Nox Illunis – In Sideris Penumbra (MC – Depressive Illusions Records / CD War Productions 2010e.v.)

1.Echoes In The Abyss 7.43
2.Ira Sommersa 4.46
3.Asylum Of Dead Memories 7.07
4.The Last Rising Sun 8.03
5.Darkness Of The Soul 5.34
6.The Death-Fires Danced At Night 7.20
7.Evoking The Stars 7.44

Durata: 48:17

Giungono all’esordio sulla lunga distanza i Nox Illunis dopo un demo (scaricabile gratuitamente presso la D.N.A.Collective : http://dnanetlabel.altervista.org/ ) ed uno split, ed aver ricevuto buone critiche, insomma non sono dei novelli e mi attendevo molto dal loro “In Sideris Penumbra”.

Il gruppo trevigiano forte di una buona personalita’ non tradisce le aspettative e riesce a migliorare quegli aspetti che nei precedenti lavori potevano incrinare leggermente la proposta, ovvero una produzione piu’ omogenea ed un miglior utilizzo nella sezione della batteria, che è passata nelle mani di Master, che rende maggiormente dinamica ed articolata la sua prova.

Ci troviamo quindi di fronte un buonissimo album di Black Metal dalle fortissime venature melodiche, con notevoli espressioni astrali che manifestano personalita’ ed intraprendenza; l’arma in piu’ risulta proprio il non forzare le composizioni ma le sapienti combinazioni della sua melodicita’ abbinata ad un alternanza di ritmiche ben distribuite nel valorizzare la proposta nel suo insieme.

Da queste premesse nascono quindi sette pezzi (cinque inediti, piu’ due estratti dal loro demo di debutto) che a tratti possono ricordare certe atmosfere svedesi che uniscono una visceralita’ puramente BM a certi riferimenti dei primissimi Dark Tranquillity o Naglfar, come ci dimostrano “Darkness Of The Soul” e la seguente “The Death-Fires Danced At Night”.

Le ritmiche nelle parti piu’ rallentate pur discostandosene, mi riportano alla mente pure l’estasi visionaria dei migliori Summoning commutata in chiave piu’ prettamente cosmica, insomma si parla di alta qualita’ nonostante la giovane eta’ del combo.

I brani si susseguono amalgamandosi perfettamente l’uno all’altro ricreando un’atmosfera quasi onirica, in cui la graffiante voce di Noxfero si staglia ruvida e selvaggia; anche l’utilizzo calibrato delle chitarre acustiche acuisce l’impressione che la band sappia bilanciare le due dimensioni per formare un insieme omogeneo e vibrante.

“Echoes In The Abyss”, “The Death-Fires Danced At Night” e la strumentale “Evoking The Stars” o la piu’ ferale “Ira Sommersa” mostrano che i Nox Illunis sanno cio’ che vogliono e sanno come ottenerlo, dimostrando ancora una volta come il talento esista anche dalle nostre parti, seppur si nasconda dietro realta’ poco conosciute o mal supportate.

Io vi consiglio vivamente di prestar un ascolto a questo “In Sideris Penumbra”, chissa’ magari potreste darmi ragione…, io dei Nox Illunis ne sono completamente convinto!

Akh 

Eucharist – A Velvet Creation (CD – Wrong Again Records – 1993e.v.)

1.Greeting Immortality   04:52   

2.The Religion of Blood-Red Velvet   04:00      

3.March of Insurrection   05:27 

4.My Bleeding Tears   03:49     

5.Floating   07:24         

6.A Velvet Creation   04:39

7.Into the Cosmic Sphere   04:27         

8.Once My Eye Moved Mountains   02:35

Durata: 37:13

Contatti:

http://www.myspace.com/eucharistsweden

http://www.artnoir-productions.com/eucharist/news.html

Ci sono gruppi avanti negli anni che mai riusciranno (se non in alcuni rari casi in maniera postuma) a convertire cio’ che il loro talento ha saputo darci.

Gli Eucharist sono indubbiamente uno di questi e forse sono uno degli esempi piu’ fulgidi, se non il piu’ fulgido di come qualita’ va a braccetto con scarsa considerazione.

