi del vento aspro della Norvegia,nei Sacri fuochi dei Solstizi, nella neve e nel ghiaccio che si posa sul terreno e sulle foreste, che ricopre i fiordi e che rende immacolato tutto alla vista, tracciando linee impalpabili ed eteree come certi momenti che le orecchie possono ancora cogliere.
Osservando un pensiero particolare in memoria di Oddvar Moi.

Di tutto ciò non ho trovato parole per potermi esprimere; possono solamente raccogliere tutto ciò e dire unicamente: Grazie!

Akh

Darkspace -I (Demo 2002e.v. Autoprodotto)

1.Dark -1.-1 13:04
2.Dark -1.0 12:01

Durata: 25:05

Inutile presentare questo gruppo, chiunque abbia a cuore certe sonorita’ avra’ gia’ eletto questo terzetto elvetico, come “maestri” di questa fascia del Black Metal, dove l’oscurita’ ed il freddo delle sterminate ed infinite dimensioni dell’Universo prendono corpo in forme musicali senza precedenti.

In questo loro primissimo vagito c’è a mio avviso il loro brano capolavoro, “Dark -1.-1” che è un concentrato di glacialita’ cosmica e furia; dove gia’ tutte le caratteristiche dei Darkspace escono fuori dagli schemi cambiando completamente e rivoluzionando il modo di intendere il Black Metal.

Solo il riff d’apertura merita di entrare di diritto nel gotha del genere, ma è tutto il pezzo che si snoda fra sensazioni alienanti e l’immensita’ dell’infinito cosmico, annichilendoti per bellezza e smarrimento.

Nella seconda traccia, l’altro volto dei Darkspace, un brano di scurissimo Dark Ambient fuoriesce invadendo le menti di rumori privi di luce; nessuna via d’uscita vi viene offerta, perche’ nel Cosmo non si è che prede del freddo siderale perenne, ammantati da lunghezze impossibili da immaginare.
L’arrivo di una chitarra ritmica salva l’ascoltatore dalla deriva infinita, per aumentarne il disagio al momento del distacco finale, per ripiombare in una desolazione a cui l’ascoltatore non era preparato, perdendosi per sempre nei meandri di questo “Oscuro Spazio”.

D’ora in avanti l’Universo profondo sara’ una nuova frontiera.

Per comprendere meglio quanto riportato, segnalo che il demo in questione è scaricabile gratuitamente al sito del gruppo:

http://www.darkcyberspace.com/dark_space-i.html

Akh

Aborym – Psychogrotesque (CD – Season Of Mist 2010e.v.)

1.Psychogrotesque I 01:56 
2.Psychogrotesque II 05:03 
3.Psychogrotesque III 04:05 
4.Psychogrotesque IV 04:36 
5.Psychogrotesque V 05:40 
6.Psychogrotesque VI 06:14 
7.Psychogrotesque VII 05:12 
8.Psychogrotesque VIII 02:30 
9.Psychogrotesque IX 02:48 
10.Psychogrotesque X 08:43 

Durata: 48:56

Testo Completo:
http://www.aborym.it/psychogrotesque_lyrics.pdf

Gli Aborym tornano finalmente dopo quel capolavoro che è stato “Generator”, con questo “Psychogrotesque” che sulla carta essendo un concept svolto in una suite si pone immediatamente su un livello artistico estremo e da seguire con attenzione.

Gli Aborym non sono mai stati il classico combo B.M., quindi inutile ascoltare le voci di corridoio che ci dicono essersi allontanati ulteriormente da quei lidi e dal suo mainstream di ragazzini pentacolati; lavori coma “Kali Yuga Bizarre”, “Fire Walking With Us”, “With No Human Intervention”,) e “Generator” si pongono da soli oltre tutto e tutti in quella landa suprema che è regno di pochi, dove vi risiede solamente l’Azione pioniera.

Comprenderete quindi immediatamente che la mia attesa ha infinite aspettative. 

Certo attendere, per poi ritrovarsi di fronte degli “scrausi” mp3 senza nessuna informazione, ne’ artwork è assolutamente limitante per trattare un album ambizioso come questo, in piu’ la divisione in tracce: 

Primo divide il concetto di suite e quindi non fa’ apprezzare l’evoluzione del pezzo, facendolo apparire piu’ un album classico diviso in singole canzoni. 

