HANDFUL OF HATE – Ristampa su Dusktone “Qliphothic Supremacy”, “Hierarchy 1999”

Dusktone è molto orgogliosa di annunciare l’imminente ristampa dei primi due album di una delle più antiche e importanti black metal bands italiane: HANDFUL OF HATE

Qliphothic Supremacy” è stato pubblicato nel 1997 ed è ormai universalmente riconosciuto come una pura pietra miliare del cosiddetto movimento black metal italiano della prima ondata, il degno successore “Hierarchy 1999“, uscito due anni dopo,  ha portato gli Handful of hate all’Olimpo del scena black metal, non solo in Italia..

Questi due album, fuori catalogo da ormai molti anni, sono stati l’inizio di una storia e di un successo che porterà la band a creare musica dannata unicamente per i dannati, qui si sta  parlando di una band che da quando ha acceso il suo fiamma nera, non l’ha mai spenta fino ad oggi.
“Qliphothic Supremacy” e “Hierarchy 1999” saranno pubblicati su digipack deluxe + booklet con artwork rivisitati ma mantenendo fede allo spirito originale dell’epoca.

Quegli album andrebbero ascoltati e riscoperti, come testimonianza seminale, non solo dalle nuove generazioni.

Band Reference : https://www.facebook.com/handfulofhateofficial

Pale – Pale (Demo Digitale Autoprodotto 2022e.v.)

1. The Hermitage 03:02

2. Regulus 03:06

3. The Mountain Of Pale 04:41

Durata: 10:49

Come già espresso recentemente credo fortemente che si possa incominciare a scrivere di Scuola Umbra, ed oggi un nuovo tassello si aggiunge all’impalcatura o meglio al telaio di questa frontiera, con Pale creatura ideata da North agli strumenti e coadiuvata da L.C. (già con Criptum, A.M.B.S., Exaltatio Diaboli, Lebensborn, ecc…) alle vocals e apparizione di Ulv per certi appoggi compositivi.

Indubbiamente i primissimi Gorgoroth in Umbria hanno attecchito molto bene, ed anche in questo caso direi che sono fra le influenze musicali più evidenti e conclamate, per l’iniziale “The Hermitage”, che unisce quel letale mix di cui Infernus è stato indubbiamente portabandiera, in cui melodie dal sapore epico e scuro, incrociano temi molto ottantiani e pennate ritmiche che affondano le radici in quell’epoca.

La voce stridula e ficcante di L.C. è abrasiva ed acida e ben identifica la Norvegia come caposaldo da onorare, in questo senso oserei dire che questa interpretazione invoca in maniera magistrale il miglior Hat, ed i suoi registri in High Pitching.

La produzione viene resa più chiara rispetto alla versione pre mastering, e devo dire che questa brillantezza non intacca minimamente l’approccio marcio e corrotto dei Pale, che nella seguente “Regulus” , si inalberano con una ritmica robusta e possente e vi calano addosso come rocce da sopra un dirupo, potrei anche dire che in questo senso si percepisce una venatura italica nella sua conclusione che ben si unisce ai precedenti ingredienti, donando possibilità anche per un prossimo futuro a questa realtà.

I testi vanno alla ricerca del proprio rapporto con la terra natale e d’origine, nei suoi aspetti sia naturali che culturali e proprio da queste visioni, prende poi forma una forma aulica che North esprime cosi chiaramente, nei suoi giri cosi, ferali e silvani, come una formazione montuosa nei propri pensieri e sentimenti.

Proprio da questo concetto ci si rivolge all’ ultimo brano di questi corto ma efficace Demo, “The Mountain Of Pale”, una brano che certamente si discosta dai precedenti due, che avevano un ardire certamente arrembante, per calarsi in un Black Metal fortemente venato di Doom/rock anni settanta, una alchimia particolare, che regge il fardello di esprimere una oscurità misteriosa e celata all’interno di sedimenti che si comprende essere il fulcro totemico di tutta la narrazione, un legame spirituale che fuoriesce sentito e viene prepotentemente rivestito di una malinconica introversione.

Ciò diviene focale per comprendere la musica espressa in questo senso.

Un senso di grandezza e disagio che diviene consapevolezza e riconoscimento, come se esclusivamente riconoscendosi sotto l’ombra selvaggia e silvestre del Monte, North possa trova la vera identità persa all’interno di mura austere ed impoverite da una società odierna che sempre più sovente si distacca criminalmente dal proprio tessuto territoriale perdendo quindi di ogni identità e venendo meno a vincoli che in North si percepiscono ancora scritti nel sangue.

