Blaze Of Sorrow – Absentia (Ltd. CD Eisenwald 2020e.v.)

1.            Settimo Requiem            07:27    

2.            Furia      06:51      

3.            Sonno D’Eterno               07:17      

4.            Notturna             07:06      

5.            Hybris   06:02      

6.            Cupio Dissolvi    05:26      

7.            Morte Di Un Immortale               03:49    

 Durata: 43:58   

I Blaze Of Sorrow non sono nuovi alla Cripta, come avrete potuto notare e dal lontano “Echi” che abbiamo avuto la fortuna di poter conoscere la formula del progetto di Peter.

Li ritroviamo dopo l’uscita del nuovo “Absentia”, quindi ci sono tutte le premesse per poter valutare quanto di buono sia stato operato in questi anni.

Una cosa salta immediatamente al occhio, da progetto B.O.S. diviene un gruppo infatti vengono inseriti in pianta ufficiale due altri elementi e a mio avviso, porterà un evoluzione al suono del combo, inserendo ulteriori esperienza e possibilità creative.

Se con “Echi” avevo trovato un ottimo connubio fra B.M. e Shoegaze dal tasso profondamente emotivo, con questo nuovo album, devo ammettere che ho trovato una evoluzione stilistica che mi ha fin da subito irretito; merito di una iniziale “Settimo Requiem” arrembante e con fortissimi accenni Folk di richiamo medievale, unendo la parte più veloce della matrice Black Metal ad un riffing ispirato e ficcante, divenendo il brano più tirato del loto.

Questo pezzo è anche il termine di unione col passato più o meno recente, in quanto il finale si va a riappoggiare sognante e riflessivo ai “guardatori di scarpe”, ma per come lo intendo io questo sarà il giusto mood a contrasto dell’iniziale belligeranza; ma da qui in poi questa influenza verrà accantonata in favore di ulteriori espressioni artistiche.

La voce di Peter esplode sempre le riflessioni che si porta in seno, con fragorosa costanza, rimanendo l’elemento fondamentale il polo astrale dei pezzi, che possono in questa maniera variare a seconda delle esigenze che si parli di una “Furia” dal incedere maestoso o una “Cupio Dissolvi” col suo iniziale incedere rockeggiante.

Si se devo trovare una evoluzione principale è proprio l’avvicinarsi e l’inserimento di queste sonorità ad aver maturato ulteriormente la proposta del gruppo, lo si evince da moltissimi camei, arrangiamenti, grooves ritmici, a volte strutture (come accade nel bellissimo solo iniziale di “Sonno D’Eterno” in cui l’unione fra i generi diviene toccante profondità stilistica, sentimento, emozione, espressione del proprio intimo essere, libertà.

Anche perché riescono con facilità sorprendente, ad innervosire i brani con accurati passaggi, segno di una unione di intenti e feelings notevoli, N. ad esempio riesce in un continuo lavoro a utilizzare la batteria con marcato dinamismo senza mai perdere di vista il filone Metal (molto belli certi sostegni di doppia cassa), armonizzando quindi le varie sfaccettature che si trovano al interno delle canzoni “come accade ad esempio in “Notturna” o “Hybris” giusto per far comprendere quanto detto, il tutto sempre rimanendo, sensibili, robusti, poetici, visionari e fieri.

Altro elemento che mi piace sottolineare è come si riesca ad inglobare le varie parti  e le varie sentimentali esperienze un maniera assolutamente in maniera naturale e spontanea senza stacchi ma fluidamente, come un percorso senza scossoni o rotture (cosa che mi è capitato di ritrovare ad esempio del nuovo October Fall’s in cui l’anima acustica sembra sempre essere quasi estranea al contesto più metallico o perlomeno sviluppata in maniera del tutto solitaria).

Questo è un ulteriore elemento di riflessione di questa evoluzione e trovo che “Absentia” abbia dei picchi stilistici notevoli sotto tantissimi profili, anche se bastano i soli riff per poter vincere la loro sfida, come capita ad esempio nelle citate “Settimo Requiem” o “Hybris”, il tutto sempre sotto la tonante interpretazione vocale, che mai si risparmia dal tocco esclamativo e rudemente aspro come una rovina che sentenzia la propria storia.

Viene il tutto sigillato da una piccola perla acustica che ben manifesta come i Blaze Of Sorrow godano di un’ottima forma, di come le emozioni possano nascere e svilupparsi, affondare le loro radici e ributtare orgogliosamente i proprio frutti, in un mondo ricco di sfumature.

Questo è il mondo di Peter e dei suoi compagni, il mio consiglio ovviamente e di poterlo incontrare e perdervici, altrimenti potrebbe essere una grave “Assenza” .