Secondo toglie proprio uno dei punti di forza del concetto di suite ovvero l’essere un opera unica in se stessa e quindi assorbita nel suo intero; cosi’ diviene un contesto piu’ ammorbidito, di facile presa, anche piu’ “commerciale” perche’ favorisce un utente ignorante, che si limita a scegliere la singola parte invece di calarsi all’interno dell’esperienza di Psychogrotesque (facendo un parallelo con un altro album storico quale “Crimson” degli Edge Of Sanity, quest’ultimo era la via da seguire).

OK, addentriamoci nelle sale musicate e andiamo a visionare come una “mosca” i mendri di questo lavoro, dove la follia è indicata immediatamente come elemento di fastidio, negativita’ e emarginazione sociale.

La produzione evidenzia immediatamente chitarre compatte e secche, ma al contempo robuste e passionali assistite da suoni di tastiera al confine con situazioni da club (l’altra passione musicale di Fabban Malfeitor), situazione che sicuramente si percepira in maniera manifesta sulla III, V e nella VIII parte (questo è un hit da party a tutti gli effetti) dove ci sono tutte le possibilita’ che divengano future hit in serate in cui donzelle “gotiche” e “ravesters” si prendano a braccetto per sudare le loro tossine dentro le loro maglie sintetiche; ma la molteplicita’ di questo lavora spazia anche passando per la surrealistica narrazione presa in prestito dal Conte di Lautremount nella IV parte, dove la musica e la voce cruda esprimono al meglio la visionarieta’ e l’attacco che la follia nella sua “perfidia” sfodera verso il “Creatore” e l'”uomo”.

Si passa da chitarre schizofreniche (le bordate a tutto regime non mancheranno comunque) a parti di indubbia atmosfera ( di cui la VII parte ne è degna rappresentante), passando per il solito prodigioso lavoro di batteria di Mister Faust, il tutto pero’ riuscendo ad amalgamare soluzioni e suoni freddi e cinici ad altri frenetici e sudaticci, rimandano indubbiamente a labirinti della psiche, a labirinti quindi umani; infatti a mio avviso questo è il lavoro piu’ umano fin qui realizzato dal questo “Satana”, nonostante l’influsso dell’elettronica sia forse il piu’ massiccio e carico, basti sentire la chiusura della X parte (ghost track) per sentirne l’importanza vitale in tutto questo contesto. 

Psychogrotesque varia come gli umori altalenanti di uno schizofrenico (senza pero’ raggiungere i vertici intrapresi con “With No Human Intervention”), quindi fieramente liberi, ma condizionati dalla sua stessa natura psichica/neurale chiudendo un ideale cerchio all’interno comunque di una logica musicale, ne sono lampante dimostrazione i molti sessions che si prodigano a rendere acido ed al contempo umano questo concept (non casualmente è da menzionare pure la citazione presa da “Human Abstract” di William Blake), che forse si riavvicina proprio per questo suo essere a un qualcosa che avvertii in “Kali Yuga Bizzarre”, nonostante il contesto sia assolutamente e totalmente differente.

La cosa affascinante comunque è l’idea che nasce: Questa feroce critica all’uomo, tramite la lente incrostata che è la “malattia”, si tramuta in una alienazione marcescente di una visione indubbia di cio che è “dio” nella sua gnostica “creazione”.

Se è vero che questo album si allontana da un certo movimento di ragazzini ultra “Grim and True” che gironzolano fieri con le loro ts dei Darkthrone, è anche vero che pero’ si avvicina moltissimo a certe donzelle rivestite di lucido lattice…
…e se nonostante questa critica, vi dicessi che acquistero’ sicuramente questo album e che a lungo tempo girera’ sul mio stereo, voi che direste?

Beh…, io vi risponderei che sono i misteri di una.. Psiche Grottesca, tornando a ronzare per sale senza tempo.

Akh

Guests musicians
Karyn Crisis – Vocals
Davide Tiso – Additional guitars and electronics
Richard K. Szabo – Additional electronics
Marc Urselli – Addictional music and beat production
Giulio Moschini – Guitar solo
Pete Michael Kolstad Vegem – Guitar solo
Emiliano Natali – Additional bass and falsettos
Narchost – Addictional industrial samples
Marcello Balena – Saxophone

T/M/K (Thee Maldoror Kollective) – Need To The Needle (Aentitainment 2009e.v.)

