Carrion Shreds – Benighted (Ep Autoprodotto 2019e.v.)

1.Benighted 04:38
2.Dead Kings 06:33

Durata: 11:11

La Cripta, finora vi ha accompagnato in molte sue celle, nicchie anfratti, a volte neri, altre volte maggiormente illuminati o maggiormente intarsiati, ma ancora mai vi ha portato in una delle sue viscere pulsanti. Il luogo che andremo a visitare oggi è posto in basso, dove il Death quello vecchio, marcio, canuto e cattivo risiede incrostato da muffe e ragnatele, attorniato da schegge d’ossa e bramoso di succhiare il nostro sangue da un teschio rotolato fin laggiù.

Proprio li su una mattonella polverosa siamo orgogliosi di andare a prelevare il nuovo Ep dei pratesi Carrion Shreds (formazione che nasce nel 2018e.v. dalle menti di Black Wolf già coi NecroCommand, Warhatred, Burial e Filippo Mannini ex Disboskator) dal titolo di: “Benighted” (scaricabile gratuitamente dal loro Bandcamp: https://carrionshreds.bandcamp.com/track/benighted ), ma trovabile anche in formato slipcase ai loro concerti.

I Carrion Shreds non perdono certamente tempo, ed appena inserito il play sulla titletrack siamo letteralmente investiti da un bordata vecchia maniera; il loro suono è cavernoso, pastoso con quel giusto gusto da motosega che riesce a far drizzare le antenne a chi come me era abituato e godeva di registrazioni col Tascam 4 piste, specialmente per bands che vivevano di estremo.

Qua siamo in piena campagna Death Metal; una componente per cui sto apprezzando questo gruppo è la loro capacità di suonare alla vecchia maniera restando certamente credibili, come si percepisce fin dal primo catacombale stacco. “Benighted” possiede quel marchio di fabbrica che garantisce qualità al 100% e i maestri segnalati nelle influenze ne sono un corposo esempio “…Asphyx, Wombbath, Authorize, Gorement, Obituary, Vomitory …” .

Tutto ai miei orecchi gira alla perfezione, riffing ferale, rallentamenti mortiferi, voce cavernosa, atmosfere plumbee, dinamiche velenose e marciscenti, ogni angolo di questo Ep mi ricorda momenti esaltanti di Morte.

Le larve musicate strisciano sotto strati d’ossa sepolte da brandelli di velluto viola e nero. Le pennate che ci si parano davanti equivalgono a litanie blasfeme senza parole, lastre di marmi sbrecciati e dimenticate dal tempo prendono forma in questi undici minuti e non mi resta che trarne un sadico godimento.

Il trono di pestilenza sale continuamente alle nostre narici e mai come in questo istante sono orgoglioso di esprimere questa forma musicale a nome della Cripta! I teschi e le spettrali orbite cave ci osservano malevolmente e le mani bramose di “Dead Kings” ci rovistano le interiora lentamente ma spietatamente, come se produrre insensibilmente sangue e rubare vita fosse una roba ordinaria.

Due pezzi sono forse poco potreste ribattere, ma dato che i nostri hanno al attivo pure un altro lavoretto dal titolo emblematico di “Grave Rituals” e si dicono pronti per cercare labels, etichette o distributori (a cui consigliamo fermamente di farsi avanti) a cui proporre un lavoro sulla lunga distanza, direi che dobbiamo fidarci e abbracciare totalmente l’oscurità profonda che i pratesi riescono a ricreare.

Le ombre dei nostri incubi prendono forma sulle ali notturne dei Carrion Shreds, perché ascoltando le loro rantolanti risate demoniache, noi siamo solamente… brandelli di carogne!

Akh

Handful Of Hate + Guests – Circus Scandicci 21.09.19e.v.

L’associazione pratese TMA decide di realizzare una bella festa di fine estate…

patatine,bibite,birra e regaton, culi sfrontati e via dicendo…

no ragazzi non scherziamo… (come dicevano una volta gli Elio e le Storie Tese)!!!

Qua le cose si fanno seriamente e vengono messe sul piatto 4 proposte graffianti, elettriche,  dure e soprattutto estremamente incazzate!!!

