Forndom – Fapir (CD Nordvis Produktions 2020e.v.)

— Jakten 5.27
— Yggdrasil 4.15
— Finnmarken 4.21
— Fostersonen 6.28
— Munin 1.37
— Hel, Jag Vet Mig Väntar 7.26
— Hemkomst 5.40

Durata: 35:30

Attendevo questa uscita dal annuncio dello scorso anno, perché per la Cripta Forndom non è un artista qualsiasi, basta leggere la recensione realizzata per “Flykt”.

Per certi versi si ricollega pure al esordio, ma implentando almeno tre aspetti; la produzione sonora molto più pulita e definita, dove gli strumenti tradizionali traggono un enorme vantaggio e possono rilasciare quelle emanazioni lenitive tipiche delle culture arcaiche.

Secondo, una maggiore vocazione ritmica dove le percussioni si prendono la luce e la ribalta, accelerando per certi versi l’incedere solenne delle composizioni. In cui fuoriesce prepotentemente una vitalità selvaggia, a tratti rude e robusta, una scintilla che intende divampare nell’Anima che funge da innescatore per andare altrove.

Terzo, è un album certamente più vocale e cantato. Si percepisce certamente che questo lavoro è un inno, un omaggio, un ringraziamento al “Padre” come si evince dal titolo del album stesso.

Sì odono certi richiami alla vita, allo spirito nordico, al rapporto a volte conflittuale fra la durezza della terra e lo splendore di un ambiente che mantiene una linea selvaggia ed introspettiva.

In questo senso il lavoro di percussioni è stato fondamentale perché vanno a bilanciare i tipici tappeti sonori di cui Forndom è maestro.

Si intrecciano nello scorrere dei brani, visioni e condivisioni di sentimenti radicati nel profondo dell’artista, come una sorta (passatemi il modernismo per favore) di emozionante timelaps.

Il ritmo marziale iniziale in Jakten passa lentamente per quanto ricrei immediatamente un climax sospeso fra la morte e la terra. Ecco è la terra, le sue tradizioni, il suo spirito indomito, duro, severo, selvaggio, ma al contempo forgiatore, poetico, ricco di cromaticità e intenso che dona spessore a questo viaggio di ritorno e Fostersonen ne è un esempio fulgido e magnifico di quello che ho appena scritto.

Perché in Fapir e il suo abbagliante splendore ritroviamo un percorso a ritroso nello spazio e nel tempo, tutto in questo album è un crescendo verso l’ultimo immenso ed aureo brano, verso il “ritorno a casa”.

Hel, Jag Vet Mig Väntar e Hemkomst,  si espandono inizialmente con il medesimo ritmo; ritmo che simboleggia la rinascita dopo la morte, morte che significa rinascita, morte simbolica e rigeneratrice, alternando Vita e Trapasso, come le nove notte nel campo dei caduti attraversato da Colui che Tutto conosce.

Per questo quest’ultima in particolar modo, apre definitivamente, spalanca, si libra apertamente, abbandonandosi  in maniera incondizionata alla comunione con le proprie radici, con la propria vera cultura, unendosi con i propri Padri.

Per giungere alla pura commozione, ad un senso di riunione sacra ed indissolubile. Alla inequivocabile bellezza cantata che rende uno.

Tutto cresce tremendamente con gli ascolti per entrarti dentro e legarsi in maniera indissolubile.

Padre/Fapir/Odino, è tornare a casa.

Akh

Hecate Enthroned – Embrace Of The Godless Aeon (CD M-Theory Audio 2019e.v.)

1.    Ascension           01:37    

2.    Revelations In Autumn Flame   04:58    

3.    Temples That Breathe  04:35    

4.   Goddess Of Dark Misfits              07:04    

5.   Whispers Of The Mountain Ossuary      07:05    

6.   Enthrallment     05:17    

7.   The Shuddering Giant   06:41    

8.  Silent Conversations With Distant Stars                07:57    

9.  Erebus And Terror          09:17    

 Durata: 54:31   

Tornano a noi dopo sei anni gli inglesi Hecate Enthroned e l’ultimo “Embrace Of The Godless  Aeon “ vede gli albionici ritornare in maniera sensibile verso sonorità piu vicine agli esordi, per quanto in molti frangenti rimangano decise parti ritmiche a sostegno dei brani.

Ancora non al loro Top, ma sensibilmente ravvivati rispetto alla precedente discografia.

In questa veste riescono a valorizzare a pieno il loro talento!