Un lavoro che direi è ottimo per gli amanti di vecchie sonorità nere che guardano verso la Golden Age norvegese. Dove non si cerca di risultare minimamente innovativi o di vestirsi nei panni dei pionieri, ma esclusivamente di creare musica sentita, viscerale, forte, senza fronzoli o abbellimenti inutili.

La Fiamma Nera Umbra conta fra le proprie armate, un altro alfiere, indomito, fiero e fedele, che fra i cespugli della macchia più profonda non esige altro che difendere i propri ideali; gli ideali di Pale.

Akh

Bolgen – Obscure Sunset (Ep Digitale Crypt Of Emotions prod. 2022e.v)

1. Leave 04:02

2. Iskristall 5:59

Durata: 10:01

Crypt Of Emotions dopo Ton618 di U.L.S. è lieta ed orgogliosa di presentarvi: Bolgen.

Bolgen è un progetto ideato da Mauro Davide aka Vulthur, dopo la separazione con gli storici Soulgrind di Firenze.

Dopo 20 anni di silenzio…

All’inizio del 2021e.v. reincontrandosi con Akh (Occulta Struttura), decidono le coordinate artistiche da prendere, per dar vita ad un Black Metal che affonda le radici del proprio suono nei lidi più selvaggi e sperduti della natura più incontaminata.

I riferimenti vanno indubbiamente alla scena degli anni 90”e.v., cercando una interpretazione personale, che potesse unire passione viscerale ed armonie distintive, furore e un alone di oscurità primitiva. Una scossa tellurica, intima e inedita.

Con questi propositi, esordisce “Obscure Sunset” primo Ep di Bolgen.

Prodotto e mixato dallo stesso Mauro Davide, si è avvalso di Andrea Pellegrini (Elio e Le Storie Tese, Gavin Harrison, Gizmodrome, …) per la Masterizzazione, riuscendo a creare una letale alchimia, fra impatto e pulizia sonora.

Per Dieci minuti di ferale e maestoso Black Metal.

Il lavoro viene interamente dedicato al talento ed alla memoria di Giacomo Grassi.

Qui potete trovare il link al Bandcamp:

https://bolgen.bandcamp.com/album/obscure-sunset

Akh

11 As In Adversaries – The Full Intrepid Experience Of Light (CD A.T.M.F. 2010e.v.)

– The Full Intrepid Experience Of Light   15.07

– Agitation In The Glorious Theme   07.13

– The Night Scalp Challenger   08.23

– Reckless Beacon’s Attraction   06.50

– A Stealty Freedom   01.48     

– Verses From Which To Whirl    06.44

Durata: 46.25

Un progetto francese, un duo franco/italiano, una genesi che parte da lontano, probabilmente dalla voglia di sperimentare degli Obscurus Advocam, che come ogni buon percorso ti porta ad andare oltre certe aspettative, passando certamente per le soluzione odierne dei Glorior Belli ma decostruendole e riassemblandole in chiave psicotica Rock/Alternativa/Blues/Sperimentale/.

La conferma l’ho dal fatto che questo disco inizialmente avrebbe dovuto essere il nuovo Glorior Belli, ma data la sua caratura marcatamente oltranzista e fuori dagli schemi piu’ classicamente BM, J. (Infestvvs) ha  sentito l’esigenza di realizzare questi 11 As In Adversaries, che vanno in perfetta opposizione ai sopracitati Obscurus Advocam realizzando un vivida esperienza di “Luce”, chiudendo un teorico ciclo delle cose e creando un disco scevro da vincoli ed impostazioni sclerotiche, da questo ne’ nasce “The Full Intrepid Experience Of Light”.

A mio avviso il pezzo omonomo del disco è il vero botto del cd, quindici minuti di alienazione sonora, acida ed alternativa; dove le influenze sopra citate si amalgamano e si rincorrono continuamente, su un riffing che solamente ricorda per sfumature l’ultimo lavoro dei Glorior Belli nelle parti piu’ blues (le parti di chitarra solista saranno pesantemente influenzate da questo genere), ma è proprio quest’ultimo che si va a sposare pienamente con un certo spirito Ved Buens Ende… completamente ricolmo di dissonanze e fraseggi acidissimi, in cui si staglia sopra la voce di J. che riporta molto alla mente una certa scia alternativa francese, divenendo un inno di liberazione perenne attraverso il delirio.