Cycle VI

Aprono le danze i toscani Cycle VI dalle note si evidenzia una rifondazione nel 2018e.v. ma in realtà la genesi si attesta al 2004e.v. ad opera di Dario e David. Il genere proposto è un Melodic Groove Death Metal, dalle tinte belle dinamiche e ricche di buoni cambi, che riescono in maniera organizzata a bilanciare parti più tirate ad altre maggiormente ariose, dove l’interpretazione vocale di una poderosa Tiziana molto varia passa con agilità da parti in growl a piccole aperture dal sapore lirico (forse da fare attenzione nelle brevi parti in clean, ma significa proprio andar a vedere nel dettaglio), anche perché il fiato non viene certamente lesinato e spesso ci vengono brasati i timpani con lunghi screams in cui necessitano signori polmoni. Molto buona l’esecuzione generale con il basso di Giulio ben in evidenza a dettare profondità e precisione ad ogni brano, una scelta che ho davvero apprezzato. Purtroppo non dispongono di materiale registrato, quindi inoltro un video della serata per poter godere a pieno della loro energia.

Unforced

Dopo i Cycle Vi è la volta dei torinesi Unforced che guardando la loro biografia scopro essere dei bei veterani essendosi formati nel lontano 1998e.v.

Propongono un Thrash/Death che di primo impatto si accosta al suono degli svedesi e At The Gates, ma indubbiamente aggiungendoci molto del loro; nel esce fuori un set robusto, dove ci sono molti tempi da scuotimento di testa e dove parti rocciose ben si amalgamano ad una melodia mai ruffiana o fine a se stessa. Ho apprezzato molto l’interpretazione di Daniele dietro al microfono (già con i Coiled Around Thy Spine) aggressiva e senza fronzoli, che ben si è adattata al mood “pigiato” della serata. Perché effettivamente se ad una buona esecuzione di tempi granitici si miscela una sana dose di violenza vocale senza cessioni a parti pulite come purtroppo accade sempre più spesso in certi ambiti musicali, allora i dolori alla cervicale aumentano a dismisura!

Una buona scoperta e sicuramente un gruppo da andar a vedere se ripassasse da queste parti.

Carrion Shreds

I toscani Carrion Shreds fautori di un più che buon ep “Benighted”, hanno deciso si tornare indietro nel tempo di almeno 5/6  lustri ai tempi in cui il Death Metal, era cupo, polveroso, freddo e maledettamente dannato.

La loro è una performance che non nutre reticenze, ne ammissione di colpevolezza, anzi innondano gli astanti con partiture che non disdegnano minimamente rallentamenti o breaks mortiferi, pesanti come lastre di marmo e totalmente catacombali rispolverando pezzi anche dal precedente “Grave Rituals” (entrambi i lavori è possibile scaricarli sul loro Bandcamp: https://carrionshreds.bandcamp.com ), il growl profondo e tonante di Black Wolf, conferisce ancor maggior marciume al tutto e ad un vecchio e macilento metallaro come me non può che far un estremo piacere sia per la proposta che per l’attitudine messa in atto.

Sano e fottuto Death Metal vecchia maniera, infernalmente evocativo, sconsacrato e morboso. Ottima prova Carrion Shreds!

Handful Of Hate

Massacro doveva essere e massacro è stato!!!

Grande serata,inizia l’Autunno, e come i corvi portatori di notizie nefaste o come i corvi di Odino arrivano gli Handful Of Hate…

La cosa su cui riflettere è che c’è qualcosa di ineluttabile nell’aria, un qualcosa che spinge Nicola a salire sul palco e demolire con chilotoni di energia la platea, sempre in maniera greve, aspra, brutale. Questo perché si percepisce chiaramente: ha ancora qualcosa da dire.

Come un lucumone nella sua veste sacrale, ci inchioda alle sue parole, ci trascina in lidi dove sferzano implacabili i venti infernali e ce ne lascia in balia per tutta la durata della sua esecuzione.

La scaletta scelta predilige l’ultimo ottimo “Adversus” suonato quasi completamente (di cui la Cripta ha ampiamente parlato in sede recensoria:  https://cryptofemotions.home.blog/2019/07/21/handful-of-hate-adversus/ ), ma cala sempre assi importanti grazie ai precedenti capitoli come l’iniziale “You Will Bleed” tratta dal album omonimo o come “To Perdition”, fino a riaprire furiose mattonelle storiche “Hierarch in Lust” e “I Hate” dal leggendario “Vicecrown”. La formazione viaggia coesa e devastante, la sezione ritmica impressiona per velocità e precisione, una macchina oliata perfettamente che non concede sbavature, una creatura ordita per esprimere violenza sonica.