1.The Burglar, The Herdsman & The Jew 02:56 
2.Major Problem In Washington DC 03:44 
3.A Gibbet Rootwork 02:55 
4.The Saigon Reduxes 02:56 
5.Clearwater Mumbo Jumbo 02:16 
6.3 Pennies National Messiah 03:35 
7.Pushers From Shangri La 03:01 
8.Comin’ To A Town Near You 02:05 
9.From Railroad To Skyline (Tokyo 1975) 05:31 
10.The Siamese Eraser 02:55 
11.Vita Cruda 02:13 
12.Sicilian Lunch 00:52 
13.Pink Boogeyman At The Speed Of Light 03:22 
14.Burn Lucy, Burn 02:22 
15.Sorcellerie Bruitiste 13:40 

Durata:54:23

Mi ritrovo fra le mani la volonta’ di recensire questo nuovo capitolo dei T/M/K, famosi ai piu’, per il loro retaggio leggendario nel BM piu’ occulto e pionieristico.

La situazione non è affatto semplice, per la complessita’ sia della proposta musicale, sia per l’evoluzione artistica del combo piemontese, che oramai è assolutamente scevra da schemi e musicalmente è assai disinibita.

Se dovessi far un paragone giusto per rendere l’idea, i moderni T/M/K potrebbero essere associati agli Ulver per qualita’ e voglia di esplorare lidi non convenzionali.

Se i norvegesi hanno già scelto la loro dimensione andando a visitare in lungo e in largo la musica elettronica, i nostri hanno un anima piu’ camaleontica (schizofrenica a tratti), in cui si puo’ passare da segni alla Naked City, a passaggi di ispirazione americo latina conturbati da samples e elementi elettronici ,per spiazzare l’ascoltatore con aperture molto “Spy Stories”, a retaggi quasi Kyuss, per ritrovarsi a braccetto con passaggi quasi progressive, dove sax e voci soprano, verranno spazzati via da riff pesantissimi alternati a cori blues, il tutto a ritmi frenetici in cui il fermento artistico non cessa mai di sorprendere.

Il tutto pare studiato come se ci si parasse davanti la colonna sonora di un film personale che solo in nostri riescono a vedere, ma che riescono a trasportare magnificamente attraverso note ed emozioni, colori e umori musicali.

Sembra veramente di percepire la frenesia di questa societa’: le atmosfere noire ne segnalano la grottesca attitudine, dove il contatto con la spiritualita’ è solamente un piccolo break, nel marasma della vita odierna.

La tecnica con cui viene elaborato il tutto è ad altissimi livelli, sia per la profondita’ della produzione, che dona uno spessore affascinate al tutto, sia per le qualita’ d’esecuzione, che dire poliedriche è assai riduttivo.

Ogni brano ha una sua anima particolare, che racconta in maniera inquietante particolari di questa vicenda, percio’ sarebbe impossibile citarne uno sopra agli altri, anche solamente perche’ difficilmente questi pezzi si possono estrapolare l’uno dagli altri.

Un lavoro ostico, avantgarde, paradossalmente i T/M/K hanno scelto di divenire un gruppo ancor piu’ estremo scegliendo un percorso inedito, assai poco digeribile ai piu’, dove la bellezza va saputa ascoltare, dove poter sperimentare la loro Anima.

Akh

Morbid Angel – Blessed Are The Sick – (1991e.v. – Earache)

1. Intro 01:27
2. Fall from Grace 05:14
3. Brainstorm 02:35
4. Rebel Lands 02:41
5. Doomsday Celebration 01:50
6. Day of Suffering 01:54
7. Blessed Are the Sick / Leading the Rats 04:47
8. Thy Kingdom Come 03:25
9. Unholy Blasphemies 02:10
10. Abominations 04:27
11. Desolate Ways 01:41
12. The Ancient Ones 05:54
13. In Remembrance 01:26

Durata: 39:31

I Morbid Angel, tornano con un carico di aspettative enormi dopo il debutto al fulmicotone a nome “Altar Of Madness”, al punto da essere gia’ riferimento per moltissimi amanti del genere.
” Blessed Are The Sick ” è il titolo del nuovo lavoro,”Beati I Malati” e gia’ la copertina “Les Tresors De Satan” di J. Delville (1867-1952) è segnale che qualcosa è cambiato, un’inquietante manifesto dei dannati infernali, che si agitano voluttuosamente al cospetto di un demone ultraterreno, incarna alla perfezione lo spirito di tutto l’album.


