Burzum – Hvis Lyset Tar Oss (cd- Vinile Misanthropy Records 1994e.v.)

1. Det Som En Gang Var 14.21
2. Hvis Lyset Tar Oss 08.04
3. Inn I Slottet Fra Droemmen 07.51
4. Tomhet 14.12

Durata: 44.28

Pochi giorni fa è giunta la notizia che ha scosso tutto il mondo metallico, il “Conte” Greifi Grishnackh è stato arrestato.

Il Personaggio, la Leggenda, il Riferimento inquietante e misterioso dell’Inner Circle è stato rinchiuso in carcere (pena da scontare in 21 anni) per i noti fatti norvegesi e l’omicidio di Euronymous dei Mayhem.

Continuo a sfogliare quella che è ad oggi l’unica testata specializzata in metal estremo Grind Zone e trovo un piccolo spazio della Nosferatu Distributions che pubblicizza la nuova uscita di Burzum, la sua ultima fatica prima del verdetto della giustizia di Norvegia. L’offerta è allettante cd e ts a una modica cifra, faccio immediatamente l’ordine.
Arriva il pacco e mi calo immediatamente nella realtà intransigente di “Varg” Vikerness.

Una lunga e intensa introduzione di tastiera e chitarra mi sorprende in quella che è una vera suite, la prima che mi capiti di ascoltare in ambito B.M. I suoni sono dilatati, sospesi, sognanti, surreli e mi riporta alla mente quel velo leggero e freddo che si può trovare la mattina poco prima dell’alba, quando le tenebre incominciano e tremare, rilasciando le ultime mesmerizzanti energie. Gli occhi e l’animo si riempiono di esaltanti emozioni, prima di spezzarsi con l’avvento feroce di un sole vivo. 

Ma oggi il sole non sorgerà.

“Det Som En Gang Var” nella sua debordante forza visionaria cancella tutto attorno a se, una bruma delicata e densa permea ogni singola cellula e appanna e rende vano l’alzarsi del carro solare. Le urla laceranti, istintive e primordiali di “Burzum” strappano a brandelli tutto ciò che gli capita a tiro, con ferocia. Questo brano è il crepitare delle fiamme, il respiro degli alberi nelle sconfinate e maestose foreste di Norvegia, la magia dell’aurora boreale sul circolo polare artico, è un sogno di una bellezza senza eguali.

Difficile rendere lo stato di meraviglia che mi ha colto e riempito, vuoi per l’utilizzo degli strumenti suonati in maniera originale, per i forti contrasti ricreati, per la fiera vitalità intrinseca che viene fuori in maniera prepotente dalle note di questo superlativo “Hvis Lyset tar Oss”, dove anche da soluzioni più graffianti e violente come nel caso della title track o dalla successiva “Inn I Slottet Fra Droemmen” escono fuori pieghe dal sapore poetico, selvaggio, archetipo, ruvido, antico, animale, orgogliosamente fuori dagli schemi e da questo tempo.

Con l’ultimo atto di questo Edda, tutto capitola. Ogni scintilla di fuoco precedentemente vissuta viene deliziosamente e soffusamente portata allo stato di calma. Una calma totale, assoluta, avvolgente, che delicatamente mi abbraccia nel suo candore atemporale. Essa è una nevicata soave dentro lo Spirito, che mi trascende da ogni cosa o situazione. Un senso di estrema pace e integra intimità col Vuoto Cosmico mi pervade, deliziandomi di questo stato, mai mi sono sentito cosi vicino e compreso da un disco. 

Questo non è solamente un semplice ascolto, è una comunione, un viaggio astrale ad occhi aperti, un’esperienza catartica, una via da non dimenticare.

Con gli occhi di chi ha visto e provato, rileggo quell’inserto e con convinzione annuisco:

L’Arte Non Può Essere Incatenata.

Akh

U.L.S. (Under Light of Sound) – Malluma Materio (cdr demo Autoprodotto D.N.A. Kollective)

  1. Malluma Materio

2. A New Light Year For A Black Sun

3. Into The Depths Of Sirius

4. Orbitando Attorno A Marte E Giove

5. Regression In Mind

DURATA:             01:01:04

Secondo demo per quegli sperimentatori fuori controllo di Under Light of Sound (U.L.S.) .