Ottima la produzione, ogni singolo strumento si sente alla perfezione, tutto gira perfettamente facendoci gustare pienamente il lavoro che viene svolto e la sua evoluzione, il basso pulsa in maniera avvolgente non rimanendo mai anonimo (come nella successiva “Agitation In The Glorious Theme” dai forti connotati funky e che si accosta per certi versi a certi Faith No More di inizio carriera), stesso discorso per la batteria dell’ottimo Gionata, che gira enfatizzando la struttura senza limiti dei vari brani coinvolgendoci con patterns sincopati e dinamici.

La forte vena blues noir di questo “The Full Intrepid Experience Of Light” esplode in “The Night Scalp Challenger” dove Kvarforth (certo che lo si ritrova veramente ovunque) presta la sua voce al brano, che incede con un sapore danzereccio e fumoso risultando ammaliante e divertente, per certe atmosfere quasi accostabili agli ultimi TMK di “Nedle To the Neddle”, il brano che comunque ha fatto si che gli 11 As In The Adversaries fossero una delle attese piu’ importanti di questo 2010e.v. è “Reckless Beacon’s Attraction” il cui solo incedere iniziale mi mette un eccitazione addosso grazie alle tensioni percussive su cui gli altri strumenti di avvolgono irretendomi completamente, un piccolo gioiellino che entra diritto diritto fra i miei pezzi totem di quest’anno.

Siamo vicini alla chiusura, ancora ci sono dei sussulti per il sottoscritto in quanto “A Stealty Freedom” sfiora da vicinissimo certi arrangiamenti che da un paio di anni sto attivando per certi miei progetti, in cui i loops reverse la fanno da padrone ricreando delle dimensione fantastiche e sghembe, ma al contempo riescono anche ad inondare di simbolismo le varie componenti, cosa che credo avvenga anche in questa occasione.

L’ultimo brano è forse il piu’ ortodosso (sempre che vi possa essere ortodossia in questo disco) e il riffing è meno alienato e si concede molto di piu’ alla chitarra ritmica, ritrovando il gusto melodico nelle parti piu’ soliste che divengono piu’ limpide e chiare come a sottolineare la svolta Solare che finalmente si è riusciti a trovare dopo tanto lavoro e tante energie profuse.

“The Full Intrepid Experience Of Light” è un album che alla fine dell’anno figurera’ indubbiamente nella mia top list per la freschezza che sa sprigionare nel suo scuro turbinare.

Un album intenso, emotivo, estremo nel senso non convenzionale, un esperienza da saper vivere.

Akh

Nattens Vokter – Nattens Vokter ( Ep Digitale Autoprodotto 2022e.v.)

1. Kapittel I 04:16

2. Kapittel II 03:18

3. Kapittel III 03:52

Durata: 11:26

Dopo avervi segnalato Galdorcraeft, dalla fervida mente di Ulv (già con gli Skugge), oggi viene alla luce il primo lavoro di questi Nattens Vokter.

Anche questo progetto si appresta a cavalcare il fascino nostalgico della Norvegia che fù.

Ci troviamo quindi a far fronte ad una Black Metal con fortissime contaminazioni Folk, di coi la musa portante è indubbiamente quel piccolo gioiello che fu l’ep di esordio dei mai troppo citati Kampfar e del primo Dimmu Borgir o per altri riferimenti i primi Taake o qui in maniera non strettamente musicale con le atmosfere scure degli aulici Satyricon di “The Shadowthrone” .

Perciò undici minuti di sentimenti nordici, chitarre gelide, che riescono a loro volta a trovare melodie affascinanti, con aperture di pianoforte o synth che rimangono impressi con suggestione, come si verifica nell’opener “I”, o come succede indubbiamente con i vari “Kapittel” in questo caso mi riferisco al “III”, quindi incontriamo paesaggi che si riflettono lungo le curve ruvide dei fiordi, che richiamano le distese dei sempreverdi, del sottobosco ed i suoi muschi.

Inserendosi come elemento di confronto, l’uomo: romantico, severo, selvaggio, passionale e taciturno si avvicina alla natura e trova nella musica il suo linguaggio, in questo caso quello di Ulv.