Gli H.O.H. non cedono un millimetro, sapienzalmente sanno come torturare l’ascoltatore, come rilasciare questa loro particolare arte, infilza le membra, per poi tirale a piacimento, quasi al limite del sadismo musicale e noi ne bramiamo l’arte (eppure mai ho nutrito inclinazioni masochiste), che quasi ci vede sconsolati alla chiamata degli ultimi due pezzi. Una formazione questa, che a mio avviso ha probabilmente raccolto molto meno di quanto fosse loro dovuto, ma che non per questo si è mai tirata indietro, che mai si è nascosta o abbia giocato carte false o riciclatorie, non a caso sono un puro Culto da osservare e da ascoltare a prescindere dalle mode e dai trends.

Perché dopo più di 25 anni, loro sono ancora qui a massacrarci, a demolirci, ad annientarci, a condividere quella fiamma che brucia forte, anzi fortissima dentro il nostro Spirito; loro sono quell’aspetto tremendo e foriero di rabbia, ferocia e determinazione incrollabile che li porta fuori dal contesto temporale, oltrepassano il Culto e raggiungono ritualmente ad essere Simbolo.

L’Autunno è giunto: Massacro doveva essere e massacro è stato!!!

Grazie Nicola ed Handful Of Hate per questi 25 anni di musica, sangue e passione!!!

Akh

Occulta Struttura – Vol.V Pt.I (Tape, Cdr, Autoprodotto)

01 – E.S.P. Vortex
02 – Infernal Monument
03 – Sulle Macerie
04 – The First Light Of I

Durata: Non Pervenuta

Perche’ realizzare un autorecensione?
Per divertimento, per sconsacrare, per rabbia.

Molti “musicisti” hanno avuto modo di poter manipolare in sede recensoria lavori per poter innalzare le proprie band, con critiche ingiustificate a gruppi più che meritevoli ed incenssandosi viceversa dove non ve ne sarebbe il bisogno, ed io quindi non mi sottrarro’ a tale stupidità.

Cosa può portare una mente a realizzare volutamente un lavoro cosi’?

Primo: La sfida con ciò che ti circonda; che sia un disattento ascoltatore di passaggio o uno sconsiderato conoscitore del gruppo o ancora un recensore occasionale, tutto è vergato per osservare la reazione finale; in questo caso potrei affermare che il Vol.V Pt.I diviene più di solo messaggio e musica, diviene studio, analisi, elaborazione dati.

Secondo: Per scaricare e cristallizzare la propria rabbia, per sconsacrare l’idea di musica “estrema” che oramai ha investito l’ambiente, per l’ambivalente azione che il termine “brutto”, “non estetico” ha in seno, convogliando il tutto in un espressione scorretta, sgarbata, acida e mortifera e soprattutto non convenzionale.

Terzo: Perche’, questa è la prima parte di un concetto diviso in tre parti sulla Violenza, violenza analizzata, compresa e concepita, per poi esser deturpata e innalzata a valore assoluto in questa parte, sfiorando ed incarnandosi nel materialismo contemporaneo. L’artwork in tal senso da’ una dimensione piuttosto univoca.

Quarto: Per deridere assolutamente chi si prende sul serio, compreso me stesso, ma non solo…

In tutto questo non ho parlato della musica? Pazienza…, tutto ciò è una cosa che non mi riguarda!

Akh

Blackmoon – Across The Black Mountains (Ep Blackmoon Productions 2015e.v.)

1. Arrival…   05.22

2. Across The Black Mountains   03.53

3. Through The Nothingness      01:03       instrumental

 Durata: 10:07

Sono giunto ad ascoltare questo breve lavoro invogliato dal moniker che è anche il nickname del polistrumentista Blackmoon. Se questo non vi dice niente dovreste andar ad ascoltarvi il debutto al fulmicotone dei deathsters Necrophobic o ancor di più il loro “Darkside”; ma ancor maggiormente i primi lavori dei più famigerati Dark Funeral, War ed Infernal. Infatti il nostro è conosciuto anche come David Parland ed essendo il compositore principale delle suddette bands, le mie antenne si sono drizzate e sintonizzate verso questo succinto lavoro, ma se ancora non doveste aver compreso passate oltre non vi meritereste di ascoltarlo.

Va detto che lo stile di Blackmoon non si discosta moltissimo dalle proposte madre, ma c’è da affermare che riesce a rimanere interessante proprio per la tipologia di riffing che ben si sposa anche in questa sede dove le tinte Black Metal vengono amplificate certamente, tornando agli albori dei D.F. 