“Ho ormai ascoltato parecchie volte il nuovo “Malluma Materio”. In generale mi sono già espresso abbondantemente, ma credo sia doveroso postare anche qui.

Per quanto fosse un’impresa difficile, il nuovo lavoro ha anche superato (almeno a mio vedere) il precedente. Il mood generale della proposta rimane disturbante e nervoso. Le atmosfere sono davvero siderali e ascoltando con attenzione a occhi chiusi è davvero forte la sensazione di trovarsi nelle profondità cosmiche.

Per quanto ogni cosa sia al proprio posto e abbia una sua funzione ben precisa nell’evocare certi tipi di visioni, è davvero un lavoro molto sfaccettato e che può portare ad ognuno mille interpretazioni differenti. Ed è sorprendente quanto, nonostante questa policromia intrinseca, alla fine comunque le sensazioni confluiscano sempre in un unico flusso.

Davvero meraviglioso, non posso fare altro che dire a tutti quanti di ascoltarlo perchè ne vale davvero la pena.

Rinnovo ovviamente i miei più umili complimenti agli autori di tale opera, sono rimasto senza parole!

Ma tanto non servono…sono le Visioni che parlano per “Malluma Materio””

Dope Fiend

“Ho appena finito di riascoltare per la terza volta Odissea nello spazio 2222 “Malluma Materio”, ho praticamente lasciato il pianeta terra, è stato un casino venir shakerato dall’elettronica totalmente straniante a tratti martellante. Poi d’improvviso arriva il vuoto, cosa fai nel vuoto se non galleggiare sperando di avere un appiglio? Dov’è quest’appiglio? Cos’è quest’appiglio? Qual è quest’appiglio?

Non lo so, non l’ho ancora trovato e quindi mi sono costretto a vagabondare per lo spazio attraversato da strane onde sonore disturbate (mazza che scariche emana “Regression In Mind”).

Il lavoro si conclude e mi sento a casa…vi lascio quindi con un ricordo…”

Defleshed

” “Black metal and electronic music. This is the field of U.L.S. But neither black metal nor electronic music can be found on “Malluma Materio” (Esperanto for “Dark Matter”). U L S takes the distance from both its main influences, to create a new and personal sound. U L S creates dense structures with asincronous drum machines, digital filtered guitars, dense ambient landscapes, instrumental and thick moods. We are looking at a new synthesis between languages, between senses, between light and sound. U L S’ “Malluma Materio” is a synesthesia. ” “

7.5 -M

“Ho ascoltato qualche pezzo e devo dire che sono eccezionali, la musica mi elettrizza. U.L.S non si limitata a fondere Dark Ambient/Elettronica/Black Metal, ma mescola il tutto in maniera originalissima, senza precedenti.”

Ulfar

“Che dire? Sono stato molto colpito da ULS, con cui direi che ha fatto grandi passi avanti, sia in termini di organizzazione del pezzo che in suggestione. 

La bonus track è un tocco di gran intuito.

Insomma, bravi davvero.”

Marco Castagnetto

Folli, Visionari,Eremiti musicali, Sperimentatori Lo-Fi, Viaggiatori dispersi, Pitagorici… le sfere dei Pianeti in delirio.


Akh

U.L.S. – Under Light Of Sound (cdr Demo Autoprodotto D.N.A. Kollective)

1.Intro

2.U.L.S.

3.Laudate Domini

4.P.M.

5.Open Your Mind To The Immence Empty

DURATA: 28:50

La cripta scova situazioni intriganti e bizzarre, altrimenti perdute nel oblio o come è forse meglio dire in questo caso nell’infinito dello spazio…

Questo progetto nasce dalla volontà di sperimentare soluzioni non sempre conformi al genere B.M., cercando di trovare vibrazioni che possano liberarsi e librarsi attraverso le sperdute lande del Kosmos.

“Come inizio non c’è male, complimenti. Alienante e disturbato al punto giusto. L’unica cosa è che in alcune parti di P.M la batteria mi è sembrata un po’ troppo minimalista.”