Eppure se oggi la Svezia ha un certo tipo di scena in quanti sanno che sono tutti estremamente debitori di questo immenso gruppo; sicuramente gran parte della scena di Gotheborg e tutto cio’ che ne deriva, questo per me è indubbio.

Nati a Veddige nel 1989e.v. ad opera di  Markus Johnsson e coadiuvato alla batteria da Daniel Erlandsson, il combo svedese unira’ la vena oscura e selvaggia dei Grotesque (altra leggenda suprema), ad un eccelso lavoro chitarristico di armonizzazioni e doppie chitarre, che risulteranno le fondamenta assolute per un nuovo modo di intendere il Death Metal, di cui il loro esordio discografico sulla lunga distanza (“A Velvet Creation”)  rimane una pietra miliare del Death Metal made in Sweden.

Inutile stare ad elencare singoli brani, qui ci si inginocchia al genio, alla grandezza, all’innovazione, ogni melodia, ogni giro o stacco degli strumenti è Storia, ogni brano pulsa di tetra Magnificenza, ogni apparizione della voce grattata e ruvida di Markus è un inno, un cancello che si apre verso immagini sinora inesplorate, uno scintillare di pura Estasi, un drappo Inarrivabile.

Il perfetto cesello di questo disco passa per ogni arrangiamento, nota, riff, assolo, struttura, tutto è Perfetto, è un Monumento Assoluto ed Immortale.

I pusillanimi  ignorano e ignoreranno.

Cio’ sicuramente non significa niente, perche’ fintanto che avro’ fiato saro’ obbligato a “rendere grazie” e coscientemente a piegare il ginocchio agli Eucharist, ma voi altri ogni volta che ascolterete un album derivativo e debitore alla scena di Gotheborg, vi inginocchierete a falsi idoli rinunciando alla sua sacra fonte, rendendovi sempre piu’ miseri.

P.S.

La grandiosita’ del gruppo si manifesta in tutta la sua forma, donandosi in una eucarestia perpetua, scaricabile gratuitamente a questo link:

http://www.artnoir-productions.com/eucharist/mp3.html

εὐχαρίστω Eucharist!!!

Akh.

Benediction + Distruzione + Tol Morwen – Circus Scandicci 20.12.19e.v.

In quel del scambio stagione al Circus sono capitate buone cose ultimamente. Stasera entra di scena un colosso della Storia del Death Metal, i Benediction!!! Li accompagnavano sul palco i nostrani Distruzione! Anch’essi in giro da quasi 30 anni a spaccare col loro vitaminico Death/Thrash; ad aprire le danze i modenesi Tol Morwen ed il loro Epic Death Metal.

Come dicevamo, i Benediction sono un’esperienza che non è possibile rifiutare; sarà perché sono cresciuto coi loro album (di cui i primi originali in vinile, ovviamente vista l’epoca), sarà perché agli inglesi il Death Metal è sempre venuto bene,anzi benissimo, fino a divenirne maestri e ad avere un sound inconfondibile.

Quindi un appuntamento che ogni amante di Morte musicale non poteva farsi mancare.
Ad aiutare la scelta, un combo che nella penisola ha fatto altrettanta storia: i parmensi Distruzione; veterani dal altissimo tasso adrenalinico.

Aprono i Tol Morwen, fieri del ep d’esordio “Ancient North” , ci abbracciano con il loro robusto Death Metal dalle tinte svedeseggianti, dove chi apprezza gli Amon Amarth et similia si unirà sotto il palco alzando i loro corni. Si incomincia il set con i brani più serrati del lotto, come “Dragon Creek” o “Unconquered” , ma le partiture dal sapore Viking non si disperdono mai.

Buona l’esecuzione generale, energetica e ricca di groove, performance onesta e realizzata con dedizione. Nel seguito dei brani poi esce maggiormente l’influenza del metal classico, aprendo discorsi ad una maggiore melodicità in senso assoluto ( vedesi ” Forbidden Treasure “). Nel complesso un buon gruppo, che forse paga dazio ad un pubblico votato a sonorità più classicamente Death.