Non dobbiamo aspettarvi innovazioni o ricerche di stile, qui ritroveremo il contatto più sentito ed incontaminato con quella Norvegia di metà 90’e.v. non ci sono mediazioni, solamente sentimento e nostalgia sentita e vissuta. Perché si percepisce chiaramente il richiamo e, se non fosse che per un fortissimo impulso interiore che domina il compositore non potremmo vivificarlo cosi nettamente.

Come non percepire il vento montano o le distese rocciose dei costoni erti e delle pendici che incastonano i corsi d’acqua, lungo sentieri battuti in solitario.

Le voci si modulano classicamente fra screams aspri e crudeli con tratti quasi acidi e i rimandi recitati (ovviamente in norvegese), che rendono spessore ai brani ed alle tastiere che si prendono spazi interessanti nelle loro aperture melodiche o negli arrangiamenti di flauti come in apertura di “III”, un ep che lavora quindi anche su i chiaroscuri piuttosto che andare a votarsi sulla più ferale violenza primitiva di certi act norvegesi.

Tre brani di buona fattura che ben si ritagliano il loro tempo, i fanatici del periodo aureo Norge dovrebbero affacciarsi a questo progetto e supportarlo, non sempre capita di sentire deja vu cosi fedeli per identità e sincerità e ciò significa che se vorrete trovare un episodio da poter ascoltare visceralmente dopo “For All Tid…” dei Dimmu Borgir, nei Nattens Vokter troverete degli ottimi alfieri, devoti integralmente a quei suoni e a quelle attitudini senza la minima inflessione o titubanza.

La Norvegia dorata oggi passa dalla Scuola Umbra, ed Ulv e soci ne sono fieramente una lancia spianata in faccia a tutti.

Ascoltate questo sentimento, ascoltate il frusciare degli stemmi e degli arazzi, ascoltate i Nattens Vokter.

Akh

Funestentur – I Sums Dal Sanc (Demo Digitale Autoprodotto 2020e.v.)

1. La Semença Dal Màl

2. Las Paraulas

3. La Pôra Plui Scùra

4. L’ Opiniòn Dal Traditor

5.Il Çjaciador

6. Vìfs Denta Una Tomba

7. Un Vivi Vigliàc

8. I Sums Dal Sanc (Part 1- Il Puartadòr Da Muart/Part 2-L’Estasi Dal Sanc)

Durata: 28:22

La Cripta adora il Chaos, l’underground, le improvvisazioni e le azioni spontanee.

Ci sta quindi che in una giornata spesa a celebrare l’ottimo full dei DOAD di Vittorio Sabelli, mi ritrovi per vie nascoste ad ascoltare l’ultimo Demo della one man band Funestentur.

Questa creatura è ad opera di Edoardo Goi già conosciuto per i suoi lavori di recensore underground), che pose le prime pietre in essere già nel 2010e.v. e con la quale recentemente ha pubblicato tre Demos, di cui questo che ci inoltriamo ad ascoltare.

Una caratteristica prepotente di questo progetto, è l’idioma utilizzato, ovvero il dialetto friulano, che nonostante al sottoscritto possa sembrare linguaggio completamente estraneo, riesce a donare alle composizioni un’azione, caratteristica, affascinante, dove il tessuto culturale intriso nel territorio, fuoriesce severo, scarno, asciutto, ma al contempo ricco di espressione autentica, che ben incalza nei toni vocali che Edoardo crudelmente riesce ad esprimere.

I ritmi utilizzati sono prevalentemente battaglieri e votati a soluzioni ad alta velocità, non a caso l’attenzione si è destata fin dalla iniziale “La Semença Dal Màl” dove un riffing brusco si affaccia delicato come un”ascia in pieno volto.

L’amore per le proprie radici si evince non solamente nel suo idioma, ma pure i titoli dei vari brani sanno di storie, credenze, leggende locali, fino a sfociare nel estremizzato folk di ” L’ Opiniòn Dal Traditor” dai tratti quasi rurali o rustici come sottolinea lo stesso Goi.

Il riffing risulta sempre omogeneo, tagliente con lievi accenni melodici, che comunque privilegiano una vena aspra e cruda, indubbiamente mi riporta alla mente certe soluzioni molto utilizzate fra certa fascia underground tedesca ed austriaca, dove le concessioni a chi è indirizzata la musica sono sempre poche e votate alla brutalità.