Vlakorados

“A canzoni come Open Your Mind etc.etc. e Laudate Domini non ci sono decisamente abituato in quanto ad ascolti però devo dire che hanno un’atmosfera oscura davvero notevole.

P.M è invece un pezzo alienante e inquietante, mi è subito piaciuto. Vediamo gli sviluppi, l’esordio mi piace assai!”

Xecutioner

è un B.M. dalle tinte un po’ particolari…, alcuni tratti interessanti si sono già manifestati.

Stralci di dialoghi misteriosi, atmosfere plumbee, beats ossessivi…

Il materiale è un lavoro articolato e complesso. Aspettatevi un ascolto impegnativo.

Aspettate di perdervi!

P.s. il demo è edito in un unica edizione a 50 copie, distribuite esclusivamente a mano. 50 copie in Download dal sito della D.N.A. Kollective.

Akh

Mysticum – In The Streams Of Inferno (Cd Full Moon Productions 1996e.v.)

1. Industries Of Inferno 1:14
2. The Rest 4:38
3. Let The Kingdom Come 5:08
4. Wintermass 5:57
5. Crypt Of Fear 4:27
6. Where The Raven Flies 6:21
7. In Your Grave 3:45
8. In The Last Of The Ruins We Search For A New Planet 5:41

Durata: 37:11

Provenienti dalle gelide lande norvegesi, ecco approdare all’album d’esordio i Mysticum che già si sono fatti notare nella rete underground per alcuni demo ed un split con i connazionali Ulver (segnateveli quest’ultimi perche avranno molto da poter dare).

Rispetto ai primi lavori la produzione viene schiarita anche se rimane assolutamente lisergica, catacombale, furiosa e cinica (complice una drum machine fredda e spietata! si signori questi qua vi spaccheranno le ossa e non avrete tempo di fiatare il vostro sdegno) in cui tutto le sdegno che i nostri provano nei confronti della specie umana ci verrà gettato addosso con una cattiveria senza eguali.

I nostri si definiscono “Industrial Black Metal” e come dargli torto gia all’introduttiva “Industries Of Inferno” capiremo che aria tira su questo cd, ma è con l’avvento di “The Rest” e “Let The Kingdom Come” che i nostri apriranno le porte dell’Inferno con riff tirati e malati in cui atmosfere finora mai udite vi faranno sobbalzare; campionamenti di sofferenza, tastiere inedite e claustrofobiche, echi bestiali e blasfemi su ritmiche forsennate e stacchi dall’incredibile deflagrazione sono il piano d’azione di questo gruppo.
Ogni scream di Prime Evil pare vomitare veleno e nell’insieme pare che il delirio creato ed arrangiato sia voluto per irretire l’ascoltatore nel terminare fin da adesso la sua inutile esistenza.

Questo è quello che pensano:
“Mysticum are representing total destruction of civilisations and human minds, cause we are the true worshippers of the black cosmos and the ones that will guide you to PLANET SATAN collecting your souls… DAMN YOU ALL!! 
HAIL SATAN!!!”

Tutto cio’ lo troveremo ben rappresentato in tutti gli episodi che compongono “In the Streams of Inferno”, ascoltare “Crypt Of Fear” per credere; ma è nella totale mancanza di umanita’ che questo disco acquista punti, la voglia assoluta di non concedere il minimo rispetto per nessuna regola, distruggendo i riferimenti che fino ad oggi sembravano consolidati (il campionamento di una pistola credo che ben evidenzi questo incedere), ascoltate poi la conclusiva “In The Last Of The Ruins We Search For A New Planet” dove non vi sarà spazio per nessuno strumento ad eccezione di tastiere plumbee ed opprimenti su cui si adagia un sinistro pianoforte, in cui regna la desolazione e l’immobilita dell’assenza di vita.

Un album ostico che non tutti sapranno digerire, in quanto fortemente fuori dagli schemi preordinati, ma che da una spinta incredibile a questo movimento musicale anche a livello di attitudine, generando nuove forze.