é un vero peccato che abbiano ascoltato le male lingue nel passato che li additavano e mistificavano come fratellini dei “celebri” C.O.F., andando a snaturare le loro composizioni da Miasma in poi, ma qui gli H.E. tornano finalmente alfieri del loro personale trademark, composto da tastiere epiche e trionfali e giri di chitarra fantasiosi e nerboruti, sempre attorniati da quel gusto di poetica blasfemia che non guasta.

Il genere è quello che abbiamo sempre apprezzato, un Melodic Black dagli strascichi sinfonici, (anche perche ho sempre adorato i loro primi tre lavori,ep compreso) e rivedervi finalmente riprendere in mani solennemente il loro spirito piu fulgido non può che rendermi soddisfatto di ciò che ho ascoltato.

Brani come “Revelations In Autumn Flame” o “Enthrallment” hanno i crismi per diventare classici del gruppo e non potranno che fare la felicità di chi ha sempre sperato che tornassero più ferocemente ai loro fasti iniziali lasciandosi alle spalle le sonorità maggiormente Death che annacquavano eccessivamente la libera fantasia a tratti “barocca” con cui drappeggiavano oscuramente le nostre orecchie e la morbosità seducente di una squisita “Silent Conversations With Distant Stars” diventa un ottimo esempio della vena recuperata in tal senso.

Aspico vivamente che questo “Embrace Of The Godless Aeon “ possa essere solamente l’inizio di questo nuovo cammino intrapreso e che li riporti a troneggiare misticamente sopra ogni landa di Avalon ed oltre.

Hecate Intronata è tornata, i cancelli delle stagioni infernali sono pronti a riceverla ed onorarla, omaggiamola ed onoriamola!

Akh

…And Oceans – Vigilance And Atrophy (Singolo digitale Season Of Mist 2020e.v.)

Vigilance and Atrophy 4.39

L’anticipo di questo Comeback mi sembra valido, forse manca un pizzico di follia che li aveva contraddistinti inizialmente,ma nell’insieme ci sono molti elementi che ci restituisvcono gli …And Oceans in gran forma!!!

Attendiamoli fiduciosi!!!


Akh
https://www.youtube.com/watch?v=rRv6nlVbmmI

Cynic – Carbon-Based Anatomy (CD Season Of Mist 2011e.v.)

1. Amidst the Coals 02:11
2. Carbon-Based Anatomy 06:24
3. Bija! 02:27
4. Box Up My Bones 05:32
5. Elves Beam Out 03:59
6. Hieroglyph 02:28

Durata: 23:01

I Cynic sono un gruppo che da sempre è alto nell’immagine nel mondo del metal; sara’ per esser stati precursori di molte sonorita’ (inutile discutere su quante frontiere un album come “Focus” abbia saputo aprire nel mondo estremo dell’epoca), sara’ per il loro distacco che ne ha creato un piccolo mito moderno, sara’ per le loro indiscutibili qualita’ tecniche, fatto sta che è un nome che nel bene e nel male hanno sempre destato un interesse molto marcato e rispetto da parte di tutti.

Il loro rientro sulle scene quindi era atteso come una prova del nove e per quanto mi riguarda “Traped In Air” non ha disilluso le mie aspettative (le mie impressioni a riguardo le potrete rileggere qui: ); ma i Cynic non sono un gruppo da adempiere al loro semplice compitino e nonostante un certo radicalismo concettuale su cio’ che è giusto o sbagliato nel mondo metallico, i ragazzi hanno sempre guardato il tutto semplicemente dal loro punto di vista.

Cosa aspettarci quindi da questo nuovo lavoro?

Evoluzione, sensibilita’, ricerca, aggressivita’ e tanto tanto feeling.

La prima cosa che viene in mente è che ci sia un discorso prettamente concettuale alla base di questo cd e l’introduzione atmosfericamente me ne da una conferma evidente con il suo impeto delicato e ondeggiante, come a svolgere una figura preposta ad indicare una nascita originaria al di sopra del tempo e dell’azione, in un contesto che viene ripreso anche dalla successiva “Carbon – Based – Anatomy” che oltre ad immettere le tipiche linee del combo mantiene costantemente un frangente al limite dell’onirico, su cui gli arrangiamenti corali giocano un ruolo decisivo per ricreare questa aura magica e sospesa.

Certo va subito ammesso che chi si aspetta groosse virate su lidi tipicamente Death, potrebbe rimanere deluso di primo acchito, in quanto il mosaico descritto dalla band è univoco nel ricreare una formula che necessita di vari ascolti da parte dei sostenitori dello zoccolo piu’ duro del D.M. ma che sapra’ dare grosse soddisfazioni a chi riuscira’ a trovarne il sottile filo comunicativo.