Akh

Mete Infallibili – Karma Catarsi ( Demo cdr Autoprodotto 2007e.v.)

– Ostentare Il Massimo   5.39

– Karma Catarsi   4.40

– L’ Ultimo Saluto   3.44

– La Meta   6.23

– Unicità Raggiunta   5.07

– Glacial Plus   4.49

– Il Fanciullo   4.33

– C.F.A   5.08

– Nessun Pentimento   4.32

– L’ Ultimo Sogno   6.06

Durata:50.41

Questo progetto perugino prende vita per volonta’ di Der Deilige ad operare sfrontatamente nella direzione di un B.M. sintetico e di una epicita’ dirompente e violenta.

Ne escono fuori dieci brani tirati, bellici, ironici, (vedete lo stacco che risiede in “La Meta”) pregni di atmosfere monumentali e ruvide che fanno da contro altare all’indiscutibile raschiare dell’approccio BM, approccio che è simbolo e manifestazione di una decadenza visibile e tangibile a cui il nostro va’ fieramente incontro con orgoglio e maestosita’.

L’impostazione dei brani è assolutamente fuori dalle solite metriche del genere, essendo marziali e magniloquenti ma cosparse da tessuti esclamativi distorti, neri, ribelli e come dice “Il Santo” provocatori; da sottolineare la prestazione vocale, che nel suo imperante cantato in italiano si presta a narrare come solo un poeta passionale e bagnato dalle rive del Parnasso puo’ avere.

Non troverete il minimo calo, un assalto, uno squarcio, un grido di guerra epico e trionfale che incita al superamento di tutti gli ostacoli (fisici e metafisici), per potersi ritagliare un posto fulgido dove risplendere la propria forza uranica, liberandosi della melma che lo appesantisce.

Difficile segnalare i brani piu’ rappresentativi, qua’ la qualita’ è indubbia e non esistono riempitivi; ogni canzone è costruita per esplicare una sensazione precisa o un messaggio, un cd che ha veramente moltissimi picchi su cui la nostra aquila umbra troneggia, coscente che le vette piu’ alte possono essere toccate solamente dagli animi piu’ impavidi.

Karma Catarsi trasuda italicita’, personalita’, genio, euforia, grandezza e rovina.

Un album da avere in quanto superiore alle aspettative, che sa’ guardare oltre le altissime vette, altrimenti l’unica cosa da dire prendendo in prestito una citazione da “L’ultimo Saluto” é:

“..ma Vaffanculo”

Akh

Blaze Of Sorrow – Echi ( CD Sun & Moon Records 2012e.v.)

  1. All’Ignoto 06:43
  2. Empatia 08:27
  3. In Memoria 05:10
  4. Il Soffio Del Sole 08:18
  5. Alberi 03:25
  6. Echi 06:35
  7. Ma Il Vento Ricordò Il Mio Nome… 07:40
  8. Aspettando Il Tempo 06:14

Durata: 52:32

I mantovani Blaze Of Sorrow esordiscono su Crypt Of Emotions grazie a “Echi” realizzato dalla Sun & Moon Records; non sono comunque di primo pelo in quanto questo è il terzo lavoro sulla lunga distanza fuoriuscito dal monicker lombardo.

Oramai chi ci segue saprà quanto mi piaccia rimarcare la qualità che le nature del B.M. italico stiano sfornando, creazioni preziose ed intrise di emanazioni sonore di assoluto valore e “Echi” ne entra a far parte di buon diritto a mio avviso.

Il tasso di emotività dei Blaze Of Sorrow è molto alto, se dovessi creare una fisionomia potrei citare la virulenza dei Funera Edo, la poeticità sublime degli Janvs di “Vega”, l’approccio sognante dei Movimento D’Avanguardia Ermetico, l’approccio rivido ed epico dei Criptum, mentre guardando fuori dai confini patrii citerei i primi Ulver per l’aggressione silvestre e gli Alcest di “Souvenir D’Autre Mond” per gli spaccati riflessivi e melanconici, senza mai derivare dai gruppi sopra citati, ma incanalando questa alchimia unicamente sotto il nome di Blaze Of Sorrow.

Chiunque si ritenga un ascoltatore di B.M. dalle tinte atmosferiche ed introspettive rimarrà affascinato dai quasi cinquantatre minuti che Peter ha saputo intagliare in questi otto brani dove è il sentimento a farla da padrone, dove è l’anima ferita a rilasciare note colme di introspezione che a volte esplonde in frangenti belluini ma che finendo il ciclo rimanda sempre davanti alla pendente falce della Signora Morte.