Di quest’ultimo aspetto vorrei sottolineare la presenza abbondante di breaks e ripartenze velocissime o di schizofrenici stop and go, che immediatamente mi hanno riportato alla mente certi assalti letali degli Handful Of Hate epoca “To Perdition…”, insomma esce fuori da Funestentur un ottimo connubio di feralità, Co.e nel caso della violentissima “Il Çjaciador”.

” Vìfs Denta Una Tomba” cambia il tasso di velocità, questo ci fa apprezzare meglio questo progetto, che mantiene le sue premesse anche a ritmi meno arrembanti e d’assalto, segno di buona creatività e sicuramente di un songwriting che può calarsi a più soluzioni.

Posso dirmi quindi molto soddisfatto di quanto ascoltato, una lieta novella, una oscura fiera, uno Spirito che macilento ed impietoso, vi scruta dalle ombre, che vi reciderà come una ghigliottina, questo è Funestentur, questo è l’underground che piace alla Cripta.

Akh

Qui potrete ascoltare il Demo in questione

Soulgrind – Live at Container – Firenze

Chi mi conosce, sa benissimo quanto questa band mi sia cara. Non solo perché parte di un vissuto o perché vi ho trovato delle forti amicizie, ma perché avevano qualcosa di magico, una alchimia musicale che riusciva a sorprendermi ad ogni nuova composizione, un’insieme che riusciva a miscelare più proposte in maniera omogenea, risultando sempre se stessa. Questo erano i Soulgrind!

Un’insieme dal altissimo valore individuale che sommato si elevata a potenza, un’insieme che era talmente incosciente e fresco da non aver avuto il tempo di cristallizzazione, un’insieme talmente ingenuo da non aver compreso a pieno il proprio potenziale, e nonostante ciò riuscivano a compiere meraviglie.

I Soulgrind suonavano, provavano, si confrontavano e non avevano paura, forse perché incoscienti appunto, ma osavano, osavano di brutto, il loro Death sinfonico era molto molto Progressive, eppure si sentivano fortemente Death Metal, il loro approccio non età studiato, era naturale, istintivo, sicuramente raffinato e mai banale.

Mi chiedo dopo più di 20 anni come sia possibile che gruppi come Phlebotomized siano divenuti un culto con appena un Mini ed un Full di estremo valore certamente, ma che gli sta regalando una seconda chance esclusivamente regalatevi dal loro status di culto.

Sapete bene, quanto abbia adorato quel periodo e che abbia la totale convinzione che Firenze e Toscana fossero la Capitale del Metal estremo in Italia, quindi i nostrani Cryogen, Inner Shrine, Psygen, Hidden Hate, Gorefuck… e appunto Soulgrind perché non si meriterebbero un eguale posto al sole?

I soliti misteri italici…

Nel frattempo i Soulgrind suonarono su un palco chi sa dove disperso, davanti a quattro amici fanatici, in tutta la loro innocenza… immersi nel loro semplice fulgore.

Akh

Galdrcræft – Draugrar (Demo Digitale Vexator Syndacate 2022e.v)

I. 3.:57

II. 4:07

Durata: 8:04

Piano piano devo ammettere che sto osservando una crescita esponenziale in quella scena umbra che fino ad adesso si era presa la ribalta in maniera sporadica, per quanto con ottime produzioni.

Citare Criptum, Mete Infallibili, A.M.B.S., Exaltatio Diaboli, Lebensborn, ed altre realtà molto valide che si muovono nel profondo underground, a cui oggi si aggiungono certamente i Galdorcræft.

La proposta ha indubbiamente affondato le radici del proprio suono nella Norvegia degli anni ’90e.v., ma con un certo riguardo verso soluzioni ruvidamente progressive o comunque studiate molto bene, riuscendo a trovare una alchimia efficace sia per gli amanti dei suoni graffianti e selvaggi, sia per chi si è indirizzato verso sonorità più complesse ed elaborate.

Questo grazie ad un ottimo lavoro di arrangiamenti, dove chitarra e basso si supportano con estrema perizia, giocando a sorprendere per le soluzioni trovate ed espresse.

Cercate di immaginarvi i Gorgoroth di “Under Sign…” che si fondono alla epicità dei Windir e degli Enslaved, di cui uno dei membri si è prodotto al Conclave & Earshot in Bergen al mastering. Questo propriamente per farvi comprendere quanta fedeltà sia cercata e trovata nel proporre quella Fiamma che ha incendiato la Scena mondiale in quei lidi nordici.