Dimentichiamoci quindi il lato piu’ “estremo” e le sue graffianti growls cybernetiche, per gustarci un combo che ha tratti riprende soluzioni quasi rock (non a caso si percepiscono influenze Pink Floyd nella emozionante “Elves Beam Out”), ma che va alla deriva intrecciando soluzioni di aria “australe” con le tipiche cavalcate o parti solistiche, o i ritmi tribali ed etnici che sono distribuiti per tutto “C.B.A.”, come ci dimostra “”Bija!” con una vena progressiva che va a ricordandoci a tratti la loro precedente incarnazione musicale: i Portal.

Inutile discuisire sui vari ceselli che i vari strumenti riescono a fornire impreziosendo le varie tracks in definizioni e tratti astratte o metafisiche, riuscendo nell’impresa di vivificare un racconto o un’idea concettuale mai di basso livello, regalandoci preziosi sentimenti e sensibilita’ di cui “Carbon – Based – Anatomy” e permeato.

Nonostante la breve durata dell’album (potrebbe esser considerato benissimo un mini), un percorso emotivo ad alta intensita’ ci è stato donato da Masvidal e Co.e questo supera tutte le barriere personali a mio avviso; perche’ quando si parla di qualita’ i Cynic rispondono: Presente.

Akh

Bolt Thrower – The IVth Crusade ( Vinile Cd Eareache records 1992e.v.)

1. The IVth Crusade 04:59
2. Icon 04:10
3. Embers 05:18
4. Where Next to Conquer 03:50
5. As the World Burns 05:25
6. This Time It’s War 05:50
7. Ritual 04:30
8. Spearhead 06:47
9. Celestial Sanctuary 04:37
10. Dying Creed 04:17
11. Through the Ages (Outro) 03:45

Durata: 53:28

Ok! I Bolt Thrower li venero, sara’ perche’ a me le produzioni della Eareche fanno sbavare come un cane idrofobo, sara’ perche da quando è uscito “War Master” potrei scendere in battaglia con un cucchiaino da te’ e fare vittime sacrificali ugualmente, sara’ per le vocals di Willetts o per la batteria squadrata ma dannatamente impetuosa di Whale o per il riffing spaccamuri che oramai è un trademark assoluto; fatto sta che attendevo questo “The IV Crusade” con ansia ed impazienza.

Arrivo ad acquistare il vinile la copertina mi fa’ sussultare per la bellezza (anche se hanno lasciato le cover “workshop stile” e dietro c’è una meraviglia!!! Un logo del Chaos che un amante di M. Moorcock come me non puo’ che star ad ammirare estasiato).

Ci sono, piazzo l’LP sul giradischi e pronti alla celebrazione della nuova guerra!!!

Mi cade la mascella per terra; l’attacco del pezzo omonimo è una badilata mid tempos che non mi aspettavo, abituato alle sfuriate grind dei loro esordi.

Un riffing tremendo e maledettamente contagioso mi pervade, la voce gutturale di Karl mi scarnifica l’anima, mentre il basso minimale di Jo fedele alla mastodonticita’ delle chitarre segue la scia di sangue che il quintetto sta mietendo.
Nella lentezza il suono proposto dai Bolt Thrower trova una dimensione esasperata per potenza ed epicita’, mi ritrovo ad immaginare carneficine sulle note di “Icon” ed “Embers” su cui il lead delle chitarre impazziscono ed io con loro, mentre Andy trova pad di doppia cassa su cui rovinarmi in head banging sfrenati.

Vabbe tre pezzi sono pochi per dirlo ma mi sa’ che questo disco sara’ un capolavoro per il genere e se i nostri hanno abbandonato oramai in maniera inequivocabile le sonorita’ grind, cazzo godo come un riccio nel dire che sono diventati delle divinita’ del Death Metal!!!

Uno dietro l’altro seguono a ruota brani esagerati senza il minimo sbaglio od inflessione, come potrei mai criticare un brano come “Where Next To Conquer” o “Spearhead” su cui sbraito invasato come un demone supremo; il delirio mi ha totalmente preso, il simbolo del Chaos regna nella mia camera e ne sono totalmente rapito, ed il mio scapocciare oramai sfiora la follia isterica. La strada è tracciata, le coordinate sono a fuoco e fiamme, la pietra miliare eretta, siamo all’apice, è un’apoteosi di violenza sonora senza eguali.

La divione B.T. non possiede piu’ remore e non accetta prigionieri, pretende sangue ed urla. Come ogni signoria della Morte giustamente rivendica dai propri tributari, ed io sono qui a prestarmi alla loro “Ritual”: “il cielo si fa nero… cadute sono le genti di una razza decadente…, attraverso le ere…” in una guerra che è marchiata indelebilmente dalla “Quarta Crociata”.