Senza mai venir menzionata la sorella nera è la vera figura predominante di questo disco, il fatto che l’ultimo atto della nostra vita sia comunque uno, crea quella dimensione distaccata e la visionarietà in cui la bellezza del “creato” sia percepito come fragile momento, come istante accecante in cui ci si è imbattuti quasi fortuitamente aprendo ferite sulla pelle delicata di questo spirito battagliero e sentimentalmente travagliato; un bivio senza scelta in cui il momento aureo è l’ascesi naturale, dimenticando questa sofferente ed incantata illusione.

Come non farsi rapire da “Alberi” e dalla sua chitarra acustica, dagli arrangiamenti che ritraggono distacco e tristezza profonda, dalla Strumentale “In Memoria” che si fonde in “Il Soffio Del Sole” e nel suo break permeato di introversione e ribellione come accade nella rabbiosa “Echi”.

è veramente inutile continuare a citare titoli, ogni momento ha il suo perchè, ogni frammento è uno spaccato pulsante, ogni parola un gemito furioso, una lama di sofferenza.

A tutti gli amanti del movimento B.M. Shoegaze consiglio vivamente di lasciar perdere certi signori d’oltralpe (Alcest) e tutta la clonatura a loro derivata, qua c’è un gruppo dal potenziale enorme che attende si elargire il proprio sentire, il proprio ardore, il proprio essere, con un bilanciamento di valori assolutamente di rilievo, il sostegno quindi posso assicurarvi è più che meritato .

Una marea di note ci investe, fatta di arpeggi, di riff taglienti, di stacchi pennati, di intrecci solisti, il tutto per rievocare un disegno romantico, decandente, disperato, angosciosamente violento su riflessi che drappeggiano sottotinte pallidamente velate in cui rifulgono in contrasto lampi aurei su ghiacciai lontani.

Questa è l’ultima visione, questo è l’ultimo eco.

Akh

Occulta Struttura – Vol.III

Occulta Struttura – Vol.III

1. Redecotion of Hate 05:06

2. E.S.P. Vortex-Demo Destruction 01:10

3. Og Tid (About Chaos) 04:37

Durata: 10:53

“Band toscana che vede al suo interno il nostro aristocratico Akh…voi tutti conoscete la mia perplessità sul reale valore della nostra scem ehm scena italica…stavolta non posso che ricredermi e dire che spaccano il di dietro senza nessuna remora…ho avuto occasione di ascoltare Vol III ed era dai tempi del mini Satanic Art dei Dodheimsgard che non venivo preso ed avvolto in tal maniera…così come nel proseguio Vol IV dove il viaggio continua fra atmosfere che sembrano create dall’accoppiata malefica Diabolicum-Snorre,credo con questo di aver già spiegato il tutto…I testi hanno una ricerca intima e battagliera…non vi è apocalisse senza ricostruzione che porti alla decostruzione della primorde essenza…” Defleshed

“Gli Occulta Struttura per me rappresentano un’istituzione. La Toscana in campo Black Metal ci ha sempre rivelato grandi cose. Sarà perchè è una terra magica, piena di misteri ed artisiti ma le band che vengono da quelle zone su di me han sempre un bell’effetto. Cosa posso dire..non vedo l’ora di sentire qualcosa di nuovo e di devastante come loro sanno fare.” Faber In Janvs

“Non posso esimermi dal dire la mia sul progetto del nostro Akh.Musica aggressiva ma ricercata e non banale come la maggiorparte delle band della scena italica che danno peso solo all’apparenza e alla forma tralasciando contenuti ed introspezione, testi raffinati che trattano in maniera finalmente soggettiva argomenti troppo inflazionati e banalizzati che molti altri sfruttano per attirare l’ascoltatore, senza nessuna convinzione di fondo, insomma, una mosca bianca nell’Italia della mediocrità.Un progetto assolutamente originale anche per la filosofia dello stesso Akh, rispetto alla sua arte. Di questo ce ne parlerà lui se vorrà, anche se, in ogni caso, vorrei proporgli un’intervista per aristocrazia non appena avrò un po’ di tempo…Totale supporto. Chiunque sia stufo dei soliti clichè che infestano la scena, ormai non solo quella italiana, troverà una boccata di aria fresca e pura, ascoltandoli.” Windiria

“Eh sì, gli Occulta Struttura. Sono un po’ i miei mentori, i miei maestri. Non posso dire nulla sulla loro musica, in quanto è per me troppo cara, e troppo difficile da definire in modo oggettivo. Ringrazierò sempre Akh e Vekathul, per tutto quello che hanno fatto per me. Grazie di cuore!” 7.5-M

