1. Det Som En Gang Var 14.21
2. Hvis Lyset Tar Oss 08.04
3. Inn I Slottet Fra Droemmen 07.51
4. Tomhet 14.12
Durata: 44.28

Pochi giorni fa è giunta la notizia che ha scosso tutto il mondo metallico, il “Conte” Greifi Grishnackh è stato arrestato.
Il Personaggio, la Leggenda, il Riferimento inquietante e misterioso dell’Inner Circle è stato rinchiuso in carcere (pena da scontare in 21 anni) per i noti fatti norvegesi e l’omicidio di Euronymous dei Mayhem.
Continuo a sfogliare quella che è ad oggi l’unica testata specializzata in metal estremo Grind Zone e trovo un piccolo spazio della Nosferatu Distributions che pubblicizza la nuova uscita di Burzum, la sua ultima fatica prima del verdetto della giustizia di Norvegia. L’offerta è allettante cd e ts a una modica cifra, faccio immediatamente l’ordine.
Arriva il pacco e mi calo immediatamente nella realtà intransigente di “Varg” Vikerness.
Una lunga e intensa introduzione di tastiera e chitarra mi sorprende in quella che è una vera suite, la prima che mi capiti di ascoltare in ambito B.M. I suoni sono dilatati, sospesi, sognanti, surreli e mi riporta alla mente quel velo leggero e freddo che si può trovare la mattina poco prima dell’alba, quando le tenebre incominciano e tremare, rilasciando le ultime mesmerizzanti energie. Gli occhi e l’animo si riempiono di esaltanti emozioni, prima di spezzarsi con l’avvento feroce di un sole vivo.
Ma oggi il sole non sorgerà.
“Det Som En Gang Var” nella sua debordante forza visionaria cancella tutto attorno a se, una bruma delicata e densa permea ogni singola cellula e appanna e rende vano l’alzarsi del carro solare. Le urla laceranti, istintive e primordiali di “Burzum” strappano a brandelli tutto ciò che gli capita a tiro, con ferocia. Questo brano è il crepitare delle fiamme, il respiro degli alberi nelle sconfinate e maestose foreste di Norvegia, la magia dell’aurora boreale sul circolo polare artico, è un sogno di una bellezza senza eguali.
Difficile rendere lo stato di meraviglia che mi ha colto e riempito, vuoi per l’utilizzo degli strumenti suonati in maniera originale, per i forti contrasti ricreati, per la fiera vitalità intrinseca che viene fuori in maniera prepotente dalle note di questo superlativo “Hvis Lyset tar Oss”, dove anche da soluzioni più graffianti e violente come nel caso della title track o dalla successiva “Inn I Slottet Fra Droemmen” escono fuori pieghe dal sapore poetico, selvaggio, archetipo, ruvido, antico, animale, orgogliosamente fuori dagli schemi e da questo tempo.
Con l’ultimo atto di questo Edda, tutto capitola. Ogni scintilla di fuoco precedentemente vissuta viene deliziosamente e soffusamente portata allo stato di calma. Una calma totale, assoluta, avvolgente, che delicatamente mi abbraccia nel suo candore atemporale. Essa è una nevicata soave dentro lo Spirito, che mi trascende da ogni cosa o situazione. Un senso di estrema pace e integra intimità col Vuoto Cosmico mi pervade, deliziandomi di questo stato, mai mi sono sentito cosi vicino e compreso da un disco.
Questo non è solamente un semplice ascolto, è una comunione, un viaggio astrale ad occhi aperti, un’esperienza catartica, una via da non dimenticare.
Con gli occhi di chi ha visto e provato, rileggo quell’inserto e con convinzione annuisco:
L’Arte Non Può Essere Incatenata.
Akh