Il basso sembra suonato da un certo Skol in vena di vibrazioni nere e paesaggi che si affacciano maligni alle pendici dei fiordi.

Le vocals lacerano le tracce con un high pitches che riportano alla memoria le forze primitive di un certo Hat (scusate se è poco), ma impreziosite da brevi ma affascinanti parte in clean chorus, ma aumentano il carico di pathos e forza emozionale.

Un Demo che nella sua brevità concede ampiamente suggestioni e dosi di violenza ( per quanto ne so, Ulv la mente compositiva del progetto, è già all’opera per l’esordio sulla lunga distanza), non posso che suggerirvi di ascoltarlo senza remore, sia se siete amanti di suoni che neanche nella Madre Patria Norvegia oramai hanno più questo carisma, sia se adorate le produzioni di Taake et similia…

Altro particolare che rimarcherei è il tentativo di ricreare attraverso gli strumenti una ragnatela sonora che si incontra metaforicamente alla Web of Wyrd di cui il monicker è intimamente collegato. Un esperimento eccellente sotto il profilo concettuale ed artistico.

Se vi dicessero che è un Demo del ’95e.v., se vi dicessero che erano norvegesi, se vi dicessero che è una All Stars band, vi spertichereste in lodi e li innalzereste a Culto… allora fatelo, perché ve n’è motivo!

Galdorcræft è un altro gioiellino della scuola umbra che esce allo scoperto per pochi, fossi in voi cedere al suo incantamento.

https://vexatorsyndicate.bandcamp.com/album/draugar

Akh

Lebensborn – Blackouts And Starvation (Singolo Digitale Vexator Syndacate 2022e.v)

1. Blackouts And Starvation

Esce oggi, il singolo scartato dagli umbri Lebensborn àl loro ultimo mini “Qui Comando Io”, che ha attirato ottimi consensi fra critica e pubblico.

Certo questo combo non lo si scopre oggi, ma la sua vena anarchica, sfrontata ed insolente esce fuori prepotente in ogni sfaccettatura essi intendano affrontare, ed il brano qui proposto ne è una ulteriore conferma.

Un mix di Punk Metal old style e chitarre soliste dal sapore epico sono la base robusta su cui far lavorare L. di cui rimarcherei la clamorosa poliedricità vocale (andatevi ad ascoltare il lavoro dei Galdorcræft), che riesce a trovare soluzioni variegate e pertinenti ad ogni soluzione.

Qui andando incontro ad un approccio molto Motorhead e dalle inclinazioni stradaiole e ruvide di Lemmy, aggiungiamoci dei cori spavaldi e sfrontati e la bomba è servita!

Gli amanti dei sopra citati Moterhead e di certi Impaled Nazarene avranno di cui godere, ma se non avrete paura della loro attitudine retrò, prestategli attenzione potreste ritrovarvi a scapocciare e a cantare il refrein a squarciagola, come non vi capitava da anni!!!

Un pugno in faccia, strafottente ed indolente!!!

Lebensborn una garanzia!!!

Akh

Svarteld – I En Vind Av Hat (Singolo, Compilation, Digitale Urfaust Zine 2021e.v.)

I En Vind Av Hat 5:20

Durata: 5:20

Dopo il pluri acclamato Demo di esordio di cui la Cripta vi parlò dalla prima stampa, poi più volte ristampato anche in versione split; ecco riemergere dai boschi svedesi Svarteld.

Una traccia sola, inserita al interno di una compilation nazionale, che ci permette di misurare lo stato di salute di questo logo.

Detto fra noi nutro grandi aspettative dal full di esordio di cui è adesso in lavorazione, e questo brano riesce a riappacificazione con la Svezia Nera.Questo brano h tutta le caratteristiche per poter dire che “spacca i culi”, melodie ficcanti che ben rimangono riconoscibili, scream aspro e tagliente, ottime dinamiche, ritmi ben strutturati.

Ola si dimostra capace ed abile nel creare un riffing ispirato, le classiche armonizzazione della scuola svedese sono ben gestite, ed il tutto suona classico e fresco allo stesso tempo.Un gradito comeback, che vi consiglio di ascoltare, se nel cuore nero vi sono rimasti, Dissection, Vinterland, Noctes e Dawn…

Aspettando il piatto grosso, riassaporare volentieri questo gustoso antipasto.La Fiamma Nera continua a spargere per i boschi di Svezia.

Akh

https://svarteld.bandcamp.com/track/i-en-vind-av-hat

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