Sicuramente anche un pò di esperienza live in più farà bene ai Tol Morwen, perchè aprire per questi calibri, bisogna saper fronteggiare le aspettative di chi attende l’ultimo act. Ma tutto sommato se la sono cavata egregiamente, ed altra convinzione, è che con bill differenti, il gusto musicale di questo modenesi possa venir meglio fuori, perchè ” Boromir’s End” è veramente un gran bel pezzo!

Tol Morwen

Seguono sul palco i Distruzione, che non necessitano di grosse presentazioni. Era la prima volta che li vedevo, ma indubbiamente posso affermare che hanno padronanza del live, dei loro mezzi, lo sanno fare e lo fanno con massima efficacia, ferocia e determinazione.
Il pubblico non si è fatto certamente pregare e ha risposto fin da subito favorevolmente alle mazzate che il quintetto parmense gli abbatteva contro.

Sudore, violenza, ritmiche spaccaossa, condite da parti di batteria sempre serrate e dalle ottime dinamiche, sono l’impulso devastante che ci si presenta davanti, un growl cantato in italiano sentito e senza cali di forza poi sono un trademark inconfondibile, e piu volte i seguaci del gruppo si sono uniti a cantare a squarcia gola assieme a loro, per poi ributtarsi nel pogo.

Coerenza e riff granitici in sequenza, hanno fatto pendere la platea verso i Distruzione che affilate le armi non esitavano gli assalti, passando in rassegna i classici della band, smuovendo i fans ad urlare assieme a Devid e a scapocciare davanti alle ritmiche serrate di Massimiliano e Dimitri. Il loro Death Metal asciutto e ruvido, non ha lasciato scampo ai presenti, un bel modo di riscaldare il pubblico per i britannici. Massici e VALIDI!!!

Distruzione

Arriva il momento della Benedizione!


è il periodo natalizio e bisogna predisporsi a tale proporzione del anno. Quale miglior modo, se non questo?

Una sana bordata di Death Metal fatto con sentimento, energia, concentrazione e voglia di spaccare tutto divertendosi e condividendo.

Sotto questo profilo il Natale del Sole Invitto possiamo dire con certezza ce anche quest’anno ornerà a fulgido fulgore!


I Benediction, come dicevamo poc’anzi non necessitano di presentazioni; si presentano con quel che è per me il loro singer storico: Dave Ingram (da sempre icona del cantato in growl, anche quando si è dedicato ad altri combos quali gli altri maestri inglesi i mastodontici Bolt Thrower, ma anche con gli olandesi Hail Of Bullets).


Beh… se il tempo passa e i nostri corpi lo fanno evidentemente vedere, è bellissimo notare come nello spirito, il fuoco bruci esattamente come 30 anni fà! Perchè indubbiamente gli inglesi appena abbracciati i loro strumenti si dimenticano dei dati anagrafici per rovinarci addosso un immensità di violenza ed energia in chiave Death Metal da far impallidire!!!


Gli astanti non attendevano altro! Il pogo si fà ancor piu duro,esteso ed intenso; gli altri cantano le odi e sbattono la testa al ritmo incessante delle catacombali pennate ritmiche del duo di asce letali. Gli alfieri d’Albione sanno di aver in pugno la situazione e le migliaia di live set che hanno fatto gli consente di giocare come meglio credono.


Si crea fin da subito una interazione, un feedback enorme, sembra che piu che i Benediction in Italia, un circolo artistico si sia trasferito a Birmingham, perchè Peter e soci,sembrano giocare in casa tale è la facilità con cui si muovono ed interagiscono nel piu puro animo “british”, ammiccando battute o gigioneggiando, senza mai lesinarci furia metallica e follia, come quando Darren e Dan sono scesi a piu riprese a devastare fra la folla.


Si passano in rassegna i grandi brani sia da “The Grand Leveller” (che tuffo al cuore!), per passare al classico “Trascend The Rubicon” o “Grind Bastard”. la mole di complicità e l’alchimia musicale è permanentemente in crescita, i ragazzi sul palco si scapigliano al pari di chi sta sotto al palco, senza remore.


