1 – Fear Inoculum – 10:20
2 – Pneuma – 11:53
3 – Invincible – 12:44
4 – Descending – 13:37
5 – Culling Voices – 10:05
6 – Chocolate Chip Trip – 4:48
7 – 7empest – 15:43
8 – Recusant Ad Infinitum (Video) – 6:44
Durata: 79.10 (CD)
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1 – Fear Inoculum – 10:20
2 – Pneuma – 11:53
3 – Litanie Contre La Peur – 2:14
4 – Invincible – 12:44
5 – Legion Inoculant – 3:09
6 – Descending – 13:37
7 – Culling Voices – 10:05
8 – Chocolate Chip Trip – 4:48
9 – 7empest – 15:43
10 – Mockingbeat – 2:05
Durata: 86.38

Alcuni lo hanno definito l’evento dell’anno, altri sono volati ancora più in alto chiamandolo l’album del secolo, ma il rock può dare alla testa, si sa… Una cosa è certa, tutti, ma proprio tutti, attendevano con trepidazione l’uscita del nuovo album dei Tool. Gli ci sono voluti ben 13 anni per incontrare le loro aspettative, perché i ragazzacci dovevano dare un seguito a capolavori quali Lateralus e 10000 Days e non era facile…
Decine di pezzi scartati, ore di musica scritta e riscritta, il maniacale processo creativo di Adam Jones, chitarrista e trascinatore della band, che sembrava aver logorato nel tempo la sanità mentale dei suoi compagni, un Maynard sempre più enologo e sempre meno cantante (anche se quest’anno si è concesso addirittura due album con Tool e A perfect Circle), insomma una gestazione che potrebbe ricordare un poema epico, perché è solo rock’n’roll, but I like it…
E poi eccolo il giorno del giudizio, quel 30 agosto scorso che ha visto alla luce, con tanto di effetti speciali e colori ultravivaci (vedi boxset special edition), questi quasi 80 minuti (ma sono 86 con le tracce scaricabili a parte) di oscuro viaggio onirico, che non molto si discosta dai suoi precedenti, e a me va più che bene…
Già all’indomani dell’atteso evento si sono riversate in rete le recensioni dei grandi appassionati. Ne ho lette alcune e non ho potuto fare a meno di pensare: ma come, questi ci mettono tredici anni a fare un disco e voi lo giudicate in un giorno, dopo appena un paio di ascolti? E no, ma come si fa? Per questo motivo io ne ho fatti passare 13 di giorni (uno per anno) e durante questo periodo me lo sono sparato in continuazione… ed è stato un qualcosa di sublime, ascolto dopo ascolto.
Si, è un disco fatto più con la testa che con la pancia, ma chissenefrega! Il lavoro di Carey alla batteria e percussioni è semplicemente strepitoso. Pare quasi che la tavola sia stata apparecchiata solo per lui. La voce di Maynard sembra aver raggiunto la completa maturazione, e già lo sentiva in Eat the Elephant. I riff fanno riecheggiare le antiche litanie della band, facendo gridare all’auto-plagio, ma di nuovo… chissenefrega!!! Questi sono i Tool, e sono qui per farci viaggiare nelle ombre del nostro inconscio. Chiudete gli occhi allora, e lasciatevi andare…
Delle sei tracce dal minutaggio a due cifre rimangono attaccate sulla pelle Pneuma e Tempest, perché la loro componente ipnotica è davvero tanta roba. Non è un caso che mi sono rimaste in testa anche di notte, nel mio letto, al cospetto dell’oscurità…
Se proprio devo essere critico, lo sarò solo sulla scelta di mettere sul mercato solo la versione special edition che costa una sassata (si va da 79 a 139 euro!!) quando a me basterebbe un cd facile facile da un ventino… che mi auguro uscirà presto 🙂
GM Willo