I Mysticum hanno rovesciato molte frontiere con un solo lavoro, mi auguro fortemente che siano apprezzati in quanto la perfidia qui trovata è indiscutibile e fuori controllo.

Un disco monumentale, che sarà sicuramente una pietra miliare per questo nuovo genere! Apocalittici! Pionieri di un nuovo modo di odiare!!!

Don’t Stop The Madness!!! 

Akh

Soul Grind – Millenium (Demo autoprodotto 1997 e.v.)

– Prelude To The Brightest Dawn (Intro) 3.03
– In The Twilight 9.13
– Moments Of Deep Sadness 7.29

– Let Me Die Of The Hero’s Death 3.00 (Esclusivamente nella seconda stampa del Demo)

Durata:19.45 (Prima Stampa)
Durata:22.45(Seconda Stampa)

I Soul Grind nascono dalle ceneri dei More Thingh Insane, ma acquisendo alla batteria Cristiano Da Silva degli Hidden Hate (come era già successo con Giacomo Grassi al Basso) e virando totalmente proposta.

I suono proposto dai fiorentini è un Death Metal di stampo sinfonico, che ha pochi precedenti, seppur in alcuni casi vi si possa ritrovare al suo interno una chiara influenza svedese (“Skydancer” dei Dark Tranquillity ha segnato molte persone), ma “Millenium” sprigiona creatività e personalità in maniera impressionante, credo di non aver mai ascoltato un demo cosi maturo e degno di altro formato.

L’intro è appannaggio del piano e violoncello tratti dalle tastiere di Marco, in cui la visione del crepuscolo si rende tangibile musicalmente fino all’ingresso della chitarra di Mauro e della voce Michele, che straripano energia in un break fulmineo. Un apertura commovente, che mi ha letteralmente lasciato senza fiato.

“In The Twilght” parte subito chiarendo che questi ragazzi ci sanno fare; le chitarre e il basso fraseggiano intrecciandosi con maestria, alternando parti serrate a stacchi acustici o piccoli lead di basso, le vocals in growl attaccano con ferocia le melodie intessute e la batteria è degna per fantasia e precisione; non avrei mai creduto che un gruppo Death Metal potesse creare nove minuti di pura estasi musicale, in cui è impossibile annoiarsi.

“Moments Of Deep Sadness” si apre in chiave acustica e tastieristica e possiamo annotare una certa vena progressiva al suo interno (ma possiamo trovarla comunque anche nella struttura dei brani), in cui la tecnica è messa al servizio della musica, per materializzare emozioni. I momenti esaltanti continuano perennemente nello scambiarsi dei ruoli fra gli strumenti, che aprono scenari su cui la rabbia di Michele può sfogarsi continuamente, in un crescendo continuo. Fantasia, Creatività, Rabbia, Violenza, Delicatezza, in questa tape tutto si riconduce a questi termini di paragone, ed è pura esaltazione per chi ama queste sonorità.

Per chi ha la fortuna di possederla, la seconda versione della tape ci regala un ottima canzone acustica, in cui chitarra e tastiera si sposano su un tessuto che potrebbe riportare alla mente i migliori Therion di “Theli”, un brano struggente e suggestivo, su cui i nostri ci dimostrano per l’ennesima volta cosa significhi suonare con l’anima.

Se non fosse per alcune ingenuita’ nelle brevi parti vocali pulite, potrei dire che questo è il lavoro definitivo per il Symphonic Death Metal!

Mi inchino davanti ai Soul Grind, che ci regalano attimi di bellezza struggente!

Una cassetta Demo da avere a tutti i costi!!!

Akh

At The Gates – With The Pantheons Blind (Digital ep Century Media Records 2019e.v.)

1. Daggers Of Black Haze 04:47 
2. The Chasm 03:21 
3. A Labyrinth Of Tombs 03:32 
4. Raped By The Light Of Christ (2018) 02:57 
5. The Chasm (Demo Version) 03:21 
6. The Mirror Black 04:38

Durata: 22:36 

Strano mettersi a parlare di questo Ep degli storici svedesi At The Gates; il perché è semplice, questo lavoro è poco più di un semplice estratto dal Full Leight “To Drink from the Night Itself”, con qualche piccola aggiunta giusto per gradire; potremmo quindi pensare che sia l’ennesima operazione commerciale dal poco valore riguardante l’ennesimo combo di punta di una label.