“Dopo mille peripezie con sto stupido windows vista sono finnalmente riuscito a scaricare vol III e Vol IV:Allora parto del presuposto che non sono un vero amante/intenditore del B.M piu puroparto pure dal fatto che amo la tecnica spesso fine a se stessa e le mille porcate che esse portanoPero….e dico pero….c’e sta un qualcosa di questa musica che mi ha in qualche modo “riveduto” (non saprei che altra parola usare) e non solo, una certa maleficita e alleggiata dentro la mia stanzetta quando lo messa su.In breve? complimenti, per essermi piaciuti dovete avere davvero qualcosa di “abnormale”DarkChef

“E’ difficile trovare le parole per descrivere quanto io abbia apprezzato la musica degli O.S.,posso solo dire che sono l’unico gruppo che sia riuscito a farmi rivivere le stesse sensazioni,che provo quando ascolto un disco come Anthems to the Welkin at Dusk:Oscurita’,Caos,Disagio,Orgoglio,e tutto questo senza cadere in una sterile imitazione,ma semplicemente recuperando e facendo proprio(sviluppandolo secondo la propria personalita’) lo spirito del gruppo che ha partorito tale capolavoro.Nutro un grande senso di rispetto per il modo in cui Akh,ed il suo gruppo hanno deciso di diffondere la propria arte,pero’penso che meriterebbero davvero molto di piu’,trovo un peccato tenere all’oscuro molte persone,dell’esistenza della loro musica.” T.Morgan

“I miei omaggi per questa validissima realtà conosciuta grazie ai link postati..violenza unita ad introspezione,tastiere con incedere maestoso,screaming lacerante accompagnati da riff taglienti e mai banali..i miei compimenti ad Akh e compagni per l’originalità della proposta e la buona esecuzione del tutto nonchè per la scelta di preferire la propria passione a qualsivoglia forma di pubblicità (anche se detto fuori dai denti il nostro paese così infarcito di esterofilia meriterebbe uno smacco notevole e la pubblicazione di questi lavori sarebbe sicuramente un ottimo metodo per dimostrare che qualità e passione non fanno rima con Oltralpe)…bravi ragazzi!!!!” Funeral Moonlight

“vi faccio i miei complimenti! Il III mi ricorda i Deathspell Omega (e questo è un bene 😛) e nell’insieme è davvero tirato e coinvolgente” Xecutioner

“Faccio i complimenti ad Akh. per la sua band che ho apprezzato sia musicalmente che attitudinalmente. Niente altro da aggiungere, avanti così!” General K.

“Volume III: una furia primordiale, diretta e senza limiti, ma comunque consapevole dei suoi obbiettivi. Poco più di 10 minuti in cui la carrellata di nero odio è completa, nella sua forma più pura…

Globalmente devo dire che, nonostante mi aspettassi già qualcosa di molto valido, non pensavo che si arrivasse a questi livelli. Questo è qualcosa che trascende i limiti della musica, per arrivare ad essere un’esternazione talmente intima, emozionale e profonda per cui la definizione di musica non basta più…è uno stato d’animo, un fatto compiuto, qualcosa di difficilmente comprensibile e ancor più difficilmente definibile. Posso solo dire che è un’eperienza che lascia il segno nel profondo.Tanto rispetto e supporto INCONDIZIONATO a questa band e ai suoi membri, sia per l’eccelso livello di ciò che sono in grado di fare e del loro potenziale, sia per il modo in cui viene portata avanti e gestita questa arma. Complimenti dal profondo del cuore! Non so che altro dire se non complimenti, davvero!” Dope Fiend

Handful Of Hate – Qliphothic Supremacy (CD Northern Darkness Records 1997e.v. / Ristampa Azermedoth Records 2013 e.v. / Vinile ASRAR 2020e.v.)

1. Reborn From The Ashes (Phoenix Mass) 04:03

2. Erection-Delightful Rape Of the Stellar Virginity (Dripping The Primordial Erotic Sperm Flow) 03:43

3. Urdhva Kundali 06:09

4. Prophecy Of A New Assiah’s Supremacy 04:40

5. A Red Moon Ariseth Upon The Silvery Sky 05:57

6. Nuit-Lustful Receptacle Of Erected Power 02:43

7. Undicies Ah-Qliphah 02:19

8. Astral Offspring Of Abhorrence 06:28

9. Beyond the Ever-Widening Circles 03:23

10. La Notte Di Pan 03:51

(Bonus Tracks : Ristampa cd)

11. Ornaments Of Derision

12. Words Like Worms

13. Blood Drown Pillars

14. The XI Wings Of Death

Durata: 43:16

Qua si parla di Storia!