Il tutto è un deliro!!! qualcuno fra la platea sale addirittura sul palco (allontanato poi da Dan benevolmente, ma che poi nel seguente brano cederà in alcuni passaggi il suo manico ai fans) per controllare la scaletta rimanente e per controllare quanto ancora possano suonare.

Un clima estatico,il plus ultra di ciò che è Metal, Forza, Durezza, Oscurità, Energia amplificata, Condivisione, Complicità, Degenerazione!!!
Una serata, da raccontare! In cui è bene aver detto: Presente!

Dave Ingram – Un Gigante!
Benediction – il massacro e la giusta risposta!


I Benediction sono la Storia! i Benediction fanno Storia!!! Migliaia di bands, gruppi, progetti dovrebbero fermarsi ed imparare. Senza nessun snobbismo, ma anzi con un mestiere incredibile siamo stati demoliti, esorcizzati e benedetti!!! Solamente IMMENSI!!!
GRAZIE !!!
Akh

Burial – Presence From The Beyond (Demo Tape e Digitale Dismal Fate Records 2019e.v.)

-Presence From The Beyond   10.03

-In The Dark   5.54

Durata: 15.17

I Burial si palesano al mondo nel 2016e.v. dopo un piccolo passaggio effettuato nel 2012e.v., questo grazie ad uno strano triangolo esoterico che è dimostrazione compiuta di come certe energie sfocino in altrettante entità dai tratti specifici, ai quali i suddetti non si esimono, anzi incrementano l’incendiario mix di: Death Metal – Svezia – Lovecraft.

Quando quindi Leonardo B. ed Enrico F. (già con i Carrion Shreds che la Cripta ha avuto l’onore di accogliere https://cryptofemotions.home.blog/2019/09/24/carrion-shreds-benighted-ep-autoprodotto-2019e-v/ ) decisero di unirsi in evocazioni di culti ancestrali e blasfemi vennero maturate due tapes: “The Forgotten” e l’ultima “Presence From The Beyond”, che andremo a far girare sul nostro stereo affamato come sempre di ombre e rantolii aberranti.

La matrice svedese esce fuori immediatamente grazie ad una produzione d’annata, assolutamente ben realizzata, corposa, dura, oscura come le lande desolate di Y’rk el Mjahgd.

La follia degenera nella titletrack esplodendo dopo una introduzione cupa e strisciante che si avvicina a certe soluzioni Dark Ambient, il riffing è ad alto tasso adrenalinico e non si piega alla minima inflessione tenera. Effettivamente la scuola di Stoccolma ha attecchito molto bene e se mi avessero detto che i Carnage avessero tirato fuori due perle dal cilindro ci avrei creduto tranquillamente, le invocazioni gutturali di Enrico fanno eco su chitarre distorte, che si allineano su pianeti morenti ai confini di un Cosmo dimenticato dagli inutili bipedi basati sul carbonio.

Lo stacco centrale ne evidenzia maggiormente l’inclinazione ed apre nuove soluzioni al Death mortifero e ferale dei Burial, dove il sulfureo arpeggio distorto crea un mantra ipnotico, ammaliatore e perverso, come se fossimo in balia in maniera inconscia di un Grande Antico, che ci guida beffardamente dentro a luoghi dalle geometrie non euclidee.

I colori proposti, si alternano fra grondanti e sanguinolenti stendardi e intonazioni sacrileghe empie e devote, dove certe ritmiche doomeggianti la fanno da padrone acuendo ancor di più lo stato di meschina impotenza che potremmo provare dinanzi a Entità balbuzienti, incapaci di pietà o compassione che alitano incubi che non riusciremmo mai a dimenticare.

Dieci minuti di debordante Doom/Death. Questo è il fatto.

La seguente “In The Dark” si inerpica con una partenza serrata che immediatamente ci rende cadaveri ululanti. Fino al riaffiorare di quel suono monolitico di cui i Dismember sono stati i Signori; certo che le melodie che riescono a far fuoriuscire i due nostri loschi figuri, hanno un impatto decisamente imperioso, macilento e maledetto, dove anche il Re in Giallo, “l’Innominabile”, si potrebbe soffermare per un eone ad ascoltarne la perversione.

