Lebensborn/Skugge/Hexscythe/Vimazerp (Split Digital Vexator Syndicate 2021e.v)

1.Lebensborn – The Wolf’s Legacy 07:20
2.Skugge – Strigoi (The Vampyric Rite) 02:47
3.Hexscythe – Last Train Home 05:59
4.Vimazerp – The Umbrian Elite 06:30

Durata: 22:36

Syngjandi Úlfur _ Fljúga Yfir… Aftur og Aftur… (Demo Tape Autoprodotto)

  • Intro
  • Langa Nóttina ..
  • Forni Steinninn í Skóginn …
  • Outro – Fljúga Yfir … Aftur og Aftur

Torna famelico il Lupo… non ci è dato sapere l’origine, le movenze o le credenziali, quello che notiamo è la presenza di questa tape.

Rispetto alle precedenti cassette si deve segnalare alcune modifiche nel approccio della band, innanzitutto troviamo al interno nelle battagliere linee di batteria (che fin’ora erano state del tutto assenti) ad opera del altro fantomatico Ehiwaz, poi che la proposta è decisamente virata verso un Black Metal sicuramente Old Style dal suono ruvido e con accenti epici.

Se li avevo conosciuti con una forte propensione all’atmosfera e agli inserimenti acustici di chitarra,che potevano richiamare certe ambientazioni care ai Bathory del periodo Viking, qui certamente viene meno, delineando fin da subito in un assalto feroce e severo, sempre minimale e senza la minima inflessione, come stanno a evidenziare entrambi i brani.

Anche la durata dei pezzi si è decisamente accorciata, la demo supera di poco i 10 minuti, ma questo basta ai lupi in questione per portare a fondo la loro caccia, questo si evidenzia anche nel breve arpeggio su “Forni Steinninn Í Skóginn…” che invece di ammirare il Maestro Quorthon è decisamente più votato verso gli Immortal epoca “Battles In The North”.

Nel Outro in chiusura, possiamo ritrovare gli elementi più tipici al loro precedente suono, con una chitarra acustica accerchiata dai corvi, che ritroviamo anche nella copertina, qui il suono torna decisamente più in linea con alcuni frangenti Folk alla Kampfar, comunque senza snaturare l’idea di fondo della tape.

Se sotto il profilo tecnico ci possono essere stati lievi miglioramenti, sicuramente possiamo affermare che i duo ha chiaro che la loro proposta è elitaria, misantropica e incurante del nostro pensiero e delle nostre necessità.
Si sono votati decisamente verso una anacronistica versione del Black Metal Folk, che ad oggi li fa sembrare decisamente forzati.

I Lupi tornano a caccia e a loro interessano solo i loro boschi… statene lontani.

Akh

Syngjandi ùlfur – Á Vængjum Kráku (Demo Autoprodotto )

– Intro…    1.10

– Við Enda Sjávar …   2.44

– Snjóstormur    5.25

– Syngjandi ùlfur    7.12

– Yggdrasill   9.49

Durata: 26.31

Nome sconosciuto quello di questo scarno progetto musicale ad opera del fantomatico Ansuz.  Poche se non nulle le informazioni riguardo al demo, solo il titolo del Demo e la nominazione dei brani; che poi brani… suono… forse…

Si perchè è ci ritroviamo ad ascoltare quasi venti minuti di quasi Black Metal dalle tinte vagamente dipinte di Folk Nordico, i titoli dei pezzi vanno in quella direzione, cosa assai buffa è che poi son tutti strumentali, oppure son solo frammenti di chitarra ruvida a volte inframezzata da una linea acustica negli elementi arpeggiati, poi niente…

Solo considerando le emozioni potrebbero esser visti in chiave positiva tali esperimenti sonori, in quanto siamo davanti a materiale totalmente primitivo, istintivo, mal suonato e mal registrato, dire o proporlo come materiale di Raw Black Metal è puro eufemismo!