L’introduzione è un ulteriore segnale di quanto tutto si stia preparando ad un cerimoniale perverso e morboso, quando improvvisamente irrompe “Fall From Grace” manifestando con un riffing d’apertura lento e maledetto (componente assolutamente nuova per il pubblico dell’Angelo Morboso!) ma inesorabile, quanto i “Malati” saranno benedetti da Vincent e soci.
Il pezzo è un esplosione continua di ripartenze al fulmicotone e decelerazioni maligne, dove la coppia di chitarre si ritaglia sprazzi di insane melodie solistiche, che riecheggiano solo negli echi piu’ remoti del pantheon di Lovecraft e nei suoi incubi.


Ogni colpo di questo disco è ferale, tutto è la consacrazione di un’ esaltazione oscena a divinita’ caotiche e perverse, ed anche “Brainstorm” e “Rebel Lands”, continuano ad accrescere il tempio a tali divinita’; ma è “Doomsday Celebration” che marchia nuovamente le mente degli incauti ascoltatori, dove un sinistro e magnifico pezzo di pura musica classica si manifesta (pezzo che verra’ dedicato assieme all’album a Mozart, estrema influenza di Trey Azagthoth), per introdurti nuovamente ad una accopiata senza precedenti “Day Of Suffering” e “Blessed Are The Sick / Leading The Rats”, dove i limiti di questo genere musicale verranno totalmente demoliti e riscritti per gli anni futuri; a noi non resta che inchinarci ed essere partecipi di questa gloriosa decadenza, dove l’impurita’ regna sovrana.


“Thy Kingdom Come” apre le danze rituali del “lato B”, con una sferzata furiosa e lancinate, dimostrazione di quanto gia’ all’epoca del demo omonimo, i nostri sapessero bene come mietere vittime in nome dei Grandi Antichi.


La Follia è l’unica salvezza e le chitarre di Azagthoth e Brunelle lo dimostrano apertamente con pezzi deliranti e assoli schizofrenici al limite del concepibile; oramai è la Malattia la benedizione che cala dalle profondita’ infinite di cosmi lontani, dove non è piu’ possibile far ritorno, con questo animo si incontrano a ruota ” Unholy Blasphemies”, “Abominations”(tratta addirittura dal demo del 86e.v.) e la splendida “Desolate Ways”, un altro scossone emotivo fatto da un arpeggio di chitarra acustica sognante e dolce, ma che continua a mantenere in grembo una tensione perversa ed inquietante, che sfocia nella immensa “The Ancient Ones” corollario perfetto di questo tributo omaggio a divinita’ orrende ed oscene, dove l’uomo puo’ solamente piegarsi oppure impazzire ed unirsi in un estasiante sacrificio alle volonta’ che gli “Dei” comandano.


La conclusiva “In Remembrance” è l’epitaffio alla nostra sanita’, al nostro buon senso ed una concezione gia’ morta di questo stile musicale.

Ogni riff, ogni singola nota d’assolo, ogni arrangiamento, sara’ la nuova “Bibbia Satanica” per il Death Metal da ora in avanti, in quanto Signori,
questo disco è il DEATH METAL.

Akh

Seigdorg – I (Demo Tape Autoprodotto 2005e.v.)

-Intro 1:42
-I 5:57
-II 6:59
-Outro 0:14

Durata: 14:52

Questo giovanissimo gruppo veneziano ci regala, nella sua brevissima vita, un demo di B.M. dalle tinte malinconiche e furiose, dove la melanconia appare immediatamente nell’arpeggio iniziale in cui un duetto di chitarre scandisce una melodia semplice ed intensa, reso il tutto piu’ forte da una registrazione appena distorta ma ruvida, sortendo l’effetto ammaliatore, che sembra essere da preludio al primo pezzo.


“I” si apre con un dialogo preso da: “Intervista Col Vampiro”, in cui si rende omaggio al passaggio alla Non Vita.
Il pezzo parte con un ritmo cadenzato dove un cantato oltre modo marcio, affonda ricreando la disperazione
e la violenza dei vampiri esseri a meta’ fra morte e non morte, fino all’esplodere in un furioso blast beat
in cui sfogare tutta la propria rabbia; cosi’ il pezzo si alterna fra sfuriate al fulmicotone e momenti piu “rilassati”, dove pero’ la voce non trovera’ mai riposo.


“II” si apre con un arpeggio dalle tinte particolari che mi ricorda i primi The Gathering per il suo incedere onirico, ma macchiato di dissonanze,
in maniera da rendere piu’ evidente lo stato d’incubo che vi si appresta a manifestare.