Mi sono giunti fra le mani in un unico botto, Vinile e Ristampa di quello che è stato un passo fondamentale per il Black Metal Italico.

Perché vi chiederete voi?

Beh la risposta è semplice, perchè gli Handful Of Hate giunsero al loro esordio dopo un acclamato demo “Goetia Summa” che si fece notare nel circuito underground.

Perché stiamo parlando di una band che da quando ha acceso la propria Fiamma, non l’ha mai spenta, nonostante tortuose e perigliose vicissitudini.

Perché probabilmente sono stati i primissimi a spingere su ritmiche infernali, blasfeme, durissime e nevrotiche, senza mai calare di intensità o rammollendosi come è stato fatto da altri act.

In questi lidi si è sempre suonato, sudando, dando anima e corpo in onore del Sacro verbo del Metal più intransigente e volitivo; e tutto ciò molto prima che molti “blacksters”, potessero ascoltare il loro primo accordo satanico.

Diciamolo subito, questo fu un grandissimo esordio; forse nella loro discografia, il disco più “melodico” ed acustico, non è difficile infatti ritrovarsi ammaliati da alcuni stacchi di chitarra pulita come nel caso del opener “Reborn From The Ashes (Phoenix Mass)”, in cui la chiusura di brano enfatizza quando appena espresso, ma degna di menzione anche la luminescente “Urdhva Kundali”.

Questo è un album particolare nella discografia degli H.O.H. perché alla classica furia, vengono associate trame armonizzate in contesti più “Occulti”, il sapore di zolfo in questo platter è evidente e la triade magica della Toscana più maligna (Necromass, Handful Of Hate, Auramoth) creavano incantesimi blasfemi, devotamente e convintamente sacrileghi ) come non rimanere sedotti da “Erection-Delightful Rape Of the Stellar Virginity (Dripping The Primordial Erotic Sperm Flow)”.

Esempi fulgidi sono anche l’atmosferica “La Notte Di Pan” dove basso e tastiere prendono il sopravvento per evocare quei fumi di incensi e candele nere, perchè questo album vibra di intensità maestose e crudelmente vive, ascoltatevi l’accoppiata “Nuit-Lustful Receptacle Of Erected Power” e “Undicies Ah-Qliphah”.

Le contrastanti voci di Nicola Bianchi (anche alla chitarra assieme ad Andrea) passano da screams asprissimi a growls gutturali dove stelle cieche ascoltano esaltate i versi morbosi e peccaminosi del combo toscano; si qui si odono inni, preghiere oniriche al verbo nero, proiezioni astrali di emanazioni che vogliono brillare imperiture nel cosmo, e quindi bruciano ardentemente nel Fuoco Sacro del Black Metal; le foto del Bloocket e del vinile, raccontano esattamente tutto questo, fiere di un’epoca e grondanti malignità.

Ogni pezzo è un’esaltazione, fulminea e ferale di una volontà, di una ricerca personale che non vuole sottostare a nessun dogma o ignavia disciplina, tutto esplode con una carica emotiva che solamente chi si espone ai venti infernali può manifestare “Astral Offspring Of Abhorrence”.

Per questo, per me questo disco “maledetto” merita, non solo di essere ascoltato, merita di entrare nelle vostre collezioni ed essere posto in quella zona d’onore che solamente i grandissimi del genere meritano, perché qui dentro c’è dentro lo Spirito selvaggio, romantico, deviato, iconoclasta, perverso degli Handful Of Hate; che hanno scritto una pagina di Storia!

Che voi ci siate stati o meno.

Akh

Danheim – Skylda (Singolo – Autoprodotto 2020e.v.)

– Skylda 4:42

Durata: 4:42

Con questa nuova Skylda, sortita a breve giro dal uscita del Full “Skapanir”, è un altro brano dove Danheim coglie il centro.Incomincia ad avere una discreta crescita il livello che ci proprone questo danese.

Lo seguo da diversi anni, ed a tratti la produzione non riusciva a convincermi, ma ultimamente sta risolvendo ottimamente la questione riuscendo a donare agli strumenti antichi le vibrazioni giuste.

Lo stile ha una sua personalità precisa, per quanto a seconda dei pezzi possano fuoriuscire alcune influenze legate a due mostri sacri quali Wadruna e Heilung (come si puo ascoltare nella spendida Ymir in collaborazione con l’altro artista da seguire che porta il nome di Gealdýr già più volte assieme a questo progetto) , ma fidatevi come in questo caso, niente viene meno alla suggestione ed al enfasi musicale di Danheim.