Ci ritroviamo davanti ad un suono, che sembra più vicino ad una sega circolare atta nel infernale compito di disboscare una selva antica, oppure nel richiamare quel lato selvaggio del Black Metal che oramai è sempre più difficile da incontrare, cose che si sentivano veramente nei primissimi movimenti norvegesi o scandinavi, dove si potevano permettere il lusso di realizzare cassette senza l’utilizzo di batteria o della minima sezione ritmica… ma quelli erano altri tempi.

Forse potremmo trovare qualcosa di buono nelle parti più “melodiche” e negli inseriti acustici, che talvolta riescono a riproporre il senso di vastità del mare nordico o delle fitte foreste di conifere, o dello sferzare dei gelidi e glaciali venti del nord, o in certo piglio vagamente epico e fiero contornato da una lieve malinconia a tratti… ascoltando sempre meglio queste tracce potrei avvertire questo… forse…

A volte mi sembra di esser davanti alle Norne e ad assistere ad un lancio di rune, con un semplice gesto veniva deciso schiettamente e senza orpelli il destino di un uomo… ma tutto è Wyrd…

Qui siamo a livelli talmente minimali da risultare troppo eccessivo, troppo estremo, troppo di nicchia e di difficile comprensione, come lo è il capire cosa possa voler dire il volo del corvo e cosa potrà mai riferire al suo Signore nella Válaskjálf, che in attesa è assiso sul Hliðskjálf.

Forse davvero il trucco per capire questo semplice “Demo” è andare oltre le carenze esecutive, oltre l’approccio mono strumentale e scaldico, per quanto qui canti solo la linea di chitarra di Ansuz…

O in realtà canta esclusivamente il Lupo?

A voi l’ardua sentenza… a voi se avrete l’ardire di ascoltare, sciogliere questo mistero.

Nel frattempo un Lupo lontano chi sa dove, canta solitario.

Akh

Nattfog – Nattfog – (Demo 2008e.v. Autoprodotto)

1. Diabolical Winds           04:18   

2. At The Shadows Of The Fallen Walls         06:31   

3. Everlasting Fields          06:47   

Durata:17:36

I finlandesi Nattfog si formano nel 2007e.v. e nell’anno successivo danno alle stampe il loro debutto, questo omonimo demo.

Il dimostrazione in questione ha ottimi requisiti, per piacere a certi puristi del genere, infatti se i nostri non inventano niente di nuovo, c’è da dire che la registrazione zanzarosa delle chitarre ben si sposa con il senso “melodico” del gruppo, una certa fiera epicità si avverte nella costante oscurita’ di questo prodotto, un demo che a mio avviso si relega in quel frangente musicale dove i Taake hanno riscosso tanti successi (anche se qui non troveremo tastiere o pianoforti in sede di arrangiamento), ma questi Nattfog, posso garantire che fanno le scarpe nettamente alle ultime uscite di Hoest e soci.

Tutti e tre i pezzi sono assolutamente godibili, coinvolgenti e di buona fattura, lo scream è lancinante, le melodie aggressive e feroci.

A mio avviso questo gruppo possiede già le caratteristiche per uscire con un lavoro più sostanzioso e mandare in pensione dinosauri morti da tempo, già perchè credo sia meritevole incominciare a capire che questo genere è vivo per i gruppi che hanno qualcosa da dire e da dare e non perche’ label sempre più plastificate rendono icone gruppi che non hanno più sangue vitale da donare alla fiamma nera.

La nebbia notturna è scesa, viene in guerra!

A noi cogliere il suo grido di battaglia. In attesa di sentirli su distanze più corpose!

Akh

Emperor – A Night Of Emperial Wrath (Live 2021e.v.) – (Video Live Autoprodotto 23th May, 2021e.v., Notodden Teathre (Nor) )

– Intro

01. In The Wordless Chamber

02. Thus Spake The Nightspirit

03. The Loss And Curse Of Reverence

04. The Acclamation Of Bonds

05. With Strength I Burn

– Interludio  Video – Ave Satani

06. Call From The Grave (Bathory Cover)

07. Wrath Of The Tyrant

08. Curse You All Men

09. The Majesty Of The Nightsky

10. I Am The Black Wizards

11. Inno A Satana

– Outro – Opus A Satana

12. Ye Entrancemperium

– Outro – The Wanderer

Durata: 1.15,50

Non nascondo che ogni volta che vedo il Logo degli Emperor, la frequenza cardiaca sale e qualcosa dentro si anima come a voler controllare direttamente la notizia e la sua fonte. Ma come è possibile dimenticare…( https://cryptofemotions.home.blog/2019/07/21/emperor-in-the-nightside-eclipse/ )