Una breve e lugubre introduzione di tastiere, ci porta alla affascinante “Arrival…” dove Parland si dimostra un maestro nel destreggiarsi in questa tipologia di suoni scuri e malefici, confermando uno stile personale ed efficace, che è indubbiamente un trademark a cui moltissimi sono debitori.

Questi brani originariamente registrati nel 1994e.v. uscirono postumi in versione split nel 2013e.v.(appena dieci giorni dopo il suo suicidio), per poi venir ristampati in soluzione indipendente con l’aggiunta della corta e conclusiva ” Through The Nothingness” del 2009e.v.

Questo è un sound di pura matrice svedese, si discosta leggermente dal gruppo capitatato da Lord Arimahn o dai successivi Infernal in quanto le velocità caratteristiche di quei lavori in questa sede sono lasciate da parte per votarsi totalmente ad un feeling ricco di pathos e ombre oscure che drappeggiano paesaggi moribondi e pestilenti.

Come dicevo poc’anzi il modo di comporre è tipico e i giri classici di Blackmoon hanno portato al aprire le porte a nuove interpretazioni di questo stile musicale; in quanto la melodia notturna e morbosa che esce fuori da questo  lavoretto è ficcante e senza preamboli  verte su lidi sulfurei e dannati, come ci dimostra pure la titletrack. La voce aspra e le tastiere a doppiare le chitarre avvolgono l’ascoltatore con un effetto ammaliante.  Un affascinante canto dedito al Signore del Male, sentito e ossequioso.

Una ottima presentazione di questo progetto, che mi auguro possa convergere in qualcosa di maggiormente sostanzioso (in una delle ultime interviste Blackmoon diceva avesse pronto i pezzi per l’uscita di un nuovo LP), sia per la qualità dimostrata nel saper gestire tutti gli strumenti (pur senza tecnicismi evidenti), sia per l’organizzazione nella composizione dei singoli brani.

Rendo merito a Blackmoon di saper ben dosare il proprio talento sia in ambito Death Metal, sia in ambito Black con gli stessi eccellenti risultati, senza snaturarsi o utilizzar artifici di sorta.  Riuscendo e dischiudere porte infernali.

Ne ho parlato al presente finora perché credo fermamente che David Parland abbia scritto pagine fondamentali per il tipico modo di suonare svedese, per chi come me, apprezza questa scuola sarà impossibile non riconoscere la sua firma in ogni gruppo che adotterà il suo modo di suonare, rimanendo vivo nella coscienza musicale estrema; perché Blackmoon è Storia.

Onore a Te David Parland, Lord of the Infernal Gates!!!

Akh

Bloodline – Hate Procession (W.T.C. Blut & Eisen 2009e.v.)

1.Intro: Berzloj 01:35
2.The Great Becoming 13:44
3.Order Of The Parasite 11:08
4.The Stampede 02:29
5.Jerusalem Addio 07:55
6.Day Of The Vulture 08:45
7.Total Peace 02:55
8.Après Moi, Le Deluge 4.41 (Bonus Track, solamente nell’edizione vinile o digipack)
9.Hidden Track 3.16 (Bonus Track, solamente nell’edizione vinile o digipack)

Durata:56.00

Signori, se lo avessi saputo prima, questa per me sarebbe stata indubbiamente fra le uscite piu attese del corso di quest’anno.

Invece mi è arrivata la notizia assoltamente inaspettata e come sovente succede, la mia attenzione a questa nuova uscita dei Bloodline è stata spasmodica ma al contempo piena di aspettative che potevano far prevedere le piu catastrofiche delle delusioni.

Le curiosita’ si palesavano pure nell’espressione artistica con la quale i nostri svedesi si sarebbero presentati, in quanto nel precedente mini “The Citadel Of Everlasting Tyranny” mi avevano spiazzato con un lunghissimo pezzo di Dark Ambient, scuro, monotono e monolitico, da qui i dubbi sull’attuale scelta stilistica (Released digitally only on Misantrof ANTIRecords. Can be downloaded for free here:
http://www.misantrof.net/mma_bloodline.htm ).

Torniamo al presente, i Bloodline sono una formazione assolutamente rivoluzionata ad eccezione del main man Sasrof (Diabolicum), che stavolta sceglie di avvalersi di componente provenienti da Onskapt, Naglfar, Setherial, Shining, in pratica l’ennesimo Dream Team.

Le danze si aprono con l’intro ” Berzloj” un intro classicamente elettronico che gia mi riporta alla mente i sopraccitati Diabolicum per freddezza e cinismo, ma l’arrivo di “The Great Becoming” una suite di tredici minuti ci fa vedere che i Bloodline sono una metal band con le eccezioni del caso come chi conosce Sasrof puo’ gia sapere.