Sono esausto, esaltato, soddisfatto, la furia è passata, ma ristagna dentro il midollo spinale.. fino a quando le mie mani non tornano a girare il platter per tornare ad esplodere in tutta la sua GRANDEZZA…
Bolt Thrower… Un Masterpiece! Per Sempre!!!

Akh

A.Death.Experience – Experience 2008 (Demo 2008e.v. Autoprodotto)

1. Lost In Illusion 04:03

2. Into Purple Skies 05:57

3. Chaos Vision 04:35


DURATA: 14:35


Proveniente dalla Germania andiamo a recuperare un demo; perchè interessarsi ad un tre pezzi di alcuni anni fa?Perchè lo scouting della Cripta vi vuole bene e se amate il Melodic Death Metal vi segnerete immediatamente questo nome e ci ringrazierete.


Ovviamente chi ci legge saprà che il MDM moscio non mi tira neanche un pochino, ma quando è incazzato e gira alla grande mi esalta in maniera incontrollabile e i nostrani Joyless Jokers mi ricordarono quanto sia possibile questo accostamento.


Quindi saprete fin da subito che i teutonici suonano alla grande e cercano di reimpostare le regole auree (che hanno spinto gli scandinavi a gruppi semi pop) di questo genere andando a spingere e picchiare su linee dal sapore In Flames, At The Gates, Arch Enemy ma prendendo esclusivamente il meglio dai gruppi menzionati e inserendoci pesantissime dosi di personalità e l’arrembante “Chaos Vision” ne è un immediato esempio di come girino questi ragazzi, in cui spunta nella parte centrale pure un blastato da cui la chitarra di Paul graffierà con un riffing ispiratissimo e sempre molto fantasioso (questo per tutta la durata del demo in questione).


A mio avviso che gli A.Death.Experience siano senza contratto mi pare inverosimile, possibile che il pubblico di estrazione metal non richieda l’attenzione su musicisti di questo calibro; no signori non è possibile!


Quindi tornatevi a spappolare le orecchie su una devastante “Lost In Illusion” in cui la potenza debordante delle pennate espresse vi farà alzare le chiappe dalle vostre comode poltroncine, dove un indiavolato Micha vi perseguiterà a suon di doppia cassa, bastonate e giri di batteria su cui esprimere tutto il proprio talento.
Ci sono stacchi e ripartenze, momenti di riflessione (come nell’introduzione di “Into Purple Skies” con tanto di “destruction mode” a seguito) e tanta tanta voglia di sfasciare tutto ciò che sta attorno, le linee vocali passano da timbriche aspre a parti growllate alla faccia di chi pensa che suonare melodico sia solamente per il piacere di signorine e invertebrati.


Signori se teniamo conto che questo demo è del 2008e.v. e ne ascoltate le sonorità non crederete tanta è la bontà, pulizia e potenza, tecnica e fantasia; abbinamenti che non potranno veramente lasciarvi indifferenti e se inseriamo la mia variabile preferita ovvero la Violenza!!! non potrete non dar ragione a Crypt Of Emotions nel supportare questa band di indubbio talento.


Il lavoro appena visionato è liberamente in scarico gratuito; quindi Label, ascoltatori, addetti ai lavori, cliccate il link sotto esposto ed alzate il volume al massimo…


Un’esaltante Esperienza di Morte vi attende. è ora che paghiate il vostro debito.
Supporto!


Akh


http://adeathexperience.bandcamp.com/downl…56c8&type=album

Necromass – Connected Body Pentagram (Demo Tape Autoprodotto 1992e.v.)


Side A

1.Intro – Connected Body Pentagram 05:13

Side B

2. Incision Of The Cursed Circle 03:23

Durata: 08:36


La Cripta gira, cerca, esplora, ascolta i rantoli più spietati e blasfemi, gode dei suoni più putridi e nefasti. Capita quindi a “fagiolo” questa cassettina dei fiorentini Necromass, ovviamente trovata nei meandri della Contempo, uno dei lidi sicuri dove trovare materiale scomodo e lontano dai gusti del metallaro medio.


Ma torniamo al demo in questione, dopo alcuni cambi di nome giungono al esordio assoluto questi Necromass; il titolo è emblematico “Connected Body Pentagram” la cover completamente nera stampata con fotocopiatrice, parla di un prodotto Total Underground e la cosa mi “ingarzullisce” immeditamente.