Quindi quando un carissimo amico mi inoltra la notizia che per onorare i 30 anni dalla fondazione la formazione dello storico Demo si riunirà per suonare alcune canzoni, la mia fantasia è galoppata lontano…

a quei fatti misteriosi ed ambigui di una lontanissima Norvegia, dove talentuosissimi giovinastri imperversavano su i loro strumenti e davano alle fiamme Chiese o sconsacravano come fossero in gite domenicali  cimiteri e tombe… gli omicidi poi… sono questioni che… negli Emperor conoscono molto da vicino, si vocifera che proprio per tali cause Mortiis decise velocemente di trasferirsi nella vicina Svezia.

Ma… oggi siamo nel 2021e.v., quei ragazzini oramai sono uomini più che adulti, hanno scontato le loro giuste incarcerazioni e tutta quella grande enfasi iniziale è terminata “affogata“  nella propria spinta autodistruttiva.

Per fortuna, quella Norvegia ci ha lasciato grandissimi reperti musicali e fra tutti questi gli Emperor  quasi all’unanimità detengono un posto privilegiato, quindi capirete che è facile venir rapiti da questo moniker per quanto l’ultima uscita in studio sia oramai di 20 anni fa. Alba e declino nel rapido svolgersi di un decennio.

Quindi arrivando al giorno fatidico, ci troviamo a casa nostra ad aspettare forse l’evento dell’anno… (anche perchè questa formula del concerto in streaming… mi piace veramente poco… e la supporto per gli artisti in questione… ma la sopporto male!).

Si apre le danze con quel’epocale Intro che sfociava nella leggendaria “Into The Infinity Of Thoughts” e che a sorpresa introduce la splendida “In The Wordless Chamber” che in sede live acquisisce quello spessore monumentale ed epico che purtroppo la maggior parte dei blacksters nel globo non ha tutt’oggi compreso, questo lo dico perché da sempre sostengo la grandissima validità di “Prometheus – The Discipline of Fire & Demise” penalizzato eccessivamente dalla critica e dai fans, in cui la vera pecca a mio avviso risiede in una glacialità di produzione e nel suono della batteria che ha tolto molto dell’anima e del fuoco interiore, ma ci dobbiamo ricordare che era la primissima sperimentazione di Ihsahn dietro la console e anche con i suoi lavori solisti ci ha messo un bel po’ di tempo per trovare la quadratura…

A parte questa divagazione “dovuta”, si torna sul palco ed il quintetto si vede compatto e coeso, le riprese sono di altissimo livello, le luci… le luci riprenderanno per tutta la durata dello show le epoche dei dischi dei vari brani (unica eccezione per “Curse You All Men” da “IX Equilibrium”, in cui hanno evitato le luci marroni), quindi abbiamo avuto accecanti luci bianche per il citato Promethus, tonalità verdi per gli estratti da Anthems.., blu per In The Nightside.. e una bellissima ed infernale colorazione rossa per quello che sarà il momento clow del concerto, dedicato a Wrath Of The Tyrant.