Il brano è una gioia per le orecchie di chi attendeva il padre padrone dei Diabolicum da anni; ritmiche marziali, tastiere evocative e campionamenti crudi mi ammaliano immediatamente creando una tensione che non provavo da tempo. Chitarre lente e laceranti vengono sovrapposte a vocals disperate e crudeli a cui certi lievi arrangiamenti fanno da contro altare, a mio avviso mai titolo fu piu’ azzeccato, veramente un immenso ritorno!
L’impressione è che piu’ che avere un filo conduttore con “Werewolf Training” ci sia un ritorno all’epoca dell Ep “A Pestilence Long Forgotten”, in cui a sprazzi l’influenza dei Diabolicum fa’ capolino, e cio’ non puo’ farmi che piacere.

“Order Of The Parasite” è un pezzo che va oltre i dieci minuti, ma anche in questo caso non esiste altro che soddisfazione per come il brano sa svilupparsi, i tempi rimangono abbastanza lenti e cadenzati, mentre sono gli arrangiamenti e le parti vocali a prendersi la ribalta facendosi apprezzare in toto, per intensita’ profusa.


“Jerusalem Addio” e “Day Of The Vulture” ci accompagnano per altri diciassette minuti, dove i ritmi variano leggermente e le chitarre si ritagliano spazi interessanti ed in alcuni frangenti si annusano quasi tempi industriali, in altri frangenti le composizioni accelerano i ritmi in altri divengono piu riflessive, ma sempre mantenendo alto il tasso di eccitazione, che non scema mai anche a causa di arrangimenti ipnotici e a volte tremoli, su cui cala l’attenzione, il riffing semplice e diretto non fa’ che accentuare tali risultati.

Con “Total Peace” il cd ordinario si conclude, sorprendendo l’ascoltatore nuovamente con un pianoforte che intesse una melodia quasi sognante, su cui una concitata parte vocale stride creando quel sapore agrodolce delle creazioni di Sasrof.

Le due bonus track presenti nelle edizioni limitate, sono a mio avviso le due anime che ben si manifestano profondamente in questo disco, se ” Après Moi, Le Deluge” è uno spoken word campionato che fa del cinismo sonoro il suo verbo sonoro, non possiamo dire altrettanto del brano nascosto in chiusura; un brano incredibile in cui una chitarra pesa, si mette a disposizione ad arrangiamenti vocali e di flauti e a melodie da serie televisive anni 70, che vi lascerà esterrefatti.
Solo per questo ultimo brano sarebbe da accaparrarsi la versione digipack!

In ultima analisi, non posso che dirmi assolutamente soddisfatto del ritorno di quel genio di Sasrof (augurando che prima o poi anche i Diabolicum possano tornare a demolire il pianeta con una nuova proposta), consigliato a chi sa aprirsi a nuove frontire del Black Metal.

Per gli altri, che restino nel proprio oblio… non credo meritino altro.

Akh

Netharious – Deicidal Delirium – (CD 2009e.v. Autoprodotto)

1.Dread 06:12
2.Exiled Royalty – Epiphany Black 06:46
3.An Art of Reaping Souls 07:07
4.We Shall Hunt Them… And Take Their Lives 08:13
5.Under The Satan Sun 04:14
6.Damnation’s Creation 08:54
7.Abhorrence In The Shadow Of The Kaos Obelisk 07:37
8.Thee Seige Upon Forever 11:11

Durata:60.14

Il duo statunitense dei Netharious esce allo scoperto con questo “Deicidal Delirium”, un lavoro autoprodotto che si attesta sulla scia di un BM abbastanza classico di darkthroniana memoria (epoca A.I.T.N.S. e U.A.F.M. almeno per il tipo di strutture dei pezzi, lunghi ed articolati), dove il riffing spesso bilancia parti piu’ scarne ad aperture maggiormente melodiche coadiuvate da inserimenti di tastiera a rendere evocativa la proposta prodotta.

A mio avviso ci sono spunti interessanti e il lavoro di chitarra ha il piglio giusto vedi l’opener “Dread”, ma anche alcuni cali vedi la “sperimentale” “Damnation’s Creation”, dove i nostri tentano di variare inserendo dissonanze e strutture piu’ sbilanciate, ma senza avere una maturita’ che renda l’operazione affascinante, cosa che non succede in “Exiled Royalty – Epiphany Black”.