Una demo che significa indubbiamente una buona dose di creatività e onestà, in quanto non ci discostiamo di una virgola dagli albori maleodoranti della scuola scandinava, ma realizzando due ottimi brani, cosa che purtroppo non sempre mi ritrovo a dover ascoltare anche in progetti da parte di più “titolati” membri della Madre Svezia.

Un demo che se amate l’Underground ed il Death Metal pieno e peso dovreste far vostro, anche solo per non far ricadere su di voi le luci psichedeliche di un arcano Tetraedro Scintillante, di cui si sussurra in angoli ben illuminati, vi sia un empia Presenza nella sua Profondità.

Akh

Burial Bandcamp https://burialdeath.bandcamp.com/album/presence-from-the-beyond?fbclid=IwAR0CAfihMec-lwqLyeeQ1-dnS01w_YC3fudoRDwcFHKiKvE1RRXCBDSD1D4

Fourth Monarchy – The Rebirth Of The Fourth Monarchy (Singolo digitale 2019e.v.)

The Rebirth Of The Fourth Monarchy 05.45

I Fourth Monarchy irrompono nuovamente nella Scena estrema con un nuovo singolo, consacrante il ritorno dei Black Metallers veneziani dopo 11 anni di silenzio.

Con un progressivo crescendo di fredde ed oscure sfuriate, alternate a cadenzate evocazioni sacramentali, il nuovo lavoro apre i Cancelli ad una Discesa nel barocco mondo di Spettri ed Ombre dell’Europa della Contro-riforma.

“The Rebirth Of The Fourth Monarchy” accompagna il tormento interiore dell’Individuo, lacerato nella sua Missione di trasfigurare il trionfante Oscurantismo spirituale in una Sorgente per il proprio Innalzamento.

Dalla fredda ombra delle cattedrali gotiche delle Fiandre, dove Lohengrin si è attualmente ritirato, i Fourth Monarchy annunciano che il singolo apre la strada ad un nuovo album previsto per la primavera del 2020, e che sarà anch’esso marchiato dall’infausta ed evocativa voce del parmense Fearbringer/Fenice Nera. Allo storico Lord Emhyn sono affidate le percussioni, mentre la band conferma anche la presenza di Kaalt dei Common Grave alle tastiere.

Per informazioni: info@fourthmonarchy.it

Arcanum Inferi – Ars Hermetica (CD 2012e.v. Black Orgon Records)

 
1. Praeludium 01:41
2. Aeterna Damnatio 06:49
3. Furor Melancholicus 05:43
4. Obscura Nox Ad Inferos 04:36
5. V.I.T.R.I.O.L. 04:25
6. Fructus Interdictus 04:53
7. Tabula Smaragdina 04:53
8. I.N.R.I. 04:06
9. Silvae Viridies 04:18

Durata: 41:24

Oggi ci troviamo a recensire un doppio esordio in quanto la neonata Black Orgon Records da fiducia alla prima mossa sulla lunga distanza degli Arcanum Inferi (nome che i nostri lettori avranno gia’ notato per il precedente V.I.T.R.I.O.L. https://cryptofemotions.home.blog/2019/11/11/arcanum-inferi-v-i-t-r-i-o-l-demo-autoprodotto-2009e-v/ ); della precedente opinione salvo ogni virgola anche per questo parto “Ars Hermetica”.
I testi riprendono il viaggio intrapreso nella demo e perseguita la Via dell’Alchimia luciferina ricreando in tutto e per tutto un vero concept occulto ed esoterico.