Oramai anche gli Emperor sanno che il tributo allo status di Leggenda vivente lo hanno conquistato con i primi due lavori, quindi è li che affondano per le loro scalette e lo fanno con tutta quella perizia tecnica che indubbiamente li contraddistingue da tutti gli altri, “With Strength I Burn “ lo considerono l’inno più toccante che abbiamo realizzato e che riproposta mi ricorda sempre la bellezza struggente che i norvegesi in questione hanno saputo ricreare con tanta dovizia, per quanto ogni tanto lievi sbavaturine si percepiscano, come un coro un pò calante nella citata “Curse…” o nella non precisissima intonazione pulita di Ihsahn nella conclusiva “Ye Entrancemperium” o nella apertura un po’ forzata in alcune note della furiosa “The Acclamation Of Bonds”, questo significa solamente che se questi sono i difetti di questa rappresentazione, abbiamo avuto davanti il classico concerto ineccepibile, dove violenza, orchestrazioni (magistrali certi riarrangiamenti effettuati, sia nei cori che in certe partiture tastieristiche o negli appoggi sugli acuti chitarristici tutti di notevole intensità), perizia tecnica, storia del BM, carisma e ferocia elevata a maestosità epica, sono i tratti per la quale ancora oggi gli Emperor meritano il rispetto e le loro canzoni ci rapiscono in suggestioni oniriche e tenebrose.

Il momento culmine ovvero nella apparizione di Faust alle pelli e Mortiis al basso, viene anticipato da un classico ma sempre efficace video di foreste nordiche, torce fiammeggianti e un Ave Satani che ci ricorda le origini più nere e blasfeme con la quale i nostri hanno mosso i primissimi passi, quindi diciamo che la più che attesa reunion è durata giusto il tempo di una eccellente cover in omaggio ai Maestri Bathory e alla iconica “Wrath Of The Tyrant” dove Mortiis viene ripreso brevemente con il suo trucco abituale nella sua carriera solista e Faust ha sugaci inquadrature da dietro… beh… diciamo che mi aspettavo qualcosina in più… ma forse far collimare tutto e tutti insieme… era oggettivamente troppo.

La seconda parte del concerto riapre con quella mazzata nei denti estratta dal terzo full, per poi ricalarsi immediatamente nella triade infernale che chiudeva il loro esordio… e bene a parte i nuovi accenti, sono canzoni che dopo più di 25 anni brillano fiere addentro ad ogni tenebra, fulmini accecanti nelle notti di tempesta e magnifiche espressioni del cielo notturno esteso nel infinito.

Se ancora non l’aveste compreso, ogni intonazione qui espressa è una esaltazione, una furia elementale, una rovina estatica, una forma di presenza che nessun altro su questo pianeta può permettersi, perché nessun altro ha mai posseduto, tanto meno raggiunto questi lidi musicali.

Perciò anche ascoltarsi le parti registrate del “Opus A Satana” o della seducente ed ammaliante “The Wanderer” è sintomo di una grandezza superlativa… che ancora a distanza di quattro lustri dal loro ultimo album studio, io e moltissimi altri in giro per il mondo ci si possa emozionare al solo vedere quel Logos.

Qui si esaltano le fosche crudità delle tenebre e si elevano le grandezze inarrivabili del Caos…

Inarrivabili per tutti, ma non per loro…

Akh

p.s. ma se gli Emperor mai riuscissero a riregistrare in maniera più organica e completa “Prometheus” quanti di vuoi si dovrebbero ricredere… in cuor mio mi auspico il ritorno…. del unico vero Imperatore!

Svart – Namnlös Och Bortglömd (EP Frostskald Production. 2010e.v.)

  1. Den Hemlöses Klagosång 07:56

2. Den Sista Droppen Utav Liv 08:21

3. Namnlös Och Bortglömd 08:30

Durata: 24:47


Esce questo Ep di Svart (essendo il progetto di Draug, gia’ con i Livsnekad) in concomitanza con Lp “Förlorad” (di cui parleremo in modo accurato in sede di recensione) ad opera della sempre attiva Frostskald Prod.


Nella sua pur breve vita Svart puo’ gia vantare una buona discografia, percio’ chi bazzica certe sonorita’ gia conosce ampiamente la proposta e questo lavoro non disattende le aspettative, veicolando al suo interno buoni riff di chitarra in bilico fra la ruvidita’ di certa scuola norvegese a certe sonorita’ sempre care ai Katatonia, in cui la melodia angosciata avvolge perdutamente la struttura dei pezzi.