“An Art Of Reaping Souls” è un brano ipnotico, in cui chitarre e tastiere giocano a creare soluzioni interessanti, mentre i risultati non sempre sono ottimali a livello di produzione, in quanto si percepisce molto chiaramente il lavoro sintetico, anche nelle parti piu’ emotive, mentre la batteria elettronica tende a coprire le chitarre nella fasi piu aggressive e spinte (causa anche una sonorita’ un po’ troppo lieve delle asce).

In definitiva, un gruppo da due nature, quella oscura, violenta e quella caotica, disarmonica, nella prima la band ha a mio avviso le carte da giocare migliori, dove punterei maggiormente.
Nella seconda ci sono da limare alcune ingenuita’ e acerbita’, ed identico consiglio lo darei per i suoni da scegliere la prossima volta; anche perche’ per essere il primo lavoro in assoluto della band, ci sono sicuramente idee da sviluppare e coltivare.

Akh

Immortal – All Shall Fall – (cd Nuclear Blast 2009e.v.)

1.All Shall Fall 05:58
2.The Rise of Darkness 05:47
3.Hordes To War 04:32
4.Norden On Fire 06:15
5.Arctic Swarm 04:01
6.Mount North 05:07
7.Unearthly Kingdom 08:30

Durata:40:10

Che il disco nuovo dei riformati Immortal fosse uno dei piu attesi dell’anno è universalmente riconosciuto; che si andasse sul sicuro con una produzione combinata nei piu che celebri Grieghallen and Abyss studios era un dato di fatto, vista l’importanza economica che questo gruppo oramai si è ritagliato, che la copertina riprendesse il fortunato tema della copertina figurata (il cui soggetto implicava il ritorno alle porte dell’Inverno con tutti i suoi annessi “At the Heart Of Winter”) che tanto aveva entusiasmato in precedenza; insomma c’erano tutte le premesse per attendere questo ritorno con una certa curiosita’.

E finalmente giunse il giorno in cui “All Shall Fall” apri il suo gelido sentore su noi miseri mortali…

Inizia le danze la titletrack, un brano che si fa’ ben seguire, dall’incedere epico e glaciale, una sorta di rivisitazione da parte degli Immortal delle gesta di Bathory e Manowar, ma con il riffing che si rifa’ al suo predecessore quel “Sons Of The Northern Darkness” che tanto successo riscosse fra critica e pubblico. La produzione potente e cristallina ne evidenzia tutte le parti, compresa una doppia cassa ben in evidenzia, la voce di Abbath tende ad esser piu pulita (meno “grattugiata” del solito diciamo), e viene utilizzato uno stacco vocale che mi riporta alla mente certe soluzioni già intraprese da Shagrath e co., il brano si fa’ ben ascoltare, ma non è quella colata gelida che mi attendevo…

Ma se con “All Shall Fall” sono rimasto in ascolto a valutare, non posso certamente dire la medesima cosa per il resto del cd, pian piano che i restanti pezzi mi snocciolavano nello stereo, la perplessita’ si acuiva sempre più intensamente, fino a sfociare nella delusione piu cocente che abbia avvertito in questo anno.

Pezzi monocordi, suonati con riff ruffianamente piatti, che si auto plagiano e che clonano la più che storica vena Thrash tedesca, in cui la sempre più evidentemente spenta voce di Abbath si inserisce, non trovando le sue classiche variazioni metriche, ma si assesta su una cantilenante monotonicita’ per tutto il disco.

Pezzi quali “Hordes To War” mi risultano imbarazzanti per il plagio effettuato ai danni dei Bathory, ed un dannoso Horgh che suona il suo strumento in maniera pachidermica e privo di un qualsiasi brio dinamico accentua la disgrazia di questo platter.

Non so’ bene come verra’ recepito in altri lidi questo lavoro, ma credo fermamente che certi gruppi debbano sapere quando fermarsi, senza infangare il proprio nome; infatti se questo disco fosse uscito a nome I(sarebbe stato indubbiamente un album orrendo come lo è effettivamente), ma forse un minimo di decenza lo avrebbe mantenuto, ma cosi significa proprio sputtanarsi, in nome di un fattore economico che rincorre il bambinetto alle prime emozioni metalliche, che magari si vanta per l’edizione extra lusso acquistata, in cui il pendaglio di Abbath fa’ bella figura sulla sua ts dei C.O.F. o C.O.B., che gioiranno per i lead di chitarra senza capo ne coda che spuntano dal nulla (l’esempio di “Artic Swarm” è solo uno di quelli che mi vengono in mente),giusto per riempiere la carenza di idee dei brani.