Francamente attendevo con una certa curiosita’ questa svolta e devo proprio ammettere che questo disco ha tutte le caratteristiche per poter esser notato da tutti gli amanti del B.M. svedese dei primi anni ’90, in quanto la melodicita’ è al servizio assoluto di un’aura nera mefitica ed epica che ogni cultore potrebbe paragonare a certe cose di gruppi come i giovani Marduk di “Opus Nocturne”, ai Sorhin (basti ascoltare la ficcante e piu’ ispida “I.N.R.I.”), o alle parti meno silvestri di Arckanum, ricitando perennemente i Cardinal Sin, questo è merito indiscusso di Baran e della sua aspra performace che sempre mi riporta in mente il miglior “Af Gravf” , il tutto mantenendo inalterate le prerogative di qualita’ ed anche una certa originalita’ nell’approccio, segnalando sempre una freschezza ed il fiero piglio del riffing, che entra diretto e si fa apprezzare in toto ad un vecchio amante di quelle sonorita’ come il sottoscritto.

Certo Arcanum Inferi nel nome cela la volonta’ di “veicolo portatore di Inferno” ed indubbiamente si percepisce il taglio trascinante del gruppo attraverso ritmi ed arragiamenti in cui si mostrano orgogliosamente spavaldi nell’affrontare il cammino verso le lande infernali la cui meta è la visione della pietra verde di Lucifero, il tutto tradotto in note avvolgenti e sulfuree come nel caso di “Tabula Smaragdina” in cui l’introduzione arpeggiata e il lieve innesto di un piano assieme a vocals recitate ne sono la riprova; in questo brano si ha la prestazione di Fearbringer che dona una cupezza alle tonalita vocali oltre ad un certo pathos di fondo, mentre nello spaccato in chiaro riesce a riportarmi alla memoria un certo Vintersorg sia per le melodie scelte che per gli arrangiamenti sovraincisi, insomma un ottimo connubio.

A volte in certe aperture mi sovvengono alcune reminiscenze italiche come nel caso di “Silvae Viridies” in cui il nome degli Hastur (epoca “Macabre Execution”) tornano forti, grazie ad un’introduzione mefitica e maligna carica di antemicita’, certo nello svolgersi il pezzo riprende le coordinate precedentemente organizzate, ma quell’olezzo di zolfo permane e non si stacca piu’ di dosso.

Come mi è difficile non menzionare canzoni come in “Aeterna Damnatio “ (molto ben fatto e coinvolgente il cambio di tempo a meta’ brano) o “Furor Melancholicus” in cui l’impeto del gruppo si manifesta con grandiosita’ e nel quale la band di John Zwetsloot torna a far capolino, assieme ad altri nomi leggendari quali Nastrond e Svartsyn (vedi “V.I.T.R.I.O.L.” o “Obscura Nox Ad Inferos” ripresi dal precedente demo), che ogni fedele della fiamma nera non potra non conoscere quindi sicurezza indubbia delle qualita’ intrinsiche delle composizioni della band siciliana, che passano da band promettente a conferma indiscussa del nostro panorama musicale.

Otto capitoli sferzanti in cui mistericita’ esoterica si fondono a rabbia e furore, dove il percorso intrapreso è sintomatico di ricerca e l’ortodossia si coagula in gocce di sangue igneo e riflessi interiori smeraldini; per questo non dovreste perdere l’occasione di conoscere questo “Ars Hermetica” e non posso esimermi dall’augurare:

Arcanum Inferi, che la Luce di Lucifero sia con Voi.

Akh

Impaled Nazarene – Road To The Octagon (CD – Osmose – 2010e.v.)

1.Enlightenment Process  02:19

2.The Day Of Reckoning              02:26 

3.Corpses   02:46         

4.Under Attack   02:45  

5.Tentacles Of The Octagon   01:33      

6.Reflect On This   02:17          

7.Convulsing Uncontrollably   02:14       

8.Cult Of The Goat   03:10        

9.Gag Reflex   03:01     

10.The Plan   02:00      

11.Silent And Violent Type   02:18        

12.Execute Tapeworm Extermination   02:11     

13.Rhetoric Infernal   04:24

Durata: 33:30

Ci sono quei gruppi che proprio a pelle non si riescono a digerire nonostante te li spingano da piu’ parti, ecco gli Impaled Nazarene post “Ugra Karma” fino ad oggi ne sono stati per il sottoscritto il massimo esempio.