I tempi di batteria sono sempre molto distinti e raramente si spostano dal marcare i quarti, ma il riverbero di questo strumento è efficace e ben permette di introdurre l’ascoltatore nello spirito dei due pezzi (in quanto l’ultimo è una canzone basata esclusivamente sul pianoforte) in questione, sia “Den Hemlöses Klagosång ” che “Den Sista Droppen Utav Liv” trascinano nel loro incedere grazie ad alcune soluzione di lead guitar semplici ma che risultano efficaci, in quanto misurano il tessuto musicale in maniera dilatata, su cui la voce grattugiata e disperata di Draug (seppur molto incassata nella produzione) fa da controaltare esaltando la parte piu black del combo.


Le melodie sono buone, seppure non risultino innovative, ma in questo filone musicale è maggiore la propensione a cercar di sviscerare il malessere che l’artista si porta dentro, che la voglia di esaltare nuove sperimentazioni, ed in questo senso Svart riesce bene nel suo lavoro producendo brani che scivolano bene sulla pelle.
L’ultimo brano come detto in precedenza è incentrato su di una trama di pianoforte, il cui estro solitario ben si sposa con l’immanige tenebrosa e grigia che questo progetto si porta dietro.


Il suo procedere lento, crea una visione di una processione lugubre, disperata e che non consente repliche come in fondo è la coscienza della Morte.


Un Ep che sicuramente sara’ apprezzato da chi gia sguazza nel genere e che potrebbe ben essere una buona introduzione per chi neofita si voglia mettere a scoprire il lato piu’ sconfortato di queste proposte musicali.


Akh

Hastur – Macabre Execution (Ep Beyond… Productions 1997e.v.)

1. Dance Macabre              06:26 

2. The Execution              04:54    

 Durata: 11:20

Beh… dei genovesi (Genova che vanta un buon movimento underground a partire dai leggendari e disciolti Necrodeath, Detestor, Sadist, Desecrate…)  Hastur ne sento parlare nel circuito underground già da qualche tempo, per qualcuno si vocifera siano già un culto dopo un unico Live Demo, per qualcun altro una band controversa che non si scompone minimamente nel far fronte a scontri frontali con i concittadini Sadist e non solo… (basta leggersi una qualsiasi intervista al gruppo per comprendere che non abbiano peli sulla lingua, come i concittadini Detestor d’altronde n.d.r.).

Ma a parte le solite questioni di rivalità interna, finalmente posso ascoltare qualcosa col loro marchio: J.P. il chitarrista con cui suono si è accalappiato Ep d’esordio del combo, quindi da bravi famelici di musica estrema entriamo a casa e lo schiaffiamo direttamente nel lettore stereo.

La copertina è suggestiva, scura e un bel paio di tette (di una strega in piena estesi rituale?… forse no…) che sicuramente alluzzano l’ormone maschile… ben ci predispongono a questi due brani.

L’introduzione viene svolta da un loop di batteria rovesciata, su cui si innesta immediatamente un riffing d’assalto e martellante che stringe gli occhi ad un Death Metal nero, corposo, ruvido, molto old school, nervoso su cui risalta molto bene il lavoro del basso, che affianca la chitarra donando una notevole dose di profondità.

Certo che questa “Dance Macabre“ non posso esclusivamente relegarla ai suoni più mortiferi, in quanto appena passato questo assalto, una batteria blastata ci introduce in realtà a suoni più neri e sacrileghi, che si aprono in successione ad aperture antemiche e incoronando melodie  maledette su cui le tastiere hanno una ottima proposizione donando una inaspettata varietà di temi e soluzioni, tutto per creare una aura morbosa e ricca di contrasti, luci ed ombre, contornati da fuoco e zolfo.

La voce di Trevor strilla crudele versi carichi d’odio, litanie antiche e blasfemie in latino, vomitando addosso al ascoltatore ogni sua perversione vocale, che ben si delineano nella successiva “The Execution”, da cui direi istintivamente che la copertina volga il suo significato.