Il brano parte con un un buon riffing veloce ma mantenuto da una batteria in quarti che ne sospende l’enfasi, in maniera da permettere alla voce di
apportare il suo carico d’odio e astio, con una timbrica acida e scura; il pezzo prosegue incanalandosi su tempi avvincenti ma non sostenuti, dove un buon riffing asciutto nelle melodie e marcio nella produzione, regala spicchi di gelo ed oscurita’.


L'”Outro”, un frase ripresa dal sopracitato film, sembra far intuire che questo gruppo non andra’ avanti ancora per molto, ma c’è da dire che comunque ci hanno rilasciato un buon ed onesto demo, peccato, perche’ possibilita’ se ne intravedevano.

Akh

Ofermod – Tiamtu – (cd 2008 e.v. Norma Evangelium Diaboli)


1.Tiamtü
2.Pralayic Withdrawal
3.Death Cantata
4.Eu Angélion
5.Dreaming in the Veins of Kingu
6.Tophetian Cleansing: Furnace of Moloch
7.Khabs Am Pekht
8.Maasseh Nechushtan

DURATA: 42:00

Se dovessi aver scritto,di getto,al primo ascolto o alla prima impressione,l’opinione su questo disco, credo non sarei andato troppo oltre una sufficenza insipida;ma dato che dalla sua uscita ad oggi, questo disco ha sempre trovato piu spazio nei miei ascolti,c’è da chiedersi il perche di tale cosa?
Se devo essere sincero,questa è una delle uscite piu recenti che maggiormente mi ha reso dubbioso al cospetto del suddetto lavoro,il perche non è semplice esporlo…

Tiamtu incomincia con una carica notevole,una produzione nitida,in cui tutti gli strumenti hanno un loro preciso modo di stare insieme, tutti parpecipano nitidamente a ricreare quel mood bestiale ed incessante,che è il pernio centrale del cd,che eppur suona carico e perverso (la strumentale Tophenian Cleansing ne è uno degli esempi); la timbrica vocale è il simbolo principale,di questa manifestazione.
Una timbrica vocale gutturale, non eccessiva, ma intransigente, bestiale e declarante,come se fosse fondamentale insinuare nelle menti degli ascoltatori ogni ode al Caos supremo e all’avvento della distruzione sempiterna.

Rispetto al mini d’esordio ci troviamo davanti ad un’altro approcio stilistico,dove I Mayhem di T.G.D.O.W. i Dissection e i Morbid Angel (che piu volte mi sono tornati a mente,per la Morbosita’ di certe parti cadenzate come in “Death Cantata”), fanno sentire la loro influenza su questo gruppo,ma la sincerita’ dei brani e la compattezza,fanno degli Ofermod, ottimi alfieri di soluzioni proprie, dove ogni strumento si mette in risalto per glorificare lo spirito della Morte.
L’Inferno viene chiamato a gran voce,l’ombra oscura del Caos,si ammanta attorno a giri di basso sempre nitidi e alle melodie ben congeniate delle chitarre,che si alternano a tempi medii e si insinuano sempre piu al interno dell’ascoltatore,rendendolo inconsapevolmente l’involucro di questo messaggio;sempre piu carne a disposizione del verbo nero,e questa cosa devo dire che mi affascina davvero molto.

Non credo di aver reso bene l’idea di cio’ che affronterete nel trovarvi di fronte a questo disco, ma sappiate che se ultimamente ho ascoltato la voce del Maligno… 

L’ho sentita tramite gli Ofermod

Akh

Auramoth – Hadha’ Yab Amon Quasabi Vampyre – (Demo Autoprodotto 1994e.v.)

1. Will of the Whip (intro) 1.40 
2. Iaida Qliphoth Satana 4.36 
3. De Soliloquium Sub Larvae Incarnis (Sodomy Magicka) 3.37 
4. The Next Millenium is Ours (Outro) 3.13

Durata:13.06

Parlare degli Auramoth, per il sottoscritto non è assolutamente facile, per moltissime ragioni.

Questo gruppo fiorentino, ci ha regalato un demo di quattro pezzi, in cui la Fiamma Nera risplende fulgida, esempio indiscutibile della qualita’ di certe nostre realta’, fatte di passione e talento senza eguali.

L’introduzione è un pezzo tastieristico, dove immediatamente ci si cala nell’antro misticheggiante e perverso di questo combo, dove la melodia centrale viene accompagnata da arrangiamenti dissonanti, pieni di iniziative maligne e lo zolfo sprigionera’ in maniera copiosa per tutta la durata del lavoro.

