1.Benighted 04:38
2.Dead Kings 06:33
Durata: 11:11

La Cripta, finora vi ha accompagnato in molte sue celle, nicchie anfratti, a volte neri, altre volte maggiormente illuminati o maggiormente intarsiati, ma ancora mai vi ha portato in una delle sue viscere pulsanti. Il luogo che andremo a visitare oggi è posto in basso, dove il Death quello vecchio, marcio, canuto e cattivo risiede incrostato da muffe e ragnatele, attorniato da schegge d’ossa e bramoso di succhiare il nostro sangue da un teschio rotolato fin laggiù.
Proprio li su una mattonella polverosa siamo orgogliosi di andare a prelevare il nuovo Ep dei pratesi Carrion Shreds (formazione che nasce nel 2018e.v. dalle menti di Black Wolf già coi NecroCommand, Warhatred, Burial e Filippo Mannini ex Disboskator) dal titolo di: “Benighted” (scaricabile gratuitamente dal loro Bandcamp: https://carrionshreds.bandcamp.com/track/benighted ), ma trovabile anche in formato slipcase ai loro concerti.
I Carrion Shreds non perdono certamente tempo, ed appena inserito il play sulla titletrack siamo letteralmente investiti da un bordata vecchia maniera; il loro suono è cavernoso, pastoso con quel giusto gusto da motosega che riesce a far drizzare le antenne a chi come me era abituato e godeva di registrazioni col Tascam 4 piste, specialmente per bands che vivevano di estremo.
Qua siamo in piena campagna Death Metal; una componente per cui sto apprezzando questo gruppo è la loro capacità di suonare alla vecchia maniera restando certamente credibili, come si percepisce fin dal primo catacombale stacco. “Benighted” possiede quel marchio di fabbrica che garantisce qualità al 100% e i maestri segnalati nelle influenze ne sono un corposo esempio “…Asphyx, Wombbath, Authorize, Gorement, Obituary, Vomitory …” .
Tutto ai miei orecchi gira alla perfezione, riffing ferale, rallentamenti mortiferi, voce cavernosa, atmosfere plumbee, dinamiche velenose e marciscenti, ogni angolo di questo Ep mi ricorda momenti esaltanti di Morte.
Le larve musicate strisciano sotto strati d’ossa sepolte da brandelli di velluto viola e nero. Le pennate che ci si parano davanti equivalgono a litanie blasfeme senza parole, lastre di marmi sbrecciati e dimenticate dal tempo prendono forma in questi undici minuti e non mi resta che trarne un sadico godimento.
Il trono di pestilenza sale continuamente alle nostre narici e mai come in questo istante sono orgoglioso di esprimere questa forma musicale a nome della Cripta! I teschi e le spettrali orbite cave ci osservano malevolmente e le mani bramose di “Dead Kings” ci rovistano le interiora lentamente ma spietatamente, come se produrre insensibilmente sangue e rubare vita fosse una roba ordinaria.
Due pezzi sono forse poco potreste ribattere, ma dato che i nostri hanno al attivo pure un altro lavoretto dal titolo emblematico di “Grave Rituals” e si dicono pronti per cercare labels, etichette o distributori (a cui consigliamo fermamente di farsi avanti) a cui proporre un lavoro sulla lunga distanza, direi che dobbiamo fidarci e abbracciare totalmente l’oscurità profonda che i pratesi riescono a ricreare.
Le ombre dei nostri incubi prendono forma sulle ali notturne dei Carrion Shreds, perché ascoltando le loro rantolanti risate demoniache, noi siamo solamente… brandelli di carogne!
Akh
