Un brano carico di atmosfere lugubri, dove il lavoro delle tastiere indubbiamente apporta soluzioni di pathos e tetra melancolia, dove si stagliano dure e varie le linee di chitarra, le suggestioni musicali posseggono indubbiamente un buon ritmo tirando fuori camei interessantissimi (tra cui uno che riecheggia tanto i Tiamat di “Astral Spleep”), ma è proprio nel suo insieme che prende forma una intrigante canzone, agitata, brutale, seducente e ricca di spunti vincenti sia in ambito melodico che ritmico, una cascata di idee ben amalgamate e distribuite fra tocchi granitici e serrati ed aperture acustiche che faranno la felicità di chiunque si avvicini a questa proposta, che diviene un oggettino indubbiamente da possedere.

A questo punto, credo proprio di poterlo affermare, l’unica pecca è che questo lavoro sia cosi succinto, non vedo l’ora di poterli ascoltare sulla lunga distanza. Le premesse sono ottime e se riusciranno a mantenersi su questi livelli il loro posto d’onore nelle bands di culto non sarà solo una sparuta opinione, ma una indubbia ed incontrovertibile verità!

Genova annovera fra le sua fila un’altra creatura delle tenebre più profonde e radicate…

Che Hastur il Re Giallo vi abbia in Gloria e siate benedetti nel segno della Danza Macabra.

Akh

Vollmond – Wolves In Turmoil (Digitale Drakkar Productions 2021e.v.)

1. Wolves In Turmoil      05:43    

2. And With Darkness It Rises    04:19    

3. Of Spiritual Oblivion  05:17    

4. The Torment Of Repulsion     06:00    

5. Obedience Master    05:21    

6. Unrelenting Dimness Profound           07:00    

Durata: 33:40    

I più attenti di voi, avranno avuto già modo di leggere dei mantovani Vollmond al interno delle sepolcrali stanze della Cripta; ebbene dopo quasi otto anni si silenzio i nostri riemergono attraverso la storica Drakkar Productions e tirano fuori questo “Wolves In Turmoil” che rappresenta il loro terzo full leight.

Già il cambio del logo e della tipologia di artwork, ci introduce verso la nuova direzione intrapresa da Peter (già ampiamente conosciuto con i suoi Blaze Of Sorrow) e soci, che lasciano da parte certe sonorità più cosmiche, per addentrarsi verso lidi maggiormente silvestri e selvatici, oscuri ed interiori, come si sottolinea nel breve arpeggio introduttivo di basso, dove un inerme gregge sta assiepato incurante delle minacce.

L’opener (che da il titolo al album) mette immediatamente in chiaro una maggior propensione al versante nero e d’attacco rispetto ai sopracitati B.O.S., le vocals di Nefastvm, vomitano il loro odio senza compromessi, dove il riffing insiste in trame Black Metal che si aprono su un finale dal sapore indubbiamente folk, che ci dimostra come comunque il tempo speso non sia stato assolutamente vano.

Altro esempio nervoso e carico di energie robuste, si manifesta con la seguente “And With Darkness It Rises” in cui lievi dissonanze si mischiano a sane iniezioni di oscure linee melodiche, a cui in certi frangenti appaiono senza sfigurare chitarre acustiche ad accompagnare malignamente l’atmosfera lugubre che i lombardi vanno a ricreare.

Echi che assolutamente non accennano ad interrompersi attraverso “Of Spiritual Oblivion”, la sua macabra introduzione ed i toni esclamativi, ci indicano fortemente una propulsione occulta che va a sfiorare certi dettati “Religious”, per poi di gettarsi nerborutamente (grazie ad un ottimo arrangiamento dietro le pelli di A.Mond che tuona inviperito le sue ritmiche) verso una ortodossia stilistica che sicuramente è un trademark anche per l’etichetta che li supporta, che certamente anche in questo caso riesce a donare del buonissimo materiale a tutti i famelici adoratori del Nero Culto.

Non saprei se liricamente vi è un fil rouge a collegari i sei brani qui esposti, ma indubbiamente potrei sostenere di trovarlo al interno della scaletta esposta, in quanto dove si ferma il brano precedente sembra continuare la canzone successiva, per quello che è un tema sonoro che possiede la forza tipica di una evoluzione o espansione, che sia forse questa la forza di questo lavoro?