Con la successiva “Iaida Qliphoth Satana”, i nostri ci fanno capire che orientamento hanno, chitarre corpose una produzione scura e tagliente al contempo, dove tutti gli strumenti sono perfettamente distinguibili per far fronte a questo vero e proprio Inno all’Arte Nera più pura.
Un turbine di emozioni ci pervade, l’alternanze della struttura musicale si fondono con violenza e pathos, dove l’anima non trovera’ mai riposo, fra le note di questo pezzo.

La prossima “De Soliloquium Sub Larvae Incarnis (Sodomy Magicka)”, tiene altissima la testa e non cede niente; melodie ferali e sulfuree abbracciano l’ascoltatore, irretendolo sempre piu all’interno di questo Inferno musicale, creato con perizia rituale e trascendente, dove lo spirito è il tributo doveroso ed innegabile al “Maligno”.

La conclusiva “The Next Millenium is Ours”, è una perla di rara intensita’, una struggente invocazione acustica, dove gli Auramoth danno il massimo di loro stessi, creando quel capolavoro occulto, che cosi pochi gruppi hanno saputo mai creare, la richiesta e la devozione, unita dalla disperazione senza limiti,in cui oltrepassano lo stadio carnale ,per divenire il mezzo e la Vittoria profetizzata, in nome di Satana.

Avrete capito, che qui non si parla di musica; ma di sangue che cola, il sangue con cui, con solamente un demo, gli Auramoth hanno saputo crearsi l’infinito, divenendo una realta’ con cui rappresentare il loro “Signore” per sempre.

Un Capolavoro secondo a nessuno!

Akh

Zyklon-B – Blood Must Be Shed (mcd Malicious Records 1995e.v.)

1. Mental Orgasm 02:54 
2. Bloodsoil 02:25 
3. Warfare 05:35

Durata: 10:54 

Se parliamo di Norvegia, sicuramente ci viene immediatamente a mente i disordini realizzati dal circuito del Inner Circle e dai protagonisti di quella scena Black Metal.
Di quei protagonisti poi ne seguiamo le gesta musicali e quindi non può lasciarci impassibili questo progetto di Samoth (già coi Thou Shalt Suffer e Emperor fra i più noti) che riunisce un vero ensemble di stelle quali Frost (Satyricon), Aldrahn (Dodheimsgard, che hanno realizzato un esordio veramente crudele), Ihsahn (anche lui compagno fidato di Samoth in Emperor e T.S.S.), quindi è concepibile aspettarsi un lavoro di livello quando personalità di questo calibro si riuniscono.

La copertina e il nome ci premettono che l’intenzione è quella di mietere vittime in quantità illimitata e quindi “Mental Orgasm” si presenta fin da subito come un assalto all’arma bianca, senza introduzioni o crescendo. 
Un riff spietato si presenta brutale già dai primi secondi, dove Frost prende in mano le redini della ritmica, picchiando duro e senza remore di nessun tipo, assecondando le linee feroci delle chitarre e delle metriche scarne e al vetriolo di Aldrahn. Le asce elettriche scarnificano l’ascoltatore in maniera abrasiva, senza nessun tipo di cedimento e le tastiere (assolutamente in secondo piano) hanno piuttosto il compito di ampliare lo spettro sonoro e renderlo ancor di più apocalittico, se è possibile.

“Bloodsoil” continua quindi imperterrita sulla falsariga del brano di apertura, non vi sono elementi che alterano la struttura compositiva, è un’altra trincea impossibile da attraversare, dove è facile rimanere vittima della divisione norvegese presa in questione. Credo personalmente, che questo filone di Black Metal potrà trovare milizie nel prossimo futuro, perchè fautore di violenza assoluta, garantita e certificata.

Con l’ultimo pezzo del lotto, la durata di percorrenza si amplia; ci ritroviamo a goderci maggiormente la tattica di questa “guerra lampo” in cui gli Zyklon – B ci hanno scelto come obiettivo finale. 
Si percepisce che l’unico scopo della band sia quello di non aver mezze misure, il tutto è votato alla distruzione e alla massimalizzazione dello sterminio, anche le parti vocali registrate nei tre capitoli sono funzionali a tale operazione creando quel feeling, di cinico, implacabile e immancabile “Armageddon”; perché il “Sangue Deve Essere Versato”. 

A mio avviso questo “Blood Must Be Shed” ha tutti i criteri per diventare un piccolo gioiello; un reale pezzo da culto…

se avrete il coraggio di sopravvivergli.

Akh

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