A dir la verità, fin da subito c’è stato qualcosa che ha destato la mia attenzione, sarà perché “To Drink…” non aveva minimamente rispettato le mie aspettative, ed acquistandolo a scatola chiusa questa impressione si è acuita e neanche i ripetuti ascolti sono riusciti a farmi maturare un’opinione differente. Ma qui parlo degli At The Gates, che seguo fin dal loro esordio su Dolores Records; quindi mi è venuto immediatamente lo spunto di riverificarli appena possibile.

Il suono di questo “With The Pantheons Blind”, è pieno, variato e finalmente riesce a dare dimensione alla composizione, cosa che non riuscivo a percepire sul “fratello maggiore” e di cui credo sia la pecca più evidente data questa controprova. “Daggers Of Black Haze” parte robusta dopo un suggestivo intro di piano, risultando una maggiorazione dello stile che usci per quel gran album che fù “Terminal Spirit Disease”. Si in molti spunti questa produzione gli si è riavvicinato, senza mai dimenticarsi di percorrere comunque le nuove linee già intraprese con il più che eccellente “At War With Reality”, questo brano diventa un compendio del nuovo percorso di Tompa e soci.

C’è da dire che forse i nostri amici scandinavi si devono essere accorti che qualcosa nella produzione poteva esser stata toppata, anche perché la scelta delle canzoni è forse la più versatile e varia del lotto ed anche la riproposizione di “Raped By The Light Of Christ” ben si sposa al materiale esposto, dando linfa più energica ad un album (“With Fear I Kiss The Burning Darkness”) che è stato più volte indicato come il vero “flop” del gruppo.

“The Chasm” e “A Labyrinth Of Tombs”, tornano a brillare, le variazioni di volumi, il missaggio e la produzione che finalmente riesce a farmi percepire in maniera più cristallina le varie sfaccettature, le loro parti acustiche, i loro nervosismi. Gli unici che forse hanno mantenuto queste caratteristiche nel panorama M.D.M. della loro area geografica, senza svaccarsi ad essere accessibili e pessimi alfieri di un termine glorioso come: “Death Metal”.

Quindi che dire di questo supporto… per i fans incalliti, non ci sono particolari che possono essere particolamente allettanti, ma almeno ha avuto il merito, di farmi intuire come muovermi per affrontare al meglio “To Drink from the Night Itself”, che magari lavorandoci bene con l’equalizzatore potrebbe regalarmi quelle soddisfazioni che finora non avevo compreso o con cui non ero riuscito ad entrarne in confidenza. 
Per chi si deve avvicinare al nuovo materiale può essere invece una soluzione concentrata delle potenzialità di questi caposaldi della scuola Death Metal di Gotheborg.

Oltre ad una maggiore attenzione da parte degli At The Gates in fase di produzione, in realtà per il prossimo materiale mi aspetto veramente molto come ispirazione, perché non si assolda Jonas Stålhammar già con i seminali Utumno al posto di Anders Björler se non gli si addebita fiducia ed il giusto spazio. 

Mi aspetto novità in futuro, attendendo grandi cose… rimirando abissi labirintici e statue grottesche che ridono follemente a ridosso Ai Cancelli.

Akh

Oranssi Pazuzu – Muukalainen Puhuu – (2009e.v. -Full-length, Violent Journey Records)

1.Korppi 05:31 
2.Danjon Nolla 03:43 
3.Kangastus 1968 04:00 
4.Suuri Pää Taivaasta 06:57 
5.Myöhempien Aikojen Pyhien Teatterin Rukoilijasirkka 03:41 
6.Dub Kuolleen Porton Muistolle 08:12 
7.Muukalainen Puhuu 03:42 
8.Kerettiläinen Vuohi 08:49

Durata:44:35

Oranssi Pazuzu ovvero Pazuzu Arancione tradotto, è una giovane band che si forma nel 2007e.v., proveniente dalle gelide lande della Finlandia.
Al nome Finlandia sono convinto che molti di voi avranno gia drizzato gli orecchi, in maniera piu che azzeccata vi dico fin da subito!