Perché è proprio attraversando ogni angolo di questo percorso che si intravede un concetto superiore, una ricerca, un opus verso il quale veniamo condotti e ce ne viene espresso sommessamente ma senza tregua esplicato il significato, anche attraverso le ombre di una validissima “The Torment Of Repulsion” ricca di elementi che abbiamo già ritrovato precedentemente, come il sanguigno folk o i tenui riflessi diabolici dei Dissection; fino a giungere agli altari sacri, su cui gli antemici arpeggi, o le soffuse voci, invocano e si vincolano a forze superiori, per ritrovarsi certamente in un caledoscopio di suoni che divampano come i fuochi di Valpurga.

In questo senso le conclusive “Obedience Master” e “Unrelenting Dimness Profound”, divengono proprio il simulacro e la programmazione di ciò che i tre Lupi volevano intavolare; il loro subbuglio, le loro Atmosfere, il loro Volere, la loro Fame, il liberarsi chiaramente di ogni privazione psico/fisica per sfornare un disco, maturo, cattivo, sfaccettato, violento, intimo e completamente interiore, su cui riversarsi con estrema crudele veemenza.

Il gregge non potrà sottrarsi, i Vollmond li hanno tenuti al oscuro, l’agguato è concepito e chiuso sotto il mantello di una Luna Piena; la matanza abbia inizio…

Akh

Sanctus Nex – Aurelia (CD ATMF 2009e.v.)

-Exordium Of The Apostate   05:09      

-In Pursuit Of Albion   11:12     

-Held In Reverence   10:55       

-Genesis Reversion   10:53      

Durata:38:03

Il genere “Religious”, è una piega particolare di questa scena, vi aderiscono anche gli inglesi Sanctus Nex, che esordiscono per ATMF; quattro brani variegati in cui si possono trovare varie soluzioni intriganti e ben arrangiate.

Si pone l’accento sicuramente sul lato piu’ introspettivo della proposta musicale per adeguarla a giusto punto alle tematiche ricercate ed introspettive, l’iniziale “Exordium Of The Apostate” ne’ è un lampante esempio, sia per l’atmosfera ipnotica, sia per il sapore morbosamente sacrale che ispira, in cui si sente indubbiamente la vena ricercata che questo sottogenere molto spesso evoca.

I restanti brani si attestano tutti al di sopra dei dieci minuti di durata, in cui ci saranno presentate sia parti piu’ serrate e aspre e altre piu’ lente e mesmerizzanti, come nel caso di ” In Pursuit Of Albion”, dove si nota una certa perizia negli arrangiamenti e nel loro percorso a seconda delle necessita’ gli strumenti pongono voci interessanti nella struttura delle canzoni.

Sicuramente piu’ battagliera nei ritmi la seguente “Held In Reverence”, che trova in alcune soluzioni nel centro del pezzo uno stato di alterazione quasi angosciata fino a placarsi in uno stacco arpeggiato che appare distaccato ed ascetico, un cui far rifluire la nuova natura della percezione vissuta, che prende tonalita’ assolutamente piu’ marcate e decise acquisendo nella matrice del riffing un incedere che mi ha molto colpito, prima di un riaffermarsi di sonorita piu canoniche ma comunque di ottima fattura.

“Genesis Reversion” parte con un gusto imperioso e vagamente epico, in cui si capisce che il bm della prima meta’ dei ’90 è stato ben metabolizzati dai nostri musicisti di Albione, particolarmente efficaci certe uscite della seconda chitarra, che tesse melodie suadenti e aspre agitando il pezzo seppur rallentandone l’impeto, veramente azzeccato il break che si contrappone alla sfuriata che ne seguira’; per poi ritornare al tema ritmico iniziale, che si protrarra’ fino alla chiusura, perdendo forse pero’ un po’ di piglio.

Siamo di fronte quindi ad un buon esordio e questi Santus Nex se riusciranno a personalizzare ulteriormente la loro proposta e rendere continua l’atmosfera che si trova nei punti salienti di “Aurelia”, potranno sicuramente dir la loro nel panorama del genere; un disco che riascoltero’ volentieri ancora, per la sua carica emotiva e a tratti per la sua cerebralita’.

Akh

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