Altra piccola perla da ascoltare e riascoltare.

Akh

https://www.youtube.com/watch?v=W_d_ia5bXmo

Hidden Hate – Behind The Notes… (Demo Tape Autoprodotto 1995e.v.)

1. Another Size 4.28
2. Raw Reality (Whirltears) 2.53
3. Anger 3.58
4. Into The Core 4.54
5. The Soul’s Mirror 5.03
6. Pain 4.39

Durata: 25:57

Gli Hidden Hate giungono al sospirato Demo Tape, ma non mi sono sconosciuti, avendo già conosciuto il loro bassista Giacomo Grassi (che poi andrà a formare gli stupendi Soul Grind assieme al Nocentini) in precedenza per altre vie, con cui ho trovato immediatamente un ottimo feeling musicale.

In precedenza qualcuno poteva conoscerli come Anatomia, da qui si comprende come certo Death Metal di matrice brutale e gore potesse influenzare questi giovani (età media 15 anni) fiorentini, in primis i famigerati Cannibal Corpse la facevano da padrone negli stereo di Michelangelo Fois (Voce), Matteo Pistolesi (Chitarra), e Cristiano Da Silva (Batteria), infatti non era raro in saletta o live vederli interpretare “Hammer Smashed Face”.

Sarebbe quindi facile pensare ad un gruppo dedito al più classico Death Metal di stampo floridiano?

Ecco, cadreste in errore.

La proposta è un connubio vincente di influenze americane, pesantemente contaminate dalla “nuova “ scena olandese (Phlebotomized in primis, ma anche Gorefest…o spingendoci oltre anche dal primo Septic Flesh (Gre)) e la sua vena progressiva, oltre ad un uso di breaks acustici di matrice svedese.
Tutto infarcito da ottime trame ritmiche e dalla cavernosa e tonante voce di Michelangelo (autore anche delle tastiere) che mai accenna a diminuire la sua dirompenza Brutal.

I pezzi sono variegati e l’inserimento di piccoli fraseggi di Keys ne ampliano l’opera.

Per quanto abbia conosciuto i brani in una forma più diretta devo ammettere che acquistano un suo preciso modo d’essere.

“Another Size” è una piccola chicca tutta da ascoltare, (se devo piuttosto indicare un elemento che risulta meno efficace in questa release è l’utilizzo del Metal Zone in fase di distorsione delle chitarre, che purtroppo asciuga veramente troppo il loro suono, perché fidatevi il contrasto fra parti arpeggiate e ripartenze con suoni più grossi e bassi è letale!
Come vi garantirà chi li ha visti live), i fraseggi fra gli strumenti sono centrati e rendono i movimenti dei vari cambi di ritmo letteralmente ferali.

Ma anche i restanti brani meritano tutta l’attenzione, perché non conoscono cali, anzi ogni pezzo ha al suo interno almeno un cameo da ricordare o che colpisce come un martello in faccia (ascoltare Raw Reality o Into The Core per credere), i ragazzi hanno idee e le tirano fuori dal cilidro, senza timori reverenziali.

Si perché la Firenze e la Toscana estrema, nutre di un’ottima forma musicale in questi anni, lo testimoniano costantemente Necromass, Handful Of Hate, Auramoth, Cryogen (ex Merdaiolence), Inner Shrines, By The Grief, Nocticula, Opus Malefici, Soul Grind, Revenant, Fad’z Klaus, Midgard, giusto per citare alcuni nomi.

In chiusura di demo infatti troviamo probabilmente la summa di quanto detto sopra, perché abbiamo un mix violentissimo di tutte le influenze, che non trovano sbavature, anzi il binomio posto in chiusura acuisce ulteriormente gli aspetti, il Pistolesi trova riff e cambi rapidissimi su cui farci scapocciare, mentre le aperture melodiche esprimono risvolti sognanti ed eterei come succede nelle due canzoni conclusive “The Soul’s Mirror” e “Pain”, che nel restante delle intenzioni risultano veramente nerborute e ben sviluppate.

Complessivamente un ottimo biglietto da visita per questi Hidden Hate che nonostante la giovane età fanno vedere senza remore idee e cattiveria, quindi le piccole pecche di produzione col nobile Tascam4 non possono inficiare quanto rivelato.

Un demo che sotto le note… mal cela un profondo e gorgogliante Odio Nascosto…

Cercatelo! Ve lo consiglia vivamente la Cripta.

Akh

Joyless Jokers – Arms Of Darkness (Mcd Autoprodotto 2010e.v.)