Mi chiedo francamente se “All Shall Fall” con i suoni plagi ed arpeggini fosse cosi doveroso farlo uscire?

A mio Avviso era meglio di No.
Un album anonimo, brutto, fatto per splillare soldi agli ingenui, assolutamente plastificato, senza una qualsiasi scintilla di creativita’…

ultima domanda, un album cosi orrido, aveva davvero bisogno di tutto cio?

Availbable in the following formats:
– Standard jewelcase CD
– Limited-edition digipack
– Limited-edition 180g vinyl
– Limited-edition picture disc
– Limited-edition box, only available through Nuclear Blast webshop

The “Blashyrkh Limited Edition Bag” version of “All Shall Fall” includes:
– Digipak version of “All Shall Fall”
– Logo t-shirt (size of your choice)
– Abbath’s replica battle axe in the form of a stainless steel pendant
– Four buttons
– Double-sided poster
– Special black Immortal plastic bag

Ribadisco: a mio avviso NO!

Disco da lasciare macerare nelle cantine del Nuclear Plast!!!

Le porte dell’Inverno, non si sono aperte!!!

Akh 

Nefertum – Revered Lames (cd Uk Division Records 2009e.v.)

1.Revered Lames 05:09
2.Slaves Of Darkness 04:29
3.Beneath The Ashes 07:40
4.Crossdressphixya 05:10
5.Blackhearted 04:25
6.Rotting Idle’s Inquisition 05:00
7.Hatedance 04:39
8.Lustful Requiem 04:31

Durata:41:03

Ecco giungere finalmente sulla lunga distanza i potentini Nefertum dopo il valido demo del 2005e.v., il suono da loro proposto si è sviluppato, irrobustito ed arricchito di elementi melodici piu’ marcati e tecnici.

Per rendervi l’idea di cio’ che compone questo “Revered Lames”, prendete Borknagar, Dimmu Borgir (soprattutto per certe timbriche vocali e certi arrangiamenti), Emperor ed Arcturus, aggiungeteci quell’estro personale che i nostri posseggono, una buonissima produzione ed il gioco è fatto.

Brani come la title track posta in apertura e “Beneath the Ashes”, faranno subito la felicita’ di chi segue questa corrente musicale, con ritmiche ben congeniate ed una varieta’ compositiva, che non si ritrova sovente.
Stacchi acustici e riff epici si innalzano come muri, ed arie dal sapore orientaleggiante renderanno tutto il lavoro vario e fruibile.

A volte riaffiorano i quattro mostri norvegesi fra le influenze dei nostri ma pezzi come “Crossdressphixya”, “Rotting Idle’s Inquisition” (il break pulito all’interno del pezzo è uno dei punti piu’ intensi del disco) e “Hatedance” brillano di luce propria, dove in alternanza blast beat e aperture acustiche si inseguono inframezzate da melodie che si intrecciano creando un tessuto dinamico ed elaborato.

I Nefertum hanno grosse carte da giocare ce lo mostrano in continuazione, anche tramite una preparazione tecnica invidiabile che si mette a disposizione della musica a partire da una solistica ben congeniata ed efficace, fino al lavoro del basso sempre attento e preciso, come lo stesso si puo’ dire del gran lavoro svolto dalla batteria, sempre in movimento a formulare soluzioni ritmiche fantasiose che ben si sposano con la proposta dei Nefertum.

Un’ottimo debutto, che sapra’ far luce su un gruppo che ha mezzi e meriti per andare avanti.

Akh

Amenthet – Ich Der Gott- (2006e.v demo cdr – autoprodotto)

1. That My Will Is Made 12.41
2. Ra Hoor Khuit Part I 6.47
3. Ich, Der Gott 17.51
4. Ra Hoor Khuit Part II 6.33

Durata: 43:32

Amenthet è un progetto nato dalla mente di Sharcoux, la peculiarita’ di questo “gruppo” è nel proporre un buon
Black Metal di stampo sinfonico, totalmente sintetizzato (comprese le chitarre), l’unica nota totalmente umana sta nella presenza vocale, che appare sempre con una buona espressivita’ per il genere, manifestando incisivita’ e cattiveria.

Una volta appresa la peculiarita’ di Amenthet, possiamo tranquillamente dire che l’album “Ich Der Gott” seconda uscita del progetto, si ascolta veramente bene, è molto dinamico e orchestrato validamente, essendo davvero molti gli spunti vincenti.