Ogni lavoro uscito dopo il 1993e.v. era per me una cloaca mortale, nonostante riconosca al gruppo una forte vena ironica ed una sfrontatezza anarchica ( ma fondamentalmente il punk a livello musicale mi fa’ cacare) che è il sale della vita, ma a me proprio i finnici non mi calavano per niente, risultandomi fra i gruppi piu’ pallosi della storia.

Mi inoltro quindi a recensire questo nuovo parto, con il radicato scetticismo che da tre lustri mi sono fatto sul gruppo di Mika, ma la sorpresa piu’ eclatante è che:

Cazzo, ‘sto disco è una gran bella mazzata nelle gengive!!!

Sara’ che non percepisco quell’aria punk nei brani, sara’ che ‘sto cazzo di batterista, la batteria la fa’ girare come non ho mai sentito agli “Impaled” con un’ottimo dinamismo (per quanto lineare mi è davvero piaciuto il lavoro svolto sui piatti) e picchiando giu’ duro come si dovrebbe fare suonando metallo estremo, sara’ che le chitarre tirano fuori dei gran riff, semplici ma granitici (a tratti di pura scuola metal come nel caso di “Corpses”, “Gag Reflex” o l’iniziale “Enlightenment Process” che mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta), sara’ che anche la voce di Luttinen, non gigioneggia ma spara zero per tutto il disco.

Non è un caso tutto cio’ e anche la durata del cd è una manna per il sottoscritto che si puo’ godere un’ottima prestazione senza orpelli o pezzi inutili ad allungare, divenendo una bomba che ti esplode dritta in faccia.

“Tentacles Of The Octagon” suona nera come non sentivo da anni fare al Nazareno Impalato; anche se il tocco rock ogni tanto riaffiora in special modo nelle linee di solos, e ci sono pure pezzi per chi ha amato questo gruppo per il suo groove come in “The Day Of Reckoning”, oppurre quelle sferzate di rimando speed di cui tutto l’album è ricco; ma non finisce qui perche’ ci sono brani puzzolenti di zolfo ed antemici come “Cult Of The Goat” e la conclusiva “Rhetoric Infernal” che con il suo stacco finale sono convinto riuscira’ a scatenare il pogo e gli headbangers in ogni angolo del globo, complice anche un produzione ottimale, in cui pulizia e ruvidita’ convivono alla perfezione, trovando un’alchimia votiva, una strada per e verso il Caos!

Riascoltando e riascoltando questo disco mi sono detto:

CAZZO!!!

BENTORNATI IMPALED NAZARENE!!!!!

Akh

Typhon – The Others – (Demo 2009e.v.)

 – Phobia
– The Others
– Unnerving Atmosphere
– Fear

DURATA: 19.46

Il progetto Typhon esce allo scoperto tramite questo “The Others”, dopo alcuni anni di sperimentazioni
e tentativi.

Lo spettro sonoro a cui Typhon fa capo è un Dark Ambient, molto curato in fase di produzione, in cui si avverte benissimo, lo sforzo dell’artista di compiere suoni che diano intensità ed introspezione al proprio “IO” nascosto.
Quattro i pezzi che compongono questo “The Others”, in cui l’estraniamento ed il subconscio, sembrano il lato da esplorare.

“Phobia” si estende inizialmente placida per poi inspessirsi ed inquietarsi strada facendo, comunicando bene,
lo stadio psichico in cui, dalla apparente tranquillita’, si possono formare i “Terrori” più angoscianti.
La seguente “The Others”, ci introduce in un altro limbo musicale.

Il pezzo in questione in questo caso ben rappresenta, uno stato di alienazione, di cui la copertina ben esplica il concetto(un albero solitario e privo di qualsiasi fogliame, si erige in uno strato di grigiore senza alcuna altra dimensione circostante), di solitudine interiore, in cui gli “altri”, vengono sentiti come presenze taglienti e lontane,informi e soffocanti.