1. Black Light 04:06

2. Chapter To Forgive 03:37

3. Arms Of Darkness 05:17

4. Back To Ashes 04:31

5. Shame 04:12


Durata:21:43


Dopo alcuni anni dalla loro formazione ecco giungere l’esordio con questo “Arms Of Darkness” dei vicentini Joyless Jokers.Gia’ il prodotto che mi è arrivato è di alta qualita’, avendo oltre al cd inserito una scatola/contenitore, una spilla e un adesivo del tutto personalizzato.

Ma la cosa buona è il materiale ivi contenuto, cinque brani di MDM di alta fattura e veramente ben prodotto.

La componente melodica non nasconde minimamente la voglia dei J.J. di prender a badilate l’ascoltatore e questo a mio avviso è la loro arma vincente rispetto al restante panorama del Melodic Death in quanto molto spesso il lato piu’ estremo di questo genere viene dimenticato se non addirittura evitato; percio’ ecco che mi gusto appieno tutta l’energia di una “Black Light” o nella seguente “Chapter To Forgive” che strizzano gli occhi ai maestri del genere, ma donandogli una potenza e violenza di tutto rispetto andando a sfiorare quasi lidi pienamente Death Metal.

Ovviamente certe metriche e certi giri si adagiano ad echi di memoria In Flames, ma la robustezza sia della produzione che certe chiusure piu’ spigolose fanno scuotere la testa e già immagino la voglia del combo vicentino di riversare tutta la loro esplosivita’ in sede live, dove credo che questi brani possano eccellere.

Buona anche la prestazione vocale che generalmente adotta una timbrica piu’ bassa rispetto al genere in questione aumentando la carica e l’aggressivita’ dei vari pezzi.

Ottima prestazione di tutta la band, che risulta compatta e coesa mettendo la tecnica al servizio dei vari pezzi; l’utilizzo della tastiera non snatura la struttura dei pezzi, anzi spesso venendo utilizzata in sede solista con buoni risultati e molto spesso donando arrangiamenti moderni ma senza divenire melensa, strizzando l’occhio a certi Amorphis epoca “Tales Of Thousand Lakes”, mentre le chitarre vengono maggiormente ispirate da certe soluzioni piu’ classicheggiantemente HM; mentre “Back To Ashes” parte piu’ canonica virando su soluzioni piu’ aspre man mano che ci si spinge avanti risultando assai convincente.

Chiude una “Shame” molto chachy e che si riavvicina a certe cose più in linea con gli ultimi lavori in campo MDMIn definitiva un validissimo inizio per un gruppo che crede giustamente in quel che fa’ e lo dimostra serrando i denti e sfoderando una validissima prestazione, menando e prendendo a calci in culo il piu’ possibile ,regalandoci una inaspettata prova di forza!

Sicuramente una band da sostenere.

Akh

Ulver – Kveldssanger (Cd 1996e.v. Head Not Found)

1.            Østenfor Sol Og Vestenfor Maane         03:26      

2.            Ord        00:17      

3.            Høyfjeldsbilde    02:15    

4.            Nattleite             02:12    

5.            Kveldssang         01:32     

6.            Naturmystikk    02:56     

7.            A Cappella (Sielens Sang)            01:26    

8.            Hiertets Vee      03:55      

9.            Kledt I Nattens Farger  02:51    

10.          Halling  02:08      

11.          Utreise                02:57      

12.          Søfn-ør paa Alfers Lund               02:38     

13.          Ulvsblakk            06:56      

Durata: 35:29    

Gli Ulver ho imparato a conoscerli in maniera atipica, visionando una documentario norvegese passatomi da Franco della Contempo (uno dei negozi di fiducia dove passare il sabato a parlare di musica), di li a pochi mesi è uscito quel capolavoro a nome “Bergtatt”, inutile dirvi quanto quel lavoro mi abbia preso, ponendo i norvegesi fra i gruppi di rilievo da seguire.

Sempre in uno di quei sabati Franco ci annuncia: “Tenetevi forte; perchè mi dicono che il prossimo Ulver sarà una bomba! Un album di Black Metal completamente acustico!”.

Alla mia prima perplessità iniziale (che passa nel giro di 10 secondi), segue un senso di curiosità misto ad aspettativa, non vi ho detto infatti che le prime note che mi irretirono furono gli arpeggi tratti dal 7″, quindi un album che si vota in quella direzione ha tutto il potenziale per tirar fuori veramente qualcosa di buono.

Passano i mesi e finalmente ecco giungere “Kveldssanger”, la copertina segue lo spirito del precedente disco, un dipinto ad olio, dalle tinte eteree, nervose e suggestive, dove una figura femminile è circondata da una fitta selva del nord.