Il lato A si apre con un suggestivo intro realizzato da Tommy dei Sadist, atmosferico e malevolo (attenzione anche a questo nome perché potrebbero ripercorrere le orme dei loro predecessori Necrodeath, tutto da ascoltare pure il loro 7”) , mentre prende corpo la titletrack del nastro che ci presenta un Death Metal, molto scuro, al limite del nero, il suono è corposo e decisamente pigiato, che prende ancor maggior forza per via delle ritmiche stoppate che ben si delineano dalle due asce, il ritmo non è elevatissimo, ma riesce a catturare immediatamente, grazie anche a cambi efficaci ed al growl catacombale di Carlo, di pregio indubbio il refrain del brano che è pesantissimo, come monoliti sacrali al capro, un delirio che ha il sapore di trionfo, di estasi dionisiaca, un brano veramente ben fatto e carico di pathos.


Leggermente più veloce la seguente “Incision Of The Cursed Circle”, che possiede riff maggiormente dritti, a cui si unisce una batteria degnamente picchiata, una canzone che segna chiaramente la voglia di estremo del combo fiorentino, un cui non c’è mai assolutamente nessuna remora nella ricerca di efferatezze e malattie sonore, che si vengono ad evidenziare anche nei brevi ma efficacissimi solos. Le ritmiche rimangono generalmente pesantissime e tremende, quindi vi siano solamente due brani da ascoltare posso sicuramente considerarmi soddisfatto del acquisto fatto!
Firenze ha il suo gruppo di musica nera, estrema, quindi mi auguro che i Necromass potranno soddisfare quella voglia di blasfemo, deviato, malato e ribelle anche in futuro, se mantenessero queste premesse, ci sarà da godere!


Per gli tutti altri… Connected Body Pentagram!!! La Cripta ha scovato un’altra perla nera.


Akh

Stormkeep – Promotional Tape MMXVIII (Digitale e Cassetta Order Of The Divine Light 2018e.v.)

1. Lighting Frost 06:212.

Drycraft 03:57


Durata : 10:18


https://www.youtube.com/watch?v=-onRqUhe7oI


Dagli Stati Uniti d’America spulciando in giro per territori poco frequentati, la cripta scova il demo di questi Stormkeep. Giusto per capirci, non ci sono info, ne troppi riferimenti, quindi lasciano molto al introspezione di chi ascolta. Giusto la segnalazione che questa tape, non è la vera visione musicale della band che uscirà presumibilmente a breve termine con un mini cd di esordio.


Certo che devo dire questa tipologia di suoni mi affascina davvero parecchio, si unisce a quella peculiare idea di musica “vera”, senza grossi fronzoli in sede di registrazione per cercar di catturare tutta l’energia tramite le note stessa delle composizioni (in questo caso ahimè solamente due), il tutto unito però da un buon songwriting, ci sono alcune incertezze esecutive ma a mio modo di vedere in questo caso lo trovo un vantaggio, motivo molto fedele a ciò che significava più di 25 anni fà demo tape, compreso di warnames illeggibili e foto spettacolare.


Il primo brano è una colata veramente spettacolare di note oscuramente melodiche, incarnate da una prestazione vocale molto aspra, che in alcuni momenti forse mi ricorda qualcosa di “For All Tide” anche se l’atmosfera generale è assolutamente differente, potreste caso mai rivederci i Windir più selvaggi e serrati o i primissimi Emperor per certe ariosità dettate dalle tastiere.


Le chitarre sono decisamente taglienti, complice anche la zanzarosissima produzione, ma ciò non significa certamente che il riffing sia minimale, anzi tutto si rende sempre molto dinamico e furioso; la batteria gira che è una bellezza e i tappeti di tastiere rendono ancor più ampio il respiro epico di questa “Lighting Frost” in cui fa capolino pure un brevissimo spaccato di voce pulita che non è proprio “perfetto”, ma anche questo è il bello come dicevo poco fa.


L’etichetta ci sottolinea semplicemente questo: “Stormkeep represents medieval fantasy, ancient legends and magick exclusively”, che dire, elemento sicuramente più facile da ritrovare nel secondo pezzo “Drycraft” un corto brano di matrice Dungeon Synth, in cui sembra che Mortiis ed Il primo Burzum si incontrino a mezza strada, fra minimalismo sonoro e ombre stregonesche, dalle forti reminiscenze 90’, certamente affascinanti ed evocative.


A mio avviso se non snaturassero in pulizia il futuro lavoro, potremmo aspettarci un piccolo gioiellino da collezione, intanto mi accontento di segnarmi questo nome sperduto nel sottosuolo più profondo di questo vastissimo panorama metallico, e non posso far altrimenti che complimentarmi con gli Stormkeep per lo spirito prodotto!


Veramente un demo di ottimo livello!


Akh

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