I quattro pezzi che compongono quest’ opera sono tutti ben strutturati e riportano a mente spesso i lavori dei Profanum (tanto per rendervi l’idea), anche se non si percepisce il medesimo odore occulto.
L’impressione generale è che in questo “mondo”, Sharcoux voglia regnare senza la contaminazione del uomo e la sua materia, il che rende tutto molto freddo e tagliente nonostante le melodie a volte si facciano imperiose e a volte piu lievi, alternado passaggi piu veloci ad altri veramente suggestivi ed atmosferici, come in “Ra Hoor Khuit part 1”, ma tutto il disco rimane sempre su livelli veramente buoni.

Tutti i pezzi sono lunghi, per sfiorare la suite, nel caso di “Ich Der Gott”, in cui l’ambientazione dilatata si macchia di un tessuto piu triste e meditativo, dove le narrazioni sofferte di Sharcoux,sembrano esser piu lontane, tanto da riuscire a ricreare un immagine di ulteriore distanza e smarrimento,che sfocia in uno stacco di puro Dark Ambient, che pare esser il vero punto focale; emanatore di oscurita’ ed inquietudine di questo viaggio musicale, enfatizzato dalla chiusura solenne ed altisonante del brano e del lavoro.

Un bel disco, pieno di idee, che riesce ad emozionare, nonostante un normale ascoltatore lo possa trovare indigesto per la sua natura anti umana e sintetica.
L’unica pecca forse risiede nella mancanza di certi bilanciamenti fra i suoni, che ogni tanto collidono fra loro, ma cio’ non nega minimamente la validita’ del tutto, rimanendo solamente un pretesto per verificare ulteriormente la maturazione di questo progetto, che ha veramente molto da dire e da dare.

Akh

Arcana Coelestia – Le Mirage De L’Idéal (CD ATMF 2009e.v.)

1.Duskfall 10:55

2.Requiem (For The Fathomless Void Of Redemption) 08:18

3.Le Mirage De L’Idéal 07:34

4.Tragedy & Delirium I – The Tragedy 05:33

5.Tragedy & Delirium II – The Delirium 06:45

6….Thus Fade In Nocturnal Deluge 10:27

Durata:48:12

Swedenborg scrisse l’Arcana Coelestia, gli Arcana Coelestia nelle vestiti incarnate di MZ e LS (coadiuvati dagli ottimi Sephernel(Absentia Lunae) e Thorns (alias Gionata Potenti) hanno ideato e musicato “Le Mirage De L’Idéal”, un’equazione tanto particolare, quanto affascinante, il cui pernio puo’ veramente essere la scelta e la tragedia che ne gravita attorno.


Il peso esistenziale del riconoscersi e del riconoscere il peso delle scelte effettuate o del fluire costantemente incostante delle passioni dell’uomo, dei suoi drammi, dei suoi feroci dubbi, dell’incertezza del proprio fato.


Questo disco è la materializzazione funerea di queste apprensioni, squarci di luci contornati di nubi ed albe, di visioni toccanti ed intense tanto da traboccare in un lieve soffio d’aria, in cui percepire la pesantezza dell’Essere.


Un viaggio, un filo, una percezione, che lega l’abbandono alla speranza, la consapevolezza dell’essere incompiuto eppur aver la coscienza in tumultuosa estasi nel sentirsi mortalmente vivo, al centro di un pensiero.


“Le Mirage De L’Idéal” è un compendio di emotivita’ che sfociano in un costante dualismo, dove l’uno è preda dell’altro e viceversa, una brocca ricolma di tristezza che accende la follia e divampa nel genio, per cadere nel tremendo.


Ascoltare questo album è come sentire il crepitare assordante della candela, in cui affondare lo specchio del proprio se stesso, in cui venir incendiati e dilaniati da vastita’ interiori, grandi come il cadere di una foglia nel protrarsi dell’Autunno.Le ritmiche dilatate dilaniano l’anima, il confronto con la Creazione annienta l’Artista che ha l’Arte come unico mezzo per incidere nel Fato la Visione estrema che gli viene provocata, prima di cedere alle sue paure; o sono i suoi Terrori ad incidere l’artista che si fissa nel piano della sua arte?


Oscurita’, dilaniata da folate di Vita, da situazioni di immensita’…, questo è cio’ che ho vissuto; Vita, nascosta fra le pieghe del Destino è cio’ che ho provato.


Il travaglio nello scrivere questa recensione è stato grande quanto è la caratura stessa del disco, un album di cui non è assolutamente giusto privarsi.
Akh

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