Con “Unnerving Atmosphere” si giunge al pezzo che ho preferito di questo album(nonostante tutti di buonissimo livello), complice una profondità di suoni veramente spettacolari (avevo veramente una voglia matta di sentire bassi, cosi ben evidenziati e messi in risalto, ringrazio quindi Typhon,per avermi soddisfatto), un onda vibrante sfonda la corteccia di apatia apparente di questo lavoro, per far udire della violenza sonora, a cui si accostano voci filtrate e picchi di alti che rendono il tutto ancor più godibile.

L’ultima “Fear”, è il brano piu declarante di questo “The Others”, una traccia quasi epica e luminosa, esce allo scoperto, evidenziando ancora, quanto sia complesso l’immaginario psichico dell’uomo.
Dove sembra che le precedenti sensazioni musicali, miscelate, vengano portate in trionfo, per ricreare quel binomio “Felicita’/Disperazione”, che tanto affligge in maniera romantica certi lati dello spirito umano.

Davvero un buon lavoro, che diviene ottimo, se visto in ottica di primo e demo.

Typhon potrebbe esser un nome da seguire e supportare, in quanto fin da adesso ha tutte le carte in regola per donare emozioni e sensazioni, complice anche uno studio ed un impegno nel raggiungere una produzione davvero encomiabile, che in questo caso diviene un vero punto di forza.

Akh

VITA ODIOSA – Viale Del Tramonto (Demo Cdr Autoprodotto 2010e.v.)

01.Sepolcri   05.24

02.L’Esistenza   16.31

03.Vita Odiosa   21.28  

04.Viale Del Tramonto  24.01

Durata: 67.24

Con “Viale Del Tramonto” prende forma il progetto Vita Odiosa di Dolore alias Wolf dei partenopei Gort; si dice per sfogare sensazioni personali che doveva liberare in assoluta liberta’; quindi, ci troviamo di fronte ad un lavoro di musica dai connotati Dark Ambient con sfumature BM.

Per l’utilizzo degli strumenti scelti prevalentemente archi e pianoforti e per certi giri mi tornano a mente certe soluzioni (piu’ impoverite) dei napoletani Ashram, quindi musica emotiva, emozionale, melanconica, disperata.

Capisco la scelta di Dolore nell’esporre questa miscela personale di rabbia, sofferenza, disagio, incomprensione, frustrazione, angoscia, tutti elementi che riportano ad un ipotetico stato di depressione musicale, che fortunatamente si esula dai soliti cliche’ vuoi per il modo scelto di operare, vuoi perche’ tratti da esperienze vivide all’interno dell’artista.

La produzione scelta nel bene e nel male è il vero punto forte assieme all’intensita’ di certi momenti, perche’ segnala in maniera evidente la voglia di mettere in risalto la decadenza esistenziale, la mancanza assoluta di comprensione verso la vita e quindi la totale assenza di speranza.

Un lavoro realizzato a bassissima risoluzione fonica (a volte si raggiungo a malapena il centinaio di kbps, risultando assolutamente graffiante (per orecchie abituati a produzioni plastificate), in cui il tessuto dei quattro brani viene deturpato volentemente e violentemente, ogni qualvolta si mostri la voce, che in questo caso prende forma di dubbio e di critica verso quella scintilla chiamata Esistenza.

Gli strumenti (chitarre comprese) stendono veli di melodie romantiche ed a tratti quasi abuliche, lascive ed ammiccanti; su cui gli arrangiamenti ruvidi lasciano graffi ed incisioni nette che indicano la lacerazioni dell’anima musicale e personale di Wolf.

Ogni canzone ha il suo diritto peculiare di presenziare, diritto di poter sviscerare tutte le perplessita’ in maniera rabbiosa ed allo stesso tempo inconsolabile, quindi nessuno puo’ aver diritto di critica verso un discorso che volente o nolente, con i suoi pregi e difetti vuol dimostrarsi pieno ed intenso.

Un lavoro semplice ed al contempo altamente emozionante, la vita mostrata come fantoccio carico di vermi brulicanti lungo una strada, verso un terribile e lungo oblio, verso il Viale Del Tramonto e quindi non puo’ essere un messaggio a cui rimanere insensibili.

Akh

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