Perche’ i nostri non hanno niente da spartire musicalmente con la scena classica del loro paese, questi sono proiettati avanti, in una loro personalissima dimensione; dove per una volta il termine ” Psychedelic Black Metal” non è solamente uno specchietto per le allodole.

Negli otto pezzi che caratterizzano “Muukalainen Puhuu” il loro album d’esordio, vi troverete immersi nelle profondita’ di un genere che si sposa quasi con l’avanguardia, dove veramente la psichedelia la fa’ da padrone corroborata dalla voce in scream di Jun-His che si dimostra sempre all’altezza della situazione, ma tutto il gruppo merita un plauso per la prova che ci ha sfornato.


Pezzi come “Korppi” e “Myöhempien Aikojen Pyhien Teatterin Rukoilijasirkka” sono gli esempi perfetti di come il BM si possa ottimamente miscelare con altre soluzioni stilistiche, ma è riduttivo dire che sia solo la partenza su cui i nostri pionieri incominciano ad illuminarci una strada fatta da influenze settantiane, accordi allucinati e spietati,break sospesi ed onirici come nel caso dell’ottima “Kangastus 1968”, in cui mi riecheggiano in mente i mai dimenticati Gong.

Un album cosi è pura soddisfazione, perdersi nei meandri di dissonanze fluide ed al contempo acide,dove la pacatezza di certi momenti è solo il riflesso di una percezione che sta avanti a noi, in cui l’intangibilita’ di certi passaggi ci riporta a mente certe sperimentazioni dei Pink Floyd, è un godimento.

Per essere un debutto ci si deve togliere il cappello e fa’ ben augurare per gli sviluppi di questo gruppo, in quanto questo “Muukalainen Puhuu” è Coraggioso, Estroverso, Personale, Unico.

Cosa si puo’ mai chiedere di piu…?

Akh

Hideous Divinity – Sinful Star Necrolatry (Demo 2007e.v. Autoprodotto)

1.Laughing At The Ephemeral Race 05:20 
2.As Flesh Godspelled Pure Hate 04:11

Durata: 09:32

Il progetto Hideous Divinity nasce dalla voglia di suonare di Enrico Schettino (ex Hour Of Penance), anche nel periodo in cui si trasferi’ in Norvegia, coadiuvato alla batteria e alla voce da Mauri “MM Noisetech” Mercurio (Hour Of Penance) e Carlos Mastantuono provenienti dagli ottimi Eyeconoclast (l’album di debutto è spettacolare!); il risultato è avvincente!

Death Metal con le maiuscole, con due brani, ben strutturati,suonati in maniera egregia, ma soprattutto cattiva, dove tutta la creativita’ di Schettino esce lampante, per riffing, atmosfere, arrangiamenti e articolazione dei pezzi.
Sia “Laughing At The Ephemeral Race” che “As Flesh Godspelled Pure Hate” vi faranno drizzare i peli sulla nuca, sia per le parti tecnicamente ineccepibili sia per il feelings che emanano.


Un lavoro certosino da parte di tutti gli elementi, strumenti suonati alla grande e prodotti benissimo, la batteria gira da far paura e la voce di “Synder” si attesta su ottimi livelli.


Un demo da ascoltare, che mi auguro sia solamente da preludio per qualcosa di piu sostanzioso, perche’ se questo è solamente l’antipasto, mi immagino come possa essere la portata intera, un’abbuffata di violenza e tecnica non fine a se stessa!

Alla faccia di chi ancora crede che il bel paese, sia solo mare e pasta.

Akh

IMMUNDUS – Haunted Memories – (cd 2009e.v.)

– Entering the Domain
– The Hall
– Whispering Walls
– Dining Beside An Old Corpse
– From The Depths
– Lured Into The Abysic Maze
– The Descent
– Chains Of Hate
– Dementia
– Escape

Mi accingo a recensire questa realta del Dark Ambient norvegese,ma con radici portoghesi,Immundus.
“Haunted Memories”,questo è il nome del disco,è un lavoro che premia il lato piu melodico e sinistro di certo Dark Ambient.