Arrivo a casa metto il dischetto nel lettore, le aspettative sono elevate.

Inizia la musica…

Poesia, Visione, Passione, Intimità, Delicatezza, Armonia, Nervosismo e la natura selvaggia e la cultura nordica fanno eco tramite i cori a cappella di Garm, si affacciano negli arpeggi e negli arrangiamenti degli archi, si propagano nelle atmosfere e nei paesaggi musicali che gli Ulver magicamente ricreano.

Nei tredici brani, non vi è il minimo calo di intensità o di tensione, tredici pezzi, che parlano al cuore, che rinsaldano lo spirito, che ammantano di bellezza incontaminata ogni secondo che si decide di dedicargli, un esperienza mistica nel profondo della vena più silvestre.

Si perché questo “Kveldssanger” comprendo immediatamente che sarà più di un semplice bel disco, sarà un riferimento, una perla incastonata in filigrana d’oro e legno lavorato, sarà un Album che farà parte di moltissimi attimi della mia vita. Sono bastate poche note, per cadere rapito da questo incantesimo musicato.

La sensazione di smarrimento è quasi tangibile e la voglia di perdersi al interno di questa foresta, aumenta col passare degli ascolti, perché perdersi qui dentro, significa ritrovarsi, significa riuscire a stare pacatamente sereni davanti ai demoni (inteso nel termine greco) interiori e della natura più silvestre, significa riuscire ad accedere ad un angolo di intima solitudine che si unisce a questa Musica.

Ma questa per me non è piu Musica, è un richiamo, è una manifestazione superlativa, è una Via da percorrere.

Vorrei poter omaggiare ulteriormente ogni singola nota, ma non riuscirei mai a farvi percepire i ruscelli in caduta dai monti, o le ombre fruscianti delle foreste che accarezzano le travi di legno di una solitaria baita, o il vento freddo che sfiora le valli… e neppure il tempo che odora di polvere…

Per questo “Kveldssanger” ,è Arte nella sua forma più pura.

Akh

Enfeus Lodge – Enfeus Lodge (Obscure Abhorrence Prod. 2008e.v.)

1.         Iri-Has Chu, D’un Désastre Obscure      11:11   

2.         Ô Grand Fossoyeur Des Paix Nocturnes           06:24   

3.         Le Roi Des Morts         03:58   

4.         Je Suis D’ailleurs          06:45   

5.         Ars Moriendi     06:49

Durata:35:07

Qualcuno ha qualche sussulto nel sentire nomi di questo genere (Ordo Templi Aeternae Lucis, Seigneur Voland, Kristallnacht), perche’ dietro a questo progetto risiedono le menti di Hunferd e Xaphan, che si applicano con un Bm diretto, ma con contaminazione Dark Ambient, dall’effetto suggestivo, oscuro e tetro.

Nella Mezzora abbondante di questo lavoro troverete, sia il lato piu’ freddo e cerimoniale, sia sofferenti e tristi parti BM (basti ascoltare l’introduzione a “Iri-Has Chu, D’un Désastre Obscure”), dove una carica di negativita’, si sviluppa per far posto ad un arpeggio sospeso e suggestivo, in cui i nostri fanno ricadere tutta la tragicita’ del pezzo con avvento delle chitarre gravi e melanconiche, sui cui versera’ il suo scream viscerale Xaphan, un pezzo lungo che si sviluppa su tempi medi, ma che sapra’ mantenere sempre l’attenzione viva grazie ad arrangiamenti semplici ma efficaci.

Certo questi Enfeus Lodge, non riescono a farmi annoiare, anzi… dato che le seguenti canzoni hanno tutte delle peculiarita’ brillantemente nere, in cui certi arrangiamenti pacati fanno da controparte all’oscurita’ delle composizioni, dove le spire drammatiche dei riff vengono avvolte da lievi arpeggi e sottili tastiere, per aumentere il disagio ed incrementare il sentore di agro che il duo francese è ottimo nel creare, come in “Ô Grand Fossoyeur Des Paix Nocturnes” e “Je Suis D’ailleurs”.

Anche la tastieristica “Le Roi Des Morts” nel suo lento incedere ha una crescita che sfocia in progressiva sofferenza e bestialita’, ne è una conferma la prova vocale a termine del brano, in cui tutta la rabbia fuoriesce come a monito, del destino ultimo che tutti avranno, che si esemplifica nella conclusiva “Ars Moriendi”, un asfissiante pezzo Dark Ambient, che odora di morte, un odore incessante che si fissa dentro, come il terrore di un fato certo.

Akh

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