Fin dall’inizio,una certa aura di decadenza e melanconia vi abbraccera’,il sartiame che si ode, ci fa’ intendere immediatamente che questo vascello(che è la nostra vita),sia in uno stato di abbandono e desolazione,senza precedenti.


Tutte le melodie,portano alla mente un unico segnale di polverosa assenza d’anima ed orrore,verso una Creazione oramai vuota e priva di stimoli,se non di vecchi ricordi,che ingrigiti e sfibrati,divengono acidi e tetri.
Atmosfere lugubri e dilatate,vengono a tratti illuminati da melodie piu ridenti,ma si percepisce,che in realta’ siano solamente riflessi beffardi,come si potrebbe trovare beffardo il senso di vita,proveniente da entita ectoplasmatiche.


Tutto in questo lavoro gira attorno a questa volonta di rivivere,esperienze che ormai sono polvere e se il percorso fatto, sembrera’ portarvi in abissi plumbei,dove i vostri ricordi,saranno i vostri incubi,dove voi stessi dubiterete della vostra stessa presenza,sappiate che è cosi che deve esser percepito.


Anche la conclusione di questo disco,parla di giovane vita,che ridendo beffeggia lo stato di morte che grava tutto attorno,ma anche stavolta tutto è illusione,tutto torna ad uno stato velato di impalpabilita,dove fuga non esiste.

Un album elegante e raffinato,apprezzabile anche da chi il Dark Ambient,non lo frequenta sovente…

Akh

Behexen – From The Devil’s Chalice – (2009e.v – Woodcut Records)

Primo 7″:
Canto I – Invocation Of Zabulus 05.04
Canto II – Melancholic Remembrances Of Dark Times 05.18

Secondo 7″:
Canto III – From The Devil’s Chalice 04.52
Canto IV – Void… 04.51

Terzo 7″:
Canto V – Holy Foul 05.08
Canto VI – Canticle (For Ye Lord) 05.10

Durata:30.03

Ritornano i finlandesi Behexen e ritornano con una versione formato digitale, che attendevo da tempo; infatti si tratta della riproposizione del box set in 3 7″ “From The Devil’s Chalice” del 2008e.v., che tanto mi aveva impressionato (mentre “My Soul For His Glory” mi aveva un po’ amareggiato,non per la scarsa qualita’,ma in quanto trovavo un po’ persa la loro caratteristica peculiare ossia la ritualizzazione della loro proposta).

Qui i nostri si prendono nuovamente il trono di band totalmente ortodossa ed evocativa che da sempre li ha contraddistinti, come non rimanere affascinati dalle miscele sonore in cui ferali e sulfuree melodie si uniscono alla perdizione di un culto vivo, pulsante e magniloquente.
L’iniziale “Invocation Of Zabulus” è un esempio di oscurita’ musicale, misto ad aggressiva devozione, il tutto pero’ ben bilanciato fino all’ingresso di un coro in cui è impossibile non chinare la testa in segno di omaggio alla forma demoniaca.


Tutto il cd si protrae alternando ritmiche veloci ma non sparate,in cui il B.M. dei Behexen fa valere tutta la sua forza caratteriale,formata da una gusto per l’omaggiare il lato spirituale piu nero, cosa che non potra’ che far godere le vostre orecchie e le vostre anime.
Melodie laceranti e sofferte si profonderanno in tutti e 6 i pezzi in questione senza mai il minimo calo, “Melancholic Remembrances Of Dark Times” e “Void…” ne sono alcuni esempi, ma ogni brano vive di luce propria, ogni singola nota è un ovazione al maligno ed al suo credo, un omaggio alle forze delle tenebre,
ed alle pulsioni piu intime degli istinti umani come ben viene evidenziato nella conclusiva “Canticle (For Ye Lord)”.

Un ottimo rientro di cui non posso far altro che segnalarne la bontà, in tempi in cui l’originalita’ e la personalita’ nel B.M. vanno cercate con il lanternino,in cui il cuore dei Behexen si staglia fulgidamente scuro, sopra la melma stagnante